Grotte di Castro – (sil.co.) – Maresciallo accusato di scaldarsi a spese della caserma tramite un bypass, la moglie conferma la versione dell’ex comandante della stazione dei carabinieri di Grotte di Castro e cioè che dal 2008 non usavano più il gas per riscaldarsi, bensì una potente stufa a legna, buona per 120 metri quadri.
“In cucina utilizzavamo la bombola e per lavarci lo scaldabagno”, ha detto la donna, penultima testimone citata dal difensore Angelo Di Silvio. Il prossimo 7 giugno sarà sentito l’ultimo teste, ovvero il legnaiolo che riforniva di “combustibile” la famiglia, quindi lo stesso giorno sono previste discussione e sentenza.
Sono le ultime battute del processo a Angelo Benfante, chiamato a rispondere di peculato davanti al collegio del tribunale di Viterbo.
La caserma dei carabinieri di Grotte di Castro – Nel riquadro: L’ex comandante Angelo Benfante
Angelo Benfante è l’ex militare arrestato col fratello per droga ad agosto 2011 e che ha poi lasciato il successivo 3 dicembre l’alloggio, rimasto vuoto fino a febbraio 2013, in quanto il sottotetto era stato posto sotto sequestro in seguito al ritrovamento di una serra di marijuana, per cui è stato assolto in orimo grado e condannato a due anni e mezzo in via definitiva dalla cassazione il primo febbraio 2017.
Il bypass fu scoperto nove anni fa, al subentro del successore nell’appartamento, ma nessun teste ha visto l’imputato realizzarlo.
Il pubblico ministero Paola Conti, durante l’udienza di ieri, ha in compenso ricordato alla moglie di Benfante che secondo altri testi sentiti nel corso del processo la stufa a legno giaceva da tempo inutilizzata nel garage condominiale degli alloggi della caserma, così come erano stati smantellati i tubi installati nell’abitazione per portare il calore nelle camere da letto.
“Non è vero”, ha replicato la testimone, secondo cui le bollette a zero si giustificano col fatto che, nonostante l’utenza fosse rimasta attiva, non c’erano più consumi. Relativamente alle poche bollette con consumi, invece, la teste ha detto che si trattava solo delle periodiche stime presunte. Tutto sarebbe partito proprio dagli scarsi consumi registrati dall’Enel presso l’abitazione di servizio nel biennio 2010-2011.
Relativamente alla famosa “scatola” in cortile, sotto la quale è stato rinvenuto il bypass, ha invece spiegato: “Era una copertura, per evitare che il nostro cane di razza Rottweiler facesse danni mordendo i tubi di rame dell’impianto”.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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