Gradoli – Doveva iniziare ieri il processo in Corte d’Assise per la morte dei 13 anziani ospiti della “Fiordaliso Sas” a Gradoli.
Nulla di fatto: l’avvocato Remigio Sicilia, difensore fin dalla prima ora degli ex gestori della casa di riposo, ha rinunciato al mandato. Al suo posto, a difendere Franco Brillo e i figli Federico e Maurizio, l’avvocato Enrico Valentini, un habitué dei processi davanti alla Corte d’Assise viterbese, dal giallo di Gradoli all’omicidio Rizzello.
Quello della “Fiordaliso Sas” è un nuovo giallo di Gradoli, ma stavolta gli “amanti diabolici” non c’entrano: l’accusa è abbandono aggravato di incapace, da cui sarebbe derivata la morte degli anziani ospiti della struttura.
Gli ex gestori rispondono anche di appropriazione indebita per i 21mila euro di risparmi degli anziani spariti. Il pm Franco Pacifici contesta anche l’inosservanza delle ordinanze di chiusura della struttura da parte del sindaco di Gradoli.
Valentini ha chiesto del tempo per studiare le carte. Il presidente Eugenio Turco e il giudice a latere Silvia Mattei hanno rinviato l’inizio del processo a febbraio.
Solo tra il 2009 e il 2010 sono otto gli anziani ospiti della “Fiordaliso sas” che muoiono. Quei decessi sospetti diventano il punto di partenza delle articolate indagini dei Nas.
La procura ha ipotizzato somministrazione di farmaci scaduti, falso sui certificati medici che attestavano che gli anziani erano autosufficienti. Ma soprattutto, l’abbandono di incapaci, aggravato dalla loro morte.
Per Brillo le manette scattano nel 2010. E’ solo l’inizio di un’inchiesta che si allarga, poi, agli altri quattro imputati attuali.
Nelle carte dell’inchiesta sulla “Fiordaliso sas”, si parla di una “struttura non solo priva di autorizzazione, ma carente sotto il profilo organizzativo e del personale qualificato”. Per il pm Pacifici, “Il Fiordaliso” era una Rsa abusiva, con assistenza sanitaria assente, rispetto alle gravissime patologie degli anziani, locale e personale inadeguato, vitto e riscaldamento insufficienti. In pratica, una casa di riposo lager o quasi.
A giudizio sono finiti in cinque: oltre agli ex gestori, anche la neuropsichiatra Lucia Chiocchi e il medico di base Ugo Gioiosi. Tra tutti i parenti delle vittime, si parla di più di trenta parti offese. Almeno sette pronti a costituirsi parte civile.
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