– “Le prefettura non doveva essere tirata in ballo”. “Sul Cev parliamo delle stesse cifre”. “Se mi sostituissero lascerei la guida del partito”.
E’ inarrestabile Giulio Marini. Dopo gli affondi di Giancarlo Gabbianelli nell’intervista rilasciata a Tusciaweb, il sindaco sorvola sulle polemiche preferendo passare ai fatti.
Il primo cittadino non esita a togliersi qualche sassolino dalle scarpe. A partire dalla bocciatura del bilancio, l’intervento della prefettura, il Cev e la gestione provinciale del Pdl.
“La decisione della prefettura sul futuro dell’amministrazione non doveva esistere – afferma Marini -. La prefettura non doveva nemmeno essere tirata in ballo. La legge dice cosa fare e l’articolo 141 del Testo unico degli enti locali stabilisce che il consiglio si scioglie quando il bilancio non sia approvato nei termini previsti, in questo caso il 31 ottobre. C’è un solo organo superiore ed è la legge. Gabbianelli ha preso un abbaglio”.
Il presidente del consiglio comunale ha detto anche che in una situazione del genere si sarebbe dimesso. Lei perché non lo ha fatto?
“Si rassegnano le dimissioni quando non si ha la possibilità di amministrare. Quanto ho detto finora su quello che prevede la legge dimostra che l’iter sull’approvazione del bilancio non è terminato”.
Sì ma di fatto non può contare su una maggioranza…
“Il legislatore, con queste formule, ha dato modo di rivedere se ci sono le condizioni di ricostruire la maggioranza e se il sindaco ha le possibilità di rimetterla insieme”.
Gabbianelli, riferendosi alle partecipate, sostiene che lei non conosce le cifre della sua amministrazione.
“Allora – inizia a spiegare senza aspettare la domanda – due milioni 640mila euro sono le perdite del Cev nel bilancio 2007 e quando dico che il Cev è costato a questa amministrazione sei milioni 320mila euro faccio riferimento alle perdite dei bilanci dal 2007 al 2011. Tutti buchi che abbiamo pagato. Sono quindi due cose diverse, io parlo di cifre pagate e lui della perdita di esercizio del 2007.
Sì, ma Gabbianelli dice anche che il Cev costerà ai viterbesi oltre 9 milioni di euro. I conti non tornano.
“Bisogna fare un’analisi. Alla precedente amministrazione il Cev costava 4 milioni e 800mila euro, ma senza contare le perdite – precisa -. Noi, invece, abbiamo messo in gara anche 2 milioni e duecento mila che lui invece pagava al conferitore in discarica. Se si tiene conto di quest’ultima cifra si arriva a sette milioni ai quali si devono aggiungere ancora le perdite che solo nel 2007 arrivano a 2 milioni 640mila. Arriviamo così a oltre nove milioni di euro”.
Secondo quanto dce dunque i costi si vanno a livellare…
“I soldi all’incirca sono gli stessi – dice Marini -. Solo che noi li abbiamo inseriti in un appalto e invece nella precedente amministrazione erano disarticolati in maniera diversa. Non c’è dunque un appalto buono e uno cattivo, c’è solo una differenza. Il mio porterà tutta la città a fare il porta a porta che è un servizio ben diverso da quello dei cassonetti. Il problema che mi pongo io è un altro…”.
E cioè…
“Costretto dal regime di liquidazione per la perdita di 2 milioni 640mila euro del 2007, l’amministrazione ha dovuto sopportare la cristalizzazione del servizio. Non abbiamo potuto più assumere i dipendenti nonostante i pensionamenti o sostituire le malattie e i mezzi vecchi. Insomma abbiamo avuto una serie di incombenze che la liquidazione non ci ha permesso di affrontare. Sono stati anni di purgatorio che ci hanno portato al passaggio a una nuova ditta. E’ una questione molto più complessa di un semplice appalto di un servizio di igiene urbana”.
In definitiva, cosa ne pensa della presa di posizione di Gabbianelli?
“Non credo ci sia nulla di tecnico dietro, ma solo una scelta politica. Ognuno ha le sue tesi, io purtroppo sento sulle mie spalle le vergate che ho preso a causa di situazioni che potevano essere controllate in maniera diversa”.
A cosa fa riferimento?
“Sul Cev pende un’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori della società e poi ci sono due indagini, una della giustizia ordinaria e una di quella contabile. Sono chiare dunque le tensioni che io e la mia amministrazione abbiamo subìto. Cerchiamo nonostante ciò di portare avanti il servizio mantenendo un livello sufficiente. Se il giudizio della mia amministrazione però dipende solo da questo, la cosa mi fa sorridere. Secondo me infatti si deve tenere conto di altro”.
Spieghi meglio.
“Beh – inizia a elencare – il progetto della Valle di Faul è finanziato, così come quello della scuola e della palestra a Santa Barbara che stanno andando a compimento. Si stanno ultimando il passaggio Teverina-Poggino e il parcheggio di Valle faul. Stiamo realizzando il teatro. Pur nelle difficoltà, ho portato avanti numerose iniziative, ma probabilmente questo non è gradito a tutti. L’amministrazione ha fatto dei sacrifici e li ha fatti fare anche ai cittadini. Noi però non abbiamo fatto assunzioni all’interno del comune – afferma infervorato -, non le abbiamo fatte al Cev o alla Francigena. Non sono state fatte assunzioni da nessuna parte. Non abbiamo fatto politica clientelare”.
Gabbianelli ha anche definito dittatoriale la gestione del partito. Cosa ne pensa?
“Innanzi tutto, sono pronto a lasciare la guida del partito se qualcuno viene a sostituirmi. Anche a livello nazionale ho fatto emergere questa situazione, ma purtroppo non sono mai stato ascoltato. Non mi risulta di avere un atteggiamento del genere. Quando sono state scelte le candidature a tanta gente è andato bene, poi però quando gestisco il partito divento dittatore. Mi pare strano”.
Il presidente del consiglio comunale parla anche di mancata coesione del Pdl.
“Il Pdl non poteva avere coesione, intanto perché è stato formato in maniera empirica. La coesione si acquista col tempo. Si sono unite due anime diverse e non c’è stato un percorso storico culturale che permettesse di creare un partito omogeneo. Una cosa che è capitata non solo a noi, ma anche al Pd per esempio”.
Cosa pensa dell’annuncio di Gabbianelli di voler lasciare la politica?
“E’ una valutazione che credo dipenda alla pesantezza del ruolo svolto, tenendo conto anche degli accadimenti che ci sono stati. Situazioni che sicuramente avranno segnato moralmente il percorso politico. Non ho avuto modo di confrontarmi con lui quindi non saprei dire. E’ una sua decisione”.
Cosa gli manderebbe a dire?
“Non mando a dire niente a nessuno. Penso a me e io ho fatto quello che dovevo, sempre con grande senso di responsabilità. Sarà il futuro a valutare attentamente quello che ognuno di noi ha realizzato”.
Se le chiedessero di ricandidarsi lo farebbe?
“Se sei mesi fa mi sentivo senza entusiasmo, oggi ne ho ancora meno”, afferma un po’ amareggiato.
Cosa intende fare fino a ottobre quando scade il termine per l’approvazione del bilancio?
“Ora penso a portare a termine il trasporto della macchina di Santa Rosa, poi vedremo. Dopo il 4, è tutta un’altra storia”.
Paola Pierdomenico
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY