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Tribunale - Operazione Underground - Chiede la trascrizione il pm romano Corrado Fasanelli - Sodalizio sgominato dalla Dda - In sette sono accusati di associazione per delinquere - Oggi riprende a Roma il processo ai quattro che hanno scelto l'abbreviato

Traffico internazionale di cocaina, inchiodato dalle intercettazioni il “corriere” della banda

di Silvana Cortignani
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Viterbo - Carabinieri - Operazione Underground - La droga sequestrata

Operazione Underground – La droga sotterrata

Viterbo - Carabinieri - Operazione Underground - La droga sequestrata

Operazione Underground – La droga sequestrata

Viterbo - Carabinieri - Operazione Underground - La droga sequestrata

Operazione Underground – La droga nei barattoli col riso

Viterbo - Carabinieri - Operazione Underground - La droga sequestrata

Operazione Underