Gradoli – Casa di riposo “Il fiordaliso” di Gradoli, le difese hanno accolto con stupore la notizia del ricorso in appello della procura contro l’assoluzione del gestore Franco Brillo e dei due medici Ugo Gioiosi e Lucia Chiocchi.
“Non era un ospizio lager, giusta l’assoluzione della corte d’assise”, dicono gli avvocati Enrico Valentini e Samuele De Santis, difendendo la bontà della sentenza della corte d’assise di Viterbo.
A distanza di quasi un decennio dalla morte sospetta di tredici anziani ospiti del presunto ospizio lager sul lago di Bolsena – frequentato tra il 2009 e il 2010 da pazienti sia laziali che toscani, anziani e psichiatrici – Brillo, Gioiosi e Chiocchi sono stati assolti dalla corte d’assise il 12 luglio. E adesso il pm Franco Pacifici ha presentato ricorso in appello per ottenerne la condanna per abbandono di incapaci in concorso, aggravato dalla morte.
“Diciamo che siamo un po’ stupiti dall’appello del pm – commenta l’avvocato Enrico Valentini – perché la sentenza della corte d’assise ci è sembrata precisa e esaustiva rispetto alle risultanze emerse durante il dibattimento. Evidente il sostituto procuratore è convinto, ma anche noi siamo convinti della bontà delle nostre difese. Per noi la sentenza è giusta, ma saremo costretti a precisare le nostre posizioni. Ciò che lascia il segno è la bontà delle assoluzioni”.
“La sentenza della corte d’assise di Viterbo è stata giusta e lapidaria, non ci sono profili, né sul fatto, né sul diritto, che giustifichino un appello, ma d’altronde ognuno esercita la sua funzione legittimamente”, aggiunge il collega Samuele De Santis.
Alla sbarra, oltre a Brillo e ai due medici della Ssl di Orvieto e Siena, anche i due figli del gestore del Fiordaliso. Per uno la corte d’assise ha emesso il non luogo a procedere per prescrizione. L’altro, Federico, è stato condannato con il padre Franco a un anno per la presunta appropriazione indebita di denaro dai conti di alcuni ospiti.
Con l’occasione Valentini e De Santis annunciano anche loro appello: “Abbiamo fatto ricorso, perché secondo queste difese non c’è stata alcuna appropriazione indebita, ma solo gestione del denaro su richiesta degli stessi ospiti della struttura”.
Silvana Cortignani
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