Tarquinia – “Modifica dello statuto per ridare diritto alla partecipazione nelle scelte”. Isabella Alessandrucci, candidata a sindaco con “Una primavera per Tarquinia”, dice di voler rappresentare gli interessi di un’intera comunità e non solo di alcuni. Turismo, agricoltura, servizi sociali e rifiuti sono tra i punti del suo programma che definisce “di sistema”.
Chi è Isabella Alessandrucci?
“Sono una donna – dice Alessandrucci – che basa il suo quotidiano impegno sul lavoro sinergico di squadra, ritenendo che le persone giuste fanno la differenza e che solo in tal modo si possano ottenere i migliori risultati in termini qualitativi che quantitativi.
È in questa città che ho trascorso più della metà della mia vita. È qui che, insieme a mio marito, abbiamo deciso di far crescere le nostre splendide bambine. È in questa terra di adozione che ho trovato le amicizie più profonde e sincere.
Questo mio sentimento di appartenenza viene costantemente declinato in tutti i variegati aspetti della mia vita, sociale e civile. Sono un avvocato, insegno diritto penitenziario a giovani studenti universitari e mi occupo prevalentemente di anticorruzione e antiriciclaggio e, per volontà delle persone che insieme a me si sono adunate per discutere e proporre una modifica dello statuto comunale per Tarquinia, sono stata scelta a rappresentarli come candidata sindaco.
Sono immersa nella nostra realtà, la vivo da madre e da donna e subisco le conseguenze di scelte politiche discutibili non certamente idonee a superare lo stallo economico e sociale in cui ormai Tarquinia langue”.
Qual è il suo percorso politico-amministrativo?
“Il mio percorso politico è quello di una cittadina qualsiasi che osserva da tempo l’inerzia e la mancanza di idee progettuali concrete per lo sviluppo armonico della città da parte di un’amministrazione che, incapace di comprenderne le vere necessità, si è mostrata più incline a soddisfare i singoli interessi di categoria piuttosto che quelli della comunità intera.
Tarquinia è una città che merita di essere amministrata con competenza, abnegazione e determinazione, riuscendo a progettare un paradigma di regolazione del suo sistema urbano e territoriale armonizzato con le complesse trasformazioni sociali.
Serve coraggio certo, ma il coraggio lo si trova nella consapevolezza di poter rappresentare una comunità che finalmente riesca a smarcarsi dalle vecchie logiche degli interessi da cortile. Ciò che conta è la città intesa come partecipazione alle scelte. E la nostra modifica dello statuto comunale è orientata in questa precisa direzione”.
Il suo programma in 5 punti.
“In realtà il nostro programma, non solo mio ma quello che insieme al gruppo di “Una Primavera per Tarquinia” abbiamo elaborato e pubblicato, è un programma di “sistema” dal quale, estrapolare 5 soli punti, sarebbe abbastanza riduttivo.
Se proprio si vuole, si può mettere in evidenza che al primo punto si trova l’iter di approvazione della nostra “proposta di modifica dello Statuto” su cui si impernia l’azione politica di un coinvolgimento diretto, in forma di partecipazione popolare, alle macro-scelte amministrative da cui discendono una serie di punti rivolti alla razionalizzazione delle risorse economiche e umane al fine di rendere più efficiente la “macchina” comunale; fatto che migliorerà la capacità di risparmiare per dirigere le ritrovate risorse su attività dove il Comune è carente da tempo.
Penso ad esempio ai servizi sociali, alla reintegrazione del controllo comunale sui servizi pubblici quali, ad esempio, la raccolta dei rifiuti, alla cura dell’immagine della città e delle sue bellezze, all’apertura dell’amministrazione verso le istanze dei comparti produttivi; turismo e agricoltura, indotti compresi, in primis.
Un punto saliente sarà riorganizzato il quinto settore, ossia, quello attualmente dedicato alla Programmazione e supporto per l’attuazione delle politiche comunitarie di sviluppo e coesione del territorio, in modo da offrire un contributo fattivo alla comunità”.
La sua squadra?
“E’ formidabile. Una squadra di persone limpide, competenti e affidabili sotto ogni profilo, quelli umani e professionali in particolare.
Abbiamo competenze di altissimo livello e preparazione in settori cruciali per mettere in moto un’economia che ha bisogno di slancio ed entusiasmo; abbiamo quelle qualità umane, cui accennavo prima, per garantire alla città e ai suoi abitanti l’affermazione dell’idea che Tarquinia è, prima di ogni distinguo ideologico, una Comunità: sovrana, solidale e coesa verso chi tenterà ancora di violarla.
La “squadra” si è già impegnata da mesi in questo senso e continuerà a proporsi come baluardo per scongiurare altre storture nella gestione del territorio e, magari, sanarne alcune già in essere”.
Le principali mancanze della precedente amministrazione.
Questa è una domanda veramente difficile. Sì, perché una risposta breve è quasi impossibile in considerazione delle molteplici carenze ed inefficienze perpetrate dalla precedente amministrazione la quale, tra l’altro, è anche la fotocopia o quasi di quella ancora prima.
In 10 anni, la città ha subito un regresso generalizzato e profondo che, seppur gravissimo sul piano economico con ricadute estremamente negative sull’occupazione, ha il suo principale effetto nel progressivo sfilacciamento dei rapporti di partecipazione sociale e condivisione, una vera e propria perdita di identità basata essenzialmente sul concetto del “Divide et Impera”.
L’arroganza e l’insolenza dell’amministrazione sono state in grado di esacerbare gli animi di chiunque si sia permesso di criticare un provvedimento ritenuto ingiusto o iniquo; a nulla sono valse le istanze che chiedevano maggiore attenzione per la gestione del territorio. Nelle condizioni di disagio che è riuscita a creare l’amministrazione, i cittadini hanno perso quel sentimento di fratellanza e di solidarietà che invece dovrebbe caratterizzare ogni Comunità”.
Perché dovrebbero votarvi?
“Perché il nostro desiderio è che si possa riconsegnare alla comunità tarquiniese, direttamente, grazie al “Nuovo statuto”, il diritto alla partecipazione nelle scelte e che, quindi, possa decidere e contare ancora, anche dopo il voto.
Perché, da troppo tempo, tutti hanno potuto sperimentare in proprio gli effetti nefasti sulla comunità delle azioni di chi ora si ripropone con nuove vesti ma con le stesse intenzioni.
Perché crediamo che sia il momento di fermare le ingerenze sul territorio che provengono da interessi esterni, estranei e mai benevoli con il territorio stesso. Perché per troppo tempo hanno confuso i servizi con i Diritti.
Perché, citando Tiziano Terzani, “O si cambia o tutto si ripete”.
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