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Tribunale - Imputato l'ex comandante della stazione di Grotte di Castro - Nel 2011 fu arrestato per una serra di marijuana nel sottotetto

Bypass per scaldarsi a spese della caserma, salta processo a ex maresciallo

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Grotte di Castro – (sil.co.) – Bypass per scaldarsi a spese dello stato, slitta all’anno prossimo la sentenza.

Lo scorso 6 aprile è stata ascoltata in aula la versione dell’ex comandante della stazione di Grotte di Castro accusato di peculato in quanto si sarebbe attaccato al gas della caserma. “Io usavo il gas solo per cucinare – ha spiegato  – per scaldare l’appartamento e per l’acqua calda avevo comprato una stufa a legna”, ha riferito al collegio l’ex maresciallo Angelo Benfante. 

Ieri avrebbero dovuto essere sentiti tre testimoni della difesa, per poi procedere con la discussione, ma a causa della diversa composizione del collegio l’udienza è saltata e il processo è stato rinviato all’anno prossimo. 

Nel 2011 fu arrestato col fratello per una serra di marijuana nel sottotetto. I guai giudiziari per lui non sono ancora finiti a distanza di dieci anni. 


Il maresciallo Angelo Benfante

Il maresciallo Angelo Benfante


L’ex militare, arrestato per droga ad agosto 2011, ha lasciato l’alloggio il successivo 3 dicembre. L’abitazione adiacente alla caserma rimase però vuota fino a febbraio 2013, in quanto il sottotetto era stato posto sotto sequestro in seguito al ritrovamento di una serra di marijuana. Il bypass fu scoperto otto anni fa, al subentro del successore nell’appartamento. 

Giunto al rush finale, il processo ha subito dunque un brusco stop. Il collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini non ha potuto fare altro che rinviare quella che doveva essere l’ultima udienza, fissando altre due date: il 23 febbraio per i testi del difensore Angelo Di Silvio e il 20 aprile per la discussione. 

Il maresciallo capo era stato arrestato nell’agosto 2011 insieme al fratello. Nella caserma di via Bardiniana furono trovate munizioni, qualche dose di cocaina ed eroina in un cassetto e piantine di marijuana in un vaso. Finì a processo per falso, detenzione di munizioni e coltivazione di stupefacenti.

Assolto in primo grado, l’imputato è stato poi condannato a due anni e mezzo in appello, confermati in via definitiva dalla cassazione il primo febbraio 2017. 


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6 ottobre, 2021

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