Gradoli – Minacciata dai genitori di Paolo Esposito e dal suo avvocato Mario Rosati. Ma da quanto riferito ieri mattina in aula, non sembrerebbe.
Ha testimoniato ieri Angela Poscia, assistente sociale chiamata a deporre in aula insieme a un paio di colleghe nel processo all’avvocato Mario Rosati, al suo assistito Paolo Esposito e ai genitori Enrico Esposito e Maria Lorenzini, difesi tutti da Enrico Valentini.
Le accuse sono resistenza a pubblico ufficiale, minacce e favoreggiamento. Una costola del processo Gradoli: per il duplice omicidio della sua compagna Tatiana Ceoban e della figlia di lei, la 13enne Elena, Esposito è già stato condannato in via definitiva all’ergastolo. Questa è solo in parte un’altra storia, perché affonda comunque le radici nel giallo di Gradoli.
In particolare, Rosati – e solo lui, perché è l’unico che risponde di favoreggiamento – avrebbe cercato di volgere la deposizione di un fioraio in favore di Esposito, principale indagato per la scomparsa di Elena e Tania a partire dal 2009. Le altre accuse, spalmate su tutti gli imputati, riguardano, invece, i colloqui con le assistenti sociali. Specialmente Angela Poscia, vittima di presunte minacce. Ma ieri mattina, sia lei che le altre due sue colleghe avrebbero notevolmente affievolito la portata delle accuse.
Stando alle testimonianze raccolte, il gesto di tirare i capelli all’assistente sociale sarebbe stato solo mimato dalla madre di Esposito, a ricordare di quando gli era stata portata via la nipotina di 6 anni, affidata alla nonna materna. Lo stesso, per il coltello tenuto in mano dalla signora Maria, che doveva servire semplicemente per tagliare una torta gelato. Nessun intento intimidatorio, nell’impugnarlo.
Il processo continua a luglio.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY