Gradoli – Potrebbero essere riesumate le salme degli anziani ospiti di una casa di cura, morti tra il 2009 e il 2010.
Lo chiedono gli avvocati Remigio Sicilia e Sergio Finetti, difensori di quattro imputati su cinque: Franco Brillo, ex gestore del “Fiordaliso sas” di Gradoli, i figli Maurizio e Federico e il medico Ugo Gioiosi. Davanti al gup del tribunale di Viterbo Salvatore Fanti è finita anche la neuropsichiatra Lucia Chiocchi che, per ora, ha chiesto di poter esaminare un certificato medico che il pm Franco Pacifici voleva acquisire ieri. Da qui, il rinvio dell’udienza ad aprile.
La vicenda è già vecchia di sei anni. Tra il 2009 e il 2010 sono otto gli anziani ospiti della “Fiordaliso sas” che muoiono. Quei decessi sospetti furono al centro di articolate indagini dei Nas.
La procura ha ipotizzato somministrazione di farmaci scaduti, falso sui certificati medici che attestavano che gli anziani erano autosufficienti. Ma soprattutto, l’abbandono di incapaci, aggravato dalla loro morte.
Per Brillo le manette scattano nel 2010. E’ solo l’inizio di un’inchiesta che si allarga, poi, agli altri quattro imputati attuali.
Ieri mattina, le difese hanno riproposto la loro richiesta, già avanzata alla prima udienza: rito abbreviato – e quindi sconto di un terzo della pena in caso di condanna – per i Brillo e Gioiosi, ma solo riesumando le salme degli anziani morti sei anni fa. Se il giudice respingerà la richiesta e rinvierà a giudizio, il processo sarà in Corte d’Assise, per la gravità delle accuse. In un altro caso analogo e più recente il tribunale ha autorizzato la riesumazione delle salme: quello degli anziani maltrattati a Nepi alla “Serena Senectus”. I carabinieri – Nas, anche in questo caso – la chiamarono “Operazione barbarie”: alla “Serena Senectus” gli anziani venivano insultati, strattonati e legati mani e piedi durante i pasti per immobilizzarli.
Nelle carte dell’inchiesta sul “Fiordaliso sas”, si parla di una “struttura non solo priva di autorizzazione, ma carente sotto il profilo organizzativo e del personale qualificato”. Per il pm Pacifici, “Il Fiordaliso” era una Rsa abusiva, con assistenza sanitaria assente, rispetto alle gravissime patologie degli anziani, locale e personale inadeguato, vitto e riscaldamento insufficienti.
Ai gestori della casa di cura si contesta di non aver rispettato le ordinanze del sindaco di Gradoli, che disponeva l’immediata sospensione dell’attività. E persino l’appropriazione indebita, per le deleghe a prelevare denaro dai conti correnti degli anziani. Più di 21mila euro sarebbero spariti dai loro risparmi tra il 2009 e il 2010.
Tra tutti i parenti delle vittime, si parla di più di trenta parti offese.
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