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Droga - Torna a parlare la moglie del dj arrestato insieme al comandante dei carabinieri di Grotte di Castro

“Ci hanno massacrato, ora basta”

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Il comandante dei carabinieri di Grotte Angelo Benfante e il fratello Enzo

Il comandante dei carabinieri di Grotte Angelo Benfante e il fratello Enzo

Enzo Benfante

Enzo Benfante

Il maresciallo Angelo Benfante

Il maresciallo Angelo Benfante

– “Ci hanno massacrato per 15 giorni, ora basta”.

A sbottare, stanca di un comportamento secondo lei ingiusto e sbagliato, è di nuovo la moglie di Enzo Benfante, il dj arrestato insieme al fratello, il maresciallo Angelo Benfante, per coltivazione di canapa indica.

“Ora basta – ripete Chiara Crisanti, moglie di Enzo – non ne posso davvero più. Ho dei figli minorenni che sono sempre stati fieri del loro padre, una persona assolutamente perbene. Da quando è iniziata questa storia lo stanno descrivendo come il peggiore degli spacciatori e invece non è così. Non voglio che i miei figli vivano tutto questo. Noi siamo una famiglia di lavoratori e di persone rispettabili”.

Destinatario dello sfogo di Chiara Crisanti è l’avvocato Di Silvio, legale di suo cognato, il maresciallo Angelo Benfante. “L’avvocato – sostiene Chiara – ha rilasciato delle dichiarazioni che non condivido affatto. Ha detto che le piantine sarebbero state innaffiate da un impianto di irrigazione durante i 15 giorni in cui noi eravamo in vacanza. Non è affatto vero. I tubi dell’impianto erano a terra e non funzionanti. Qualcun altro, quindi, si è occupato dell’irrigazione, non certo noi che non c’eravamo”.

Chiara Crisanti ci tiene poi a precisare di aver fatto ricorso alla stampa per queste dichiarazioni solo perché l’avvocato Di Silvio si sarebbe rifiutato di parlarle. “Avrei preferito chiarire queste questioni direttamente con lui – continua – ma non mi risponde al telefono e non riesco a contattarlo in nessun modo. Quindi sono costretta a rispondergli anche io a mezzo stampa”.

Il racconto di Chiara torna poi al giorno dell’arresto dei fratelli Benfante. “Ricordo benissimo quei momenti – aggiunge -. Quando ci chiamarono i carabinieri eravamo seduti a un tavolo io, mio marito Enzo, mio cognato Angelo e l’avvocato Di Silvio. Io in quel caso chiesi a mio marito cos’era questa storia della droga e lui mi rispose che aveva solo aiutato suo fratello (Angelo ndr) a montare l’impianto elettrico, perché aveva dei problemi di soldi”.

Insomma Chiara ci tiene a sottolineare che suo marito è una brava persona e che anche moltissimi conoscenti continuano ad avere stima di tutta la loro famiglia, nonostante ciò che è stato pubblicato negli ultimi giorni. “Vorrei ringraziare chi ci sta vicino ogni giorno – conclude Chiara -, persone che sanno benissimo come stanno le cose e non dubitano della nostra rispettabilità”.


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3 settembre, 2011

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