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Tribunale - Operazione Underground - E' tra i sette arrestati nel blitz del 13 giugno 2019 - Tra loro e il boss di mafia viterbese Rebeshi c'era guerra per il controllo del mercato

Fiumi di cocaina dal Belgio, al via il processo a un esponente della banda degli albanesi

di Silvana Cortignani
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Viterbo - Carabinieri - Operazione Underground - La droga sequestrata

Operazione Underground – La droga sequestrata

Viterbo - Carabinieri - Operazione Underground - La droga sequestrata

La droga nascosta nelle campagne viterbesi

Viterbo - Carabinieri - Operazione Underground - La droga sequestrata

 La droga occultata sottoterra nei barattoli di riso

Viterbo - Carabinieri - Operazione Underground - La droga sequestrata

Lo stupefacente all’interno di un barattolo

Viterbo – Operazione Underground, al via il processo col rito ordinario a Erjion Collaku. E’ uno dei sette arrestati, tutti albanesi, finiti in carcere per traffico internazionale di stupefacenti nel blitz antidroga scattato all’alba del 13 giugno 2019 su input della direzione distrettuale antimafia di Roma.

Accusati di associazione per delinquere, sarebbero stati componenti della banda concorrente a quella del boss di mafia viterbese Ismail Rebeshi sul fronte dello spaccio di cocaina. Un mercato florido nel capoluogo, del quale Rebeshi puntava ad avere il controllo. 

Sette in carcere, mentre per altri cinque scattarono i domiciliari. Dodici le misure, 23 in tutto gli indagati: 11 albanesi, 7 italiani, 3 macedoni, un bielorusso e un romeno. Per un vizio di forma insanabile fu clamorosamente annullata dal riesame la misura per uno degli arrestati, il presunto boss del sodalizio, Bledar Shtembari detto Bledi, 45 anni, irregolare sul territorio nazionale, pregiudicato e gravitante a Viterbo da anni, già detenuto nel carcere di Frosinone, difeso dall’avvocato Franco Taurchini.

Una presunta organizzazione criminale dedita al narcotraffico al centro dell’inchiesta dei carabinieri, coordinata per competenza dalla pm Maria Cristina Palaia della Dda di Roma. Fiumi di cocaina che dal Belgio sarebbero transitati per l’Albania quindi importati nella Tuscia per essere spacciati da una rete di piccoli pusher locali agli assuntori di tutta la provincia.

Gli arrestati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, in primis cocaina, sequestro di persona a scopo di estorsione, lesioni personali aggravate, porto d’arma da fuoco ed estorsione. 

Le indagini sono scattate in seguito a una serie di violenti episodi a danno della stessa vittima, un macedone, sequestrato e minacciato con una pistola nel settembre 2015 e vittima di un brutale pestaggio dal quale è uscito con una prognosi di 25 giorni, la sera del 13 maggio 2016. Costretto a ricorrere alle cure del pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle, dopo essere stato scaricato di fronte al night club, ha confessato tutto agli inquirenti. 


Dopo un anno di carcere, chiede i domiciliari la difesa

Davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei, dopo l’accoglimento della richiesta di giudizio immediato, il 40enne Erjion Collaku, rimasto per qualche giorno latitante e poi arrestato in Spagna su indicazione dei carabinieri. E’ stato fermato l’estate scorsa all’aeroporto di Barcellona, con un mandato di cattura europeo emesso dal gip romano Vilma Passamonti, mentre tentava di far perdere le sue tracce nel paese iberico. 

L’imputato, difeso dagli avvocati Marco Franco e Angela Porcelli del foro di Roma, è giunto in tribunale scortato dalla penitenziaria. In carcere da un anno, i legali hanno presentato istanza di sostituzione della misura con una meno afflittiva, i domiciliari presso la comunità Isola Solidale di Roma.

“Il nostro assistito è incensurato e l’unica condotta che gli viene contestata è la presenza passiva all’interno della vettura di un coimputato. Per questo chiediamo i domiciliari rinforzati col braccialetto elettronico in una struttura che si occupa anche di reinserimento sociale ed è specializzata nel recupero, dove ci sono operatori professionisti e viene garantita la videosorveglianza H24”, ha spiegato l’avvocato Porcelli. Non avendo però il pm Stefano D’Arma ancora ricevuto gli atti da Roma, la presidente Mattei ha disposto per ora il solo invio della richiesta al pm capitolino per il parere.

L’udienza di ammissione delle prove, nel frattempo, è stata rinviata al prossimo 8 settembre.


