Gradoli – Casa di riposo lager, nuova udienza in corte d’assise.
Sfilano i testimoni per il processo agli ex gestori della “Fiordaliso sas” di Gradoli e a due medici, finiti alla sbarra dopo la morte di tredici pazienti nella casa di riposo lager del comune della Tuscia.
Ieri sono stati ascoltati due carabinieri del Nas di Viterbo e un medico della Asl. In aula raccontano le ispezioni svolte tra il 2009 e il 2010.
I militari parlano di “medicinali, sia compresse che fiale, chiuse a chiave in una stanza al primo piano della struttura. Nella camera, a cui potevano accendere solo i gestori, sono stati trovati e sequestrati farmaci scaduti mischiati a quelli idonei alla somministrazione”.
La procura ha ipotizzato la somministrazione di farmaci scaduti, ma anche falso sui certificati che attestavano che gli anziani erano autosufficienti e soprattutto l’abbandono di incapaci, aggravato dalla loro morte.
Solo tra il 2009 e il 2010, sono otto gli anziani ospiti della “Fiordaliso” che muoiono. Quei decessi sospetti diventano il punto di partenza delle indagini dei Nas.
In aula, i carabinieri descrivono la casa di riposo: “Nata da una preesistente struttura alberghiera – dicono davanti alla corte presieduta dal giudice Silvia Mattei, al latere Rita Cialoni -, era suddivisa in sedici camere, tutte con il bagno singolo, e trenta posti letto. Gli ospiti erano una ventina”.
Nelle carte dell’inchiesta, si parla di una “struttura non solo priva di autorizzazione, ma carente sotto il profilo organizzativo e del personale qualificato”. Per il pm Franco Pacifici, “Il Fiordaliso” era una Rsa abusiva, con assistenza sanitaria assente, rispetto alle gravissime patologie degli anziani, locale e personale inadeguato, vitto e riscaldamento insufficienti. In pratica, una casa di riposo lager o quasi.
“La struttura non aveva i requisiti di casa di riposo – sottolineano i Nas -. Le inadempienze erano molteplici, ma nonostante le visite ispettive i pazienti continuavano ad aumentare. Nemmeno il personale era idoneo, non poteva prestare neppure l’assistenza igienica”.
Gli ex gestori rispondono anche di appropriazione indebita per i 21mila euro di risparmi degli anziani spariti. “Le somme prelevate dai conti corrente dei pazienti – spiegano i carabinieri – sono risultate superiori a quella previste e dovute”. Il pm Pacifici contesta anche l’inosservanza delle ordinanze di chiusura della struttura da parte del sindaco di Gradoli.
A giudizio sono finiti in cinque: oltre agli ex gestori, Franco Brillo e i figli Federico e Maurizio, anche la neuropsichiatra Lucia Chiocchi e il medico di base Ugo Gioiosi. Tra un mese la prossima udienza, con l’ascolto di altri nove testimoni della pubblica accusa.
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