Bagnoregio – “Nessun atto di bullismo o di prevaricazione”.
A parlare è l’avvocato Giovanni Labate che difende l’insegnate di 59 anni, allontanata da una scuola media di Bagnoregio per continue vessazioni su un ragazzino.
La professoressa ha ricevuto venerdì da parte del personale di polizia della sezione specializzata nei reati contro i minori della squadra mobile, il provvedimento di interdizione da parte del gip del tribunale di Viterbo Stefano Pepe.
Sempre venerdì, la donna è stata interrogata. Il colloquio davanti al giudice, durante il quale, ha contestato ogni tipo di addebito a suo carico, è durato una mezz’ora.
“L’insegnate – dice il legale Labate – ha negato qualsiasi atto di bullismo o prevaricazione. Il ragazzino ha seri problemi di disciplina, tanto che l’intero corpo docenti ha deciso di mettergli 6 in condotta per questo primo quadrimestre. Sulla base di ciò, chiederemo degli approfondimenti per chiarire la situazione”.
La professoressa aveva già pensato al trasferimento. “Appresa la notizia del provvedimento, qualche giorno prima della notifica, l’insegnante aveva chiesto il trasferimento. Non essendoci più un rapporto sereno in classe, voleva evitare ulteriori turbamenti o situazioni spiacevoli”.
La difesa valuta la strategia. “Decideremo nei prossimi giorni – conclude Labate – se presentare appello al provvedimento di sospensione”.
La richiesta di interdizione, ossia di sospensione dal lavoro, viene dal pm Paola Conti, titolare del fascicolo aperto dopo la segnalazione dei due genitori, che avevano notato da qualche tempo uno strano malessere nel figlio.
Secondo la denuncia dei genitori, sporta nei primi giorni del mese di febbraio in questura, il ragazzino sarebbe stato preso di mira dalla professoressa che, in più occasioni, lo avrebbe insultato e deriso, incoraggiando un atteggiamento a lui ostile da parte dell’intera classe.
In un caso, stando alle indagini, la professoressa avrebbe incaricato due compagni più robusti di prenderlo di peso e portarlo fuori dall’aula. E ancora, lo avrebbe fatto sedere su una sedia per poi dargli a turno schiaffi o colpirlo con il righello.
Secondo alcune testimonianze, gli investigatori hanno appreso che l’insegnante si rivolgeva al ragazzo con insulti come “deficiente” o “puzzi” e altre frasi irripetibili.
In base alla denuncia, un’altra volta ancora, l’insegnante avrebbe incoraggiato una specie di ‘processo’ al ragazzino, immobilizzato su una sedia e sbeffeggiato a turno dai compagni di classe.
Il sentore che qualcosa non andasse, si è anche diffuso tra i ragazzi, partecipando a una lezione di catechismo incentrata sul bullismo. Stando agli accertamenti, mentre veniva spiegato come riconoscere ed evitare certi comportamenti, avrebbero affermato: “E’ quello che ci dice di fare la prof”.
I genitori avrebbero deciso di scrivere una lettera al dirigente scolastico, e lei non avrebbe esistato a promettere di farla pagare ai loro figli.
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