In quattro a processo a Roma con l’abbreviato 

In quattro, dopo l’accoglimento della richiesta di immediato, hanno scelto di essere processati col rito alternativo dell’abbreviato, che in caso di condanna consente lo sconto di un terzo della pena. Sono il 45enne Armand Cuni, residente a Viterbo; Fatjan Sopi detto Fation, anche lui albanese, di 29 anni, residente a Canepina; il connazionale Mario Kelmendi, 24enne, anche lui residente a Canepina;  infine un altro albanese, Rudenc Medolli, 38enne, residente a Terni. Il procedimento, in corso davanti al gip Passamonti del tribunale di Roma, riprenderà il 9 settembre, giorno fissato per la discussione e la sentenza.  Sono difesi dagli avvocati Franco Taurchini, Remigio Sicilia e Domenico Gorziglia.


Cocaina in barattoli di riso sotterrati nelle campagne

Non a caso l’inchiesta ha preso il nome di “underground”, in italiano “sottosuolo”. Lo stupefacente, una volta giunto nel capoluogo, veniva “tagliato”, suddiviso in dosi e posto in barattoli di vetro, con all’interno riso per preservarlo dall’umidità. I contenitori, quindi, venivano occultati in zone di campagna.

Ad esempio in strada Caselle dalle parti dell’Acquabianca e in strada Montagna sulla Cassia Cimina. Tra i luoghi prediletti c’era anche la Palanzana. Ma anche un nascondiglio in città, in via Alcide De Gasperi, nel quartiere residenziale del Paradiso, scoperto da un poliziotto che ha sorpreso un giovane viterbese aggirarsi con fare sospetto su un terreno di sua proprietà, usato come “cassaforte” dagli albanesi, residenti a loro volta in un’abitazione lungo la via. La droga veniva inoltre nascosta nelle campagne vicino al carcere di Mammagialla. In un solo anfratto di strada Palanzanella, raggiunta passando dal Respoglio, gli investigatori hanno rinvenuto un barattolo di vetro avvolto in nastro da imballaggio marrone contenente 17 involucri di cocaina nascosti nel riso, per un totale di oltre 130 grammi, risultata in grado di “produrre” 535 dosi medie singole. Nel corso delle indagini ne sono stati sequestrati ben 700 grammi.


Mafia viterbese e la guerra tra bande per il controllo dello spaccio

La cocaina sarebbe arrivata da Roma e il boss di mafia viterbese Ismail Rebeshi avrebbe provveduto anche a rifornire la banda di trafficanti internazionali albanesi sgominata con l’operazione Underground del 13 giugno 2019. 

“Rebeshi gli aveva già dato un chilo di cocaina e loro sono venuti per prendere un altro”, ha raccontato al pm Fabrizio Tucci il pentito Sokol Dervishi, che con le sue ammissioni ha messo con le spalle al muro i sodali. Lui, in particolare, avrebbe conosciuto Bledar Shtembari e Julian Tare. 

“Al bar Rebeshi gli dà una prova per fargli vedere se è buona o no. La provano, dicono ‘ci piace’ e Rebeshi gliela consegna giorni dopo. Ma a loro non gli piace, gliela rimandano indietro. Succede un conflitto, perché gliela portano indietro e vanno a prenderla da un’altra parte, da come mi ha detto Rebeshi. Poi ritornano ancora da lui, gli chiedono la cocaina, ma Rebeshi non gliela dà”, ha proseguito il collaboratore di giustizia.

Poi sarebbe successo l’episodio che avrebbe scatenato la “guerra” tra le due bande di albanesi. “A un loro corriere – ha spiegato Dervishi, noto nell’ambiente col soprannome di Codino – gli hanno trovato 50 grammi e lo hanno arrestato. Loro hanno dato la colpa a Rebeshi, dicendo che era un infame, che aveva detto lui alle forze dell’ordine di arrestare. Motivo per cui è iniziato un conflitto tra Julian e Bledi e Ermal (soprannome di Rebeshi, ndr), loro volevano bruciare le macchine nel piazzale di Rebeshi-Noi abbiamo bruciato la macchina al loro corriere. Lo abbiamo deciso durante una cena, per fare un favore a Rebeshi. Trovato aveva già programmato, mangiavamo e ha detto: ‘Guarda, c’ho tutto, facciamo questo dispetto a questo qua così loro vengono da noi’. Trovato aiutava Rebeshi per il controllo della droga e Rebeshi aiutava Trovato per il controllo dei compro oro”.

Silvana Cortignani


Le sette misure cautelari in carcere:
1. Bledar Shtembari detto Bledi, nato in Albania il 10.08.1975, di fatto domiciliato a Viterbo
2. Armand Cuni, nato in Albania il 29.09.1975, residente a Viterbo
3. Erjon Collaku, nato a Pogradec (Albania) il 24.01.1980
4. Mario Kelmendi, nato in Albania il 03.04.1996, residente a Canepina 
5. Renato Hasa, detto Meti, nato in Albania il 11.02.1981, di fatto domiciliato a Viterbo
6. Julian Tare, detto Giuliano, nato a Elbasan (Albania) il 29.05.1991, residente a Viterbo
7. Fatjan Sopi, detto Fation, nato in Albania il 26.05.1991, residente a Canepina 



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22 luglio, 2020

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