Bagnoregio – “E’ psicologicamente distrutta. Non riesce a credere di ritrovarsi indagata per un reato così grave. In ventott’anni di carriera non aveva mai ricevuto nemmeno una sanzione disciplinare”.
L’avvocato Giovanni Labate difende la professoressa di italiano finita nella bufera mediatica, dopo l’allontanamento dalla scuola media di Bagnoregio dove insegnava.
Il tribunale di Viterbo ha emesso un provvedimento di interdizione: sospensione dal lavoro a tempo indeterminato. Una sospensione che la difesa potrebbe impugnare, ma non è detto che lo farà.
“Siamo in una situazione paradossale – afferma l’avvocato -. Fare appello sarebbe un nostro diritto. Ma è anche vero che, nel caso in cui il tribunale del Riesame ci desse ragione, la mia assistita dovrebbe tornare a insegnare alla scuola di Bagnoregio e in questo momento non ha la giusta serenità per poterlo fare: si è creata un’innegabile situazione di incompatibilità”.
La professoressa è finita nel registro degli indagati per maltrattamenti aggravati dopo la denuncia di due genitori alla squadra mobile: segnalavano il malessere del figlio, in relazione ai comportamenti a loro dire ostili dell’insegnante, accusata di istigare l’intera classe a emarginare il ragazzo, denigrandolo davanti a tutti.
“Lei si ritiene innocente – continua il suo avvocato -, ma tornare in quella scuola adesso significherebbe sentirsi condizionata e aver paura di fare qualunque cosa. Per come la vedo io, è stato fatto troppo clamore troppo presto: l’interdizione è avvenuta a poche settimane dalla denuncia. Le indagini vanno ancora approfondite. Sono stati ascoltati solo i genitori firmatari di una lettera che, peraltro, non riguardava presunti maltrattamenti di alunni da parte dell’insegnante, ma una lamentela generalizzata per i suoi voti troppo bassi. Io direi: ascoltiamo i compagni di classe per capire cosa succedeva davvero in quell’aula”.
L’avvocato Labate è pronto a fare indagini difensive parallele agli accertamenti della procura. La denuncia dei genitori, assistiti dall’avvocato Enrico Valentini, ha messo in moto la sezione reati su minori della squadra mobile, coordinata dal pm Paola Conti. “Vorremmo capire cos’è successo, perché l’anno scorso i rapporti tra la professoressa e il ragazzo erano buoni e, del resto, non avendo mai fatto un’assenza finora, dobbiamo pensare che il ragazzo andasse a scuola volentieri – continua il legale -. A noi risulta che fosse molto indisciplinato, che avesse 6 in condotta, che mangiasse in aula e che fosse continuamente alla ricerca delle attenzioni dei compagni, con i quali amava giocare e scherzare. Che sia stato accerchiato e preso a schiaffi o colpito con i righelli non è mai successo davanti all’insegnante che non nega di averlo a volte mandato fuori dall’aula, ma solo per pochi minuti”.
“Quello che ci auguriamo – conclude Labate – è che non scattino provvedimenti disciplinari prima del tempo, e cioè prima che si concluda la vicenda penale. Il clamore è stato eccessivo. Non vorremmo trovarci con una sentenza già scritta prima del processo”.
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