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Aggressione al giornalista di Tusciaweb e ai sindacalisti a Castel d'Asso - Viviamo in due Italie: l’Italia della democrazia e del coraggio e l’Italia della prepotenza e del padronato

E’ intollerabile, quando si vive in democrazia, dire ‘fatti i cazzi tuoi’…

di Alfonso Antoniozzi - Consigliere comunale Viterbo 2020
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Alfonso Antoniozzi

Alfonso Antoniozzi

 
Viterbo - Un momento dell'aggressione verbale al giornalista di Tusciaweb e ai sindacalisti della Cgil

Viterbo – Un momento dell’aggressione verbale al giornalista di Tusciaweb e ai sindacalisti della Cgil

Viterbo - Il volantinaggio della Cgil a Castel d'Asso

Viterbo – Il volantinaggio della Cgil a Castel d’Asso

Viterbo  – Riceviamo e pubblichiamo – Vorrei partire da un’immagine, una foto scattata talmente da vicino che pare, a chi osserva, di avere il protagonista a un dito dal proprio viso, un’immagine che pare in movimento.

Voglio partire da quell’atteggiamento del corpo, dall’invasione di quella distanza di cortesia che, quando non viene rispettata, ci fa immediatamente percepire di essere in pericolo, dalla reazione del giornalista che invece di difendersi scatta una fotografia, per raccontare due diversi modi di essere o, se preferite, due Italie: l’Italia della democrazia e del coraggio e l’Italia della prepotenza e del padronato.

In un paese che ha scelto il processo democratico, non esistono più servi e non ci sono più padroni: esistono cittadini che vivono secondo la costituzione, ossia il patto sociale che sancisce la nostra convivenza in questo territorio, e secondo il corpus delle leggi che stabiliscono le regole che assicurano questa convivenza e che, soprattutto, difendono la dignità di cittadino di ciascuno di noi.

In un paese che ha scelto il processo democratico un cittadino che si fa domande, che segnala un potenziale comportamento illegale, che informa gli altri cittadini dei propri diritti, ha compreso che nella propria dignità di libero cittadino è inscritto il diritto-dovere di occuparsi della cosa pubblica. In un paese che ha scelto il processo democratico, non esistono gli “altri”: gli “altri” siamo noi.

E’ intollerabile, quando si vive in democrazia, dire “fatti i cazzi tuoi” a chiunque intenda far valere le proprie prerogative di libero cittadino: è ancora più grave quando a subire queste intimidazioni è un giornalista, un sindacalista, un uomo di legge, un consigliere comunale, o generalmente chiunque abbia l’obbligo, in virtù del ruolo che ricopre nella società, di puntare il dito su eventuali irregolarità e chiedere ragione dei suoi dubbi.

Noi cittadini dobbiamo scegliere una volta per sempre a quale delle due Italie di cui parlavo in apertura di questo scritto vogliamo appartenere, se a quella della legalità, della democrazia, del rispetto delle regole, della pari dignità di ogni cittadino o a quella dei soprusi, del padronato, del caporalato, delle mafie, delle sudditanze.

Non esiste una terza via se non quella dell’ignavia, ossia la condizione di quelli che non scelgono e che si sono sempre adeguati alla massa, all’idea del più forte, una soluzione che questo paese, in virtù di una condizione di sudditanza durata secoli, pare quasi atavicamente portato a scegliere. 

Una soluzione moralmente ripugnante, tanto da portare Dante a stabilire che gli ignavi non fossero degni né dell’inferno, né del purgatorio né del paradiso e a dipingerli come una massa indistinta e vociante, condannata a correre senza sosta, fuori dalle porte infernali, dietro una bandiera che cambiava continuamente di colore. Quelli che, per Dante, “mai non fur vivi”: che non hanno mai vissuto davvero.

La democrazia, il sistema in cui da alcuni decenni a questa parte, abbiamo scelto di vivere, ci regala con il corpus delle sue leggi e con la sua costituzione la possibilità di liberarci dall’ignavia e di fare la scelta di essere liberi cittadini.

Cominciare ad esserlo veramente dipende da ciascuno di noi, come da ciascuno di noi dipende che un giornalista e dei sindacalisti che svolgono il proprio lavoro non siano più “persone coraggiose” ma semplici cittadini di un paese democratico che stanno facendo valere i propri, e i nostri, diritti.

Alfonso Antoniozzi
Consigliere Comunale Gruppo Viterbo 2020


Video: Castel d’Asso, uno dei momenti dell’aggressione

Articoli: Peparello (Confesercenti): “La libertà di stampa e di critica vanno difese ad ogni costo”Usb: “Il nostro sindacato nasce e lavora per contrastare ogni forma di sfruttamento” – Continueremo a “rompere il cazzo” e a scrivere “un sacco di stronzate”… di Carlo Galeotti  – Le Sardine: “Viviamo attualmente in una nazione dove l’odio dilaga”  – Il presidente della Provincia Nocchi: “Impossibile accettare forme di violenza fisica e verbale nei confronti di chi svolge il proprio lavoro” – Giampieri (FdI): “Gravissima l’aggressione subita dal giornalista Daniele Camilli”“Camilli ti devi fare i cazzi tuoi, devi sparire, stai a rompe il cazzo in continuazione…” di Daniele Camilli – Marco Nati e Massimiliano Venanzi(Cgil) raccontano l’aggressione di ieri sera nelle campagne di Castello d’Asso: “Un’intimidazione in piena regola, con toni e atteggiamenti minacciosi…” – Bonafoni e Ragonese: “Continueremo la lotta al caporalato” – Il sindaco di Canepina Moneta: “Aggressione grave e pericolosa” – Troncarelli: “Si tuteli il diritto di cronaca e si allontani lo spettro dello sfruttamento dei migranti” – Il sindaco Arena: “Solidarietà a Camilli, Tusciaweb e i sindacalisti” – Viterbo 2020: “Ogni forma di intimidazione deve essere condannata” – Pomante e Azzola: “Spedizione punitiva dai toni esacerbati, alterati ed intimidatori” – Leoni (Prc-Se): “Condanniamo pratiche antisindacali e solidarietà a Flai-Cgil e a Camilli” – Lega Viterbo: “Aggressione a Camilli, inaccettabile un atto così vile” – Panunzi (Pd): “Camilli e i sindacalisti stavano facendo il loro lavoro con impegno e professionalità” – L’assessore regionale Di Berardino: “Dopo i fatti di Castel d’Asso subito una riunione della rete agricola di qualità” – Prosperi (Pd): “Gravissima l’aggressione al giornalista di Tusciaweb” – Ognibene (LeU): “Un gesto vile e spregevole” – Benedetti (Pd): “Bisogna rompere il silenzio” – Battistoni (FI): “Il giornalista Camilli aggredito durante un’inchiesta, un atteggiamento barbaro”


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27 gennaio, 2020

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