Bagnoregio – (sil.co.) – Prof bulla, ennesimo rinvio del processo alla docente di italiano della scuola media di Bagnoregio rinviata a giudizio quattro anni fa per presunti maltrattamenti in classe a un alunno tredicenne cui avrebbe dato ripetutamente dello stupido davanti a tutti i compagni.
Nel frattempo sono trascorsi sei anni dalla denuncia dei genitori dell’allora minore, risalente al 2016 i quali, dopo essersi costituiti parte civile a caldo, hanno rinunciato a essere parte attiva nel processo.
Lo scorso primo marzo l’udienza in programma è stata rinviata al 21 giugno per sentire ulteriori quattro testi della difesa, mentre le presunte vittime sono diventate nel frattempo tutte maggiorenni.
Intanto, nelle precedenti udienze, è stato già ascoltato in aula il personale docente e scolastico, che ha escluso qualsiasi comportamento abusivo da parte dell’imputata, Giuseppina Castellani, difesa dall’avvocato Giovanni Labate.
L’insegnante, a febbraio 2016, fu denunciata dai genitori dell’adolescente allertati da due catechiste e pochi giorni dopo sospesa dal servizio. Durante una lezione sul bullismo, gli stessi studenti avrebbero riferito le condotte della docente. A far scattare l’allarme sono stati quindi i minori presunte vittime dell’imputata.
Martedì, a causa ancora una volta dell’assegnazione a un nuovo giudice, l’ascolto dei testi ha subito un ulteriore rinvio, alla data che era stata già fissata del 23 marzo 2023, fra ben 9 mesi, quando di anni dai fatti ne saranno passati sette.
Umiliato davanti all’intera classe
La professoressa di italiano, secondo l’accusa,gli avrebbe dato dello “stupido”. Siccome lui si rifiutava, lo avrebbe fatto buttare fuori dalla classe dai tre compagni più robusti. Avrebbe invitato gli altri a a colpirlo con un righello, “così impari”.
Gli avrebbe detto “basso” con l’intenzione di offenderlo, per via della non elevata statura: “Tu le prenderai sempre, perché sei piccolo”. E avrebbe calcato ulteriormente la mano sulle sue “debolezze” dicendogli “non ti interrogo, tanto hai il 6 politico”, solo perché, essendogli stata certificata la disgrafia, le sue interrogazioni dovevano essere programmate.
Gli avrebbe detto “puzzi”, quindi gli avrebbe spruzzato addosso dello spray deodorante, sempre davanti ai compagni.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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