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Viterbo - Migliaia di persone in piazza della Rocca per il Capodanno nella città dei papi - Pienone ovunque, bar e ristoranti - L'ultimo dell'anno della comunità nigeriana in via Emilio Bianchi e quello di Caffeina in via Cavour - FOTO e VIDEO
Migliaia in strada. Viterbo non è mai stata in questo modo. Ieri notte, alla mezzanotte, piazza della Rocca era piena di gente. Da porta Fiorentina a via Matteotti. Anche al Corso e a San Pellegrino. Tante persone. A chiudere l’anno e ad aprirne uno nuovo.
In via Emilio Bianchi, la comunità nigeriana ha festeggiato il suo ultimo dell’anno. Insieme. Nella chiesa anglicana. Con i gospel e padre John, che è venuto giù da Bolsena a tener messa. Una di quelle che si pensava di vedere soltanto nei film sui ghetti neri negli Stati Uniti. La musica e i canti sono la costante. Con quelle stesse persone che ogni giorno trovi per strada oppure in mezzo alle campagne a Castel d’Asso. A lavorare come bracciante.
Qui senti parlare solo inglese e le lingue nigeriane. Il sermone è in lingua inglese. Padre John ti guarda e chiede se lo sai. Vuole che anche tu capisca e abbia chiaro ciò che si dice. Parla di giustizia. Tema attuale. Anche il 31 dicembre. Una comunità che in un solo anno, tra il 2016 e il 2017, è passata dallo 0 virgola al 3,1 per cento. Qui l’anno nuovo arriva all’improvviso. Accompagnato dalle candele accese e da una ritualità sempre più intensa, istante dopo istante, e capace di trascinare con sé ogni cosa.
A piazza della Rocca la serata è organizzata dall’assessorato alla cultura del comune, in collaborazione con Atcl. Presentata dal Magico Alivernini, sotto la Rocca Albornoz che con porta Fiorentina fortificava e chiudeva a nord la città. A intrattenere il pubblico, il gruppo Le Ore, con Francesco Facchinetti e Matteo Jeva, qualche giorno fa sul palco di Sanremo Giovani, e gli Extratime Band, meglio conosciuta come Baraba’s band. Fabio Mereu, voce, chitarra e percussioni. Mattia Del Forno, voce e tastiere. Fabio Casale, voce e chitarra elettrica. Oltre tremila le esibizioni tra concerti e partecipazioni a eventi.
“Il 2019 lo aspettiamo in centro – ha detto l’assessore Marco De Carolis -. A piazza della Rocca. Con la musica. Un Capodanno per tutti. Per i viterbesi che restano in città e per i tantissimi turisti che hanno scelto Viterbo come meta delle loro vacanze natalizie”. Con De Carolis, davanti al palco, il deputato Mauro Rotelli. Cantano Albachiara di Vasco Rossi.
La voglia è quella di non starsene solo in casa. E riguarda tutti. Anche se le divisioni sono nette. E si vedono tutte.
Viterbo – Mauro Rotelli e Marco De Carolis
Anche il teatro Caffeina in via Cavour fa il tutto esaurito. Ostriche, seppie e lenticchie, tra gli altri, il menu. A mezzanotte il brindisi, con dolci e cotechino. “Negli anni trascorsi ci sono le istruzioni per l’uso degli anni che verranno – ha scritto il presidente della Fondazione Caffeina, Andrea Baffo, poco prima della mezzanotte sulla sua bacheca Facebook – Sono puntuali, precise. Trovi l’elenco dettagliato delle cose da imparare, quelle da dimenticare e anche quelle da ripetere con parsimonia. Certo poi tocca ricordarsi di consultarle quelle istruzioni”.
Locali e ristoranti sono aperti. La voglia è di starsene fuori. Con tutta la famiglia. Pure con gli ospiti del cenone.
Viterbo – Capodanno in piazza della Rocca
Viterbo – Capodanno a Caffeina
Viterbo è cambiata. E anche a Viterbo sono le piazze, in mezzo alla festa, a raccontare tempi diversi che si aprono all’anno nuovo.
“L’anno scorso stavamo a casa – si sente dire a una signora –. Quest’anno abbiamo cenato e siamo venuti in piazza. A festeggiare la mezzanotte”. Senza petardi. Soltanto qualcuno.
“Dovevo iniziare a lavorare alle 5 – racconta Ivan Guerrini del bar centrale -, sono stato chiamato per le due. E fino alle 11 e mezza di sera è stato il delirio. Poi sono andati tutti a piazza della Rocca”. Erano quasi le due, e iniziavano a tornare. Sempre al bar. “Per il caffè”, chiude Ivan.
C’è chi si fa fare una foto e chi va verso via Marconi. L’ultimo dell’anno è la piazza, il luogo pubblico. Non ci sono singoli, ma tanti insiemi. E il desiderio è di ballare, che unisce tutti. Come quei dieci secondi, quelli che si ricordano e che in fondo contano, che passano tra un anno che è sembrato troppo lungo e il nuovo che è ancora tutto in divenire.