Gradoli – Ospizio lager, la procura ricorre in appello contro le assoluzioni del gestore Franco Brillo e dei due medici Ugo Gioiosi e Lucia Chiocchi.
Sono passati poco più di quattro mesi da quando, lo scorso 12 luglio, la corte d’assise presieduta dal giudice Silvia Mattei ha assolto il gestore della casa di riposo “Il fiordaliso” di Gradoli e i due medici imputati di abbandono di incapaci aggravato dalla morte di 13 ospiti della struttura ricavata in un ex albergo con vista mozzafiato sul lago di Bolsena.
Un colpo per le otto parti civili, tutti familiari di pazienti deceduti. E anche per il pm Franco Pacifici che, convinto della colpevolezza, per il titolare Franco Brillo (finito per un periodo agli arresti domiciliari otto anni fa) e il medico di base orvietano Ugo Gioiosi aveva chiesto sei anni e mezzo. Cinque anni e due mesi per la neuropsichiatria senese Lucia Chiocchi.
Solo per i due figli di Brillo, la procura aveva chiesto il non luogo a procedere per prescrizione, anche se poi uno, Federico, è stato condannato con il padre Franco a un anno per la presunta appropriazione indebita di denaro dai conti di alcuni ospiti.
La sentenza è giunta al termine di un processo fiume: 25 udienze in due anni e mezzo più altre tre davanti al giudice per le indagini preliminari, decine di testimoni sentiti, fior di periti, richieste poi rigettate di riesumazione delle salme delle presunte vittime. L’ultima udienza, iniziata alle ore 9 del mattino, è durata oltre sette ore tra difese e repliche. A seguire cinque ore, infinite, di camera di consiglio.
Nessuna prova, per le difese, del nesso tra il presunto abbandono e la morte. Nessuna evidenza scientifica nemmeno dalle perizie del professor Massimo Lancia per la procura e della dottoressa Maria Rosaria Aromatario per il tribunale.
Ma il sostituto procuratore Pacifici non arretra di un millimetro. “Il perito Aromatario – scrive nel ricorso – nella consulenza rileva che nella struttura erano stati accolti soggetti in condizioni precarie, con piaghe da decubito, in stato di denutrizione fino alla cachessia, segni di disidratazione e scompensi organici con compromissione dello stato neurologico e segni di traumi”.
Ricorda come siano state le stesse testimonianze rese dai congiunti a far emergere chiaramente come al Fiordaliso venissero accolti ospiti con gravi patologie, necessitanti di cure mediche, per i quali sarebbe stato necessario il ricovero in struture ospedaliere.
“L’assistenza riservata ai pazienti nel corso della loro permanenza all’interno della struttura di Gradoli non era adeguata alle loro esigenze cliniche e terapeutiche e non era idonea a fronteggiare le necessità sanitarie dei pazienti- sostiene la procura – i soggetti anziani e portatori di plurime patologie organiche avrebbero dovuto essere assistiti precocemente con un programma di assistenza medico-infermieristica continuativa e di riabilitazione fisioterapica per ostacolare sia l’ipomobilità, sia l’insorgenza di plurime lesioni da decubito avanzate, sia lo stato di malnutrizione e cachessia”.
“E’ lecito ritenere – prosegue il pm Pacifici – che non siano stati sottoposti a un’assistenza medico-sanitaria idonea al loro stato di salute. Tale inadeguatezza ha quantomeno impedito ai pazienti stessi di controllare dal punto di vista terapeutico la progressione delle loro patologie di base, che sono peggiorate in modo indisturbato, e l’insorgenza di altre alterazioni patologiche che sinergicamente con le prime li hanno condotti al decesso”.
Una struttura, “Il fiordaliso”, nata per ospitare persone autosufficienti, ma che in realtà avrebbe operato come una Rsa, senza averne i requisiti, tanto che il Comune di Gradoli, tra il 2009 e il 2010, ne ordinò per ben due volte inutilmente la chiusura.
Silvana Cortignani
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY