Bagnoregio – (sil.co.) – Prof bulla, gli ultimi testimoni della difesa saranno sentiti a distanza di oltre otto anni dalla sospensione della docente per presunti maltrattamenti in classe.
Ennesimo rinvio da record, al prossimo mese di luglio, per il processo all’ex docente di italiano delle scuole medie di Bagnoregio imputata di maltrattamenti aggravati in classe, una sessantenne originaria di Castel Giorgio difesa dall’avvocato Giovanni Labate.
Ha compiuto 20 anni, nel frattempo, la presunta vittima, uno studente all’epoca tredicenne, i cui genitori sporsero denuncia nel 2016.
L’ultima udienza utile risale a marzo 2022, quando furono sentiti i primi testimoni della difesa. L’insegnante, nel febbraio di sette anni fa, fu denunciata dai genitori dell’adolescente allertati da due catechiste e pochi giorni dopo sospesa dal servizio.
Durante una lezione sul bullismo, gli stessi studenti avrebbero riferito le condotte della docente. A far scattare l’allarme sono stati quindi i minori presunte vittime dell’imputata. Ad oggi, il personale docente e scolastico, sentito in aula, ha escluso qualsiasi comportamento abusivo da parte dell’imputata, Giuseppina Castellani.
La professoressa di italiano, secondo l’accusa, gli avrebbe dato dello “stupido”. Siccome lui si rifiutava, lo avrebbe fatto buttare fuori dalla classe dai tre compagni più robusti. Avrebbe invitato gli altri a colpirlo con un righello, “così impari”.
Gli avrebbe detto “basso” con l’intenzione di offenderlo, per via della non elevata statura: “Tu le prenderai sempre, perché sei piccolo”. E avrebbe calcato ulteriormente la mano sulle sue “debolezze” dicendogli “non ti interrogo, tanto hai il 6 politico”, solo perché, essendogli stata certificata la disgrafia, le sue interrogazioni dovevano essere programmate. Gli avrebbe detto “puzzi”, quindi gli avrebbe spruzzato addosso dello spray deodorante, sempre davanti ai compagni.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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