Viterbo – “Con La verità sta in cielo ho raccontato la Roma sommersa degli anni Ottanta. Ma la verità non sta in cielo, è sulla terra. La verità è davanti a noi ma nessuno vuole guardarla in faccia”. Roberto Faenza al Tuscia Film Fest, ieri sera, per parlare del suo ultimo film sul caso Orlandi. Sulla scomparsa di Emanuela Orlandi.
“Ho studiato a fondo la Roma infestata dai segreti scomodi dei poteri forti – racconta il regista -. Segreti fatti di malavita e denaro sporco. Denaro sporco riciclato dalla Banca Vaticana e messo in circolo dalla politica italiana”.
Faenza non usa mezzi termini e manifesta tutta la sua indignazione per un caso irrisolto che ha rovinato la vita di una ragazza e della sua famiglia. Il regista esprime il suo pensiero liberamente, con il suo stile, proprio come ha fatto con La verità sta in cielo.
“E’ evidente che ci siano pressioni forti, e che con il mio lavoro io abbia toccato un nervo dolente della realtà italiana. Ho capito che non era uno scherzo quando nessuno ha voluto finanziare il mio film, a parte la Rai. Sono stupito – continua Faenza – di come nessun giornale italiano abbia avviato mai un’inchiesta seria sul caso Orlandi, neppure dopo il successo del mio film”.
Faenza provoca, incalza, ma la realtà è sulla terra non in cielo. La verità è a un passo dall’essere trovata e Faenza vuole lasciarlo intendere al suo spettatore nel finale del film La verità sta in cielo.
“Roma è tutt’ora una città inquinata, una città malata con uno Ior che finanzia la malavita e permette che il mafioso Enrico De Pedis venga sepolto nella Basilica di Sant’Apollinare. Tra i santi – rimarca Faenza -. La storia di Emanuela non racconta una Roma di trenta anni fa, ma una Roma che tutt’oggi è sotto i fasci della malavita. Mafia capitale ne è solo l’ultima appendice”.
Parole forti quelle di Roberto Faenza che mettono in luce il profondo contrasto interno alla magistratura italiana. Quella stessa magistratura che “ha posto una pietra tombale sul caso Orlandi”
“Gli unici che ho smosso con questo film sono stati gli Americani. Le Nazioni Unite hanno scelto di proiettare il mio film per la giornata internazionale della verità. Ne sono stato lusingato – confessa Roberto Faenza quasi con le lacrime agli occhi -. Sono convinto che questo film, assieme alle Nazioni Unite, ci aiuterà ad aprire nuovamente un caso che è stato follemente archiviato. Ci aiuterà a fare finalmente giustizia”.
Alessandro Gatti
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