Viterbo – “La firma scansionata di Gigli serviva solo per le lettere agli utenti”.
E’ quanto ha assicurato ai giudici uno dei dipendenti dell’Ater, ascoltato stamattina insieme ad altri due colleghi e a uno degli agenti di polizia giudiziaria che si è occupato delle indagini successive agli esposti di Angela Birindelli contro l’ex direttore generale degli uffici di via Garbini Ugo Gigli.
Nel processo, l’ingegnera si è costituita parte civile insieme all’ex presidente Gabriela Grassini e all’ente stesso.
Alla sbarra c’è Ugo Gigli che risponde di diffamazione, falso, abuso d’ufficio, calunnia e soppressione di documenti e la direttrice di area tecnica Valentina Fraticelli, accusata solo di abuso d’ufficio.
Tutto gira intorno agli incarichi esterni di Angela Birindelli. Secondo l’accusa Gigli avrebbe nascosto o distrutto le richieste di autorizzazione dell’ingegnera, in seguito licenziata.
“Mi ha accusata di aver copiato e incollato le sue firme per simulare delle autorizzazioni che lui stesso mi aveva concesso” ha dichiarato alla scorsa udienza la Birindelli.
E proprio sulle firme dell’ex direttore si è concentrato l’esame di oggi di uno dei dipendenti dell’ente, testimone del pubblico ministero.
“Lavoro all’Ater da 34 anni – spiega – e mi occupo delle comunicazioni alle utenze. In pratica preparo i plichi che vengono spediti di soliti i primi giorni di gennaio nelle case dei nostri circa cinquemila utenti. All’interno c’è una lettera e i bollettini da pagare. In calce a quella lettera inserivamo la firma scansionata di Gigli, sempre la stessa”.
Una consuetudine che, stando a questa testimonianza, era utilizzata solo e soltanto per questo tipo di comunicazioni.
“Che io sappia la firma di Gigli non è stata mai usata per altre cose – conclude -. Tutti gli altri documenti che il direttore doveva vagliare gli venivano presentati e li firmava lui stesso. Per quanto riguarda nello specifico la procedura di autorizzazione ai lavori esterni non so bene come funzioni perché non me ne sono mai occupato”.
Se ne occupava, invece, un’altra ex dipendente, in pensione da circa due anni, anche lei ascoltata dal collegio dei giudici presieduto da Silvia Mattei con Rita Cialoni e Giacomo Autizi a latere.
“Ogni funzionario (come la Birindelli ndr) aveva un fascicolo personale – dice la signora delle Risorse umane – nel quale venivano inserite tutte le lettere di autorizzazione ricevute dal direttore per gli incarichi esterni”.
Difficile, però, capire se queste lettere erano conservate in originale o in copia. “Non lo so, non lo ricordo – prosegue -. Può darsi che a volte l’originale se lo teneva il diretto interessato e nel fascicolo venisse conservata solo la copia. E’ passato molto tempo, non saprei…”.
Un ‘problema’ che si ripresenta anche nei vari uffici comunali competenti che hanno ricevuto le richieste di incarico dei lavori dell’ingegnera.
“Subito dopo la denuncia della Birindelli – chiarisce uno degli agenti di polizia giudiziaria che si è occupato delle indagini – abbiamo effettuato delle perquisizioni all’Ater. Tra i documenti trovati c’era un file su un computer denominato ‘Incarichi Birindelli 2009/2010’ al cui interno figuravano, tra gli altri, un lavoro al comune di Soriano, uno al cimitero di Proceno, e poi a Bolsena e a Viterbo”.
Gli inquirenti, allora, hanno chiesto ai comuni l’acquisizione dei documenti relativi a ognuno di questi lavori. “Per quanto riguarda Proceno e Viterbo abbiamo trovato le lettere originali – conclude -, mentre a Bolsena avevano soltanto una copia e a Soriano nulla”.
Il processo torna in aula a dicembre con gli ultimi tre testimoni dell’accusa.
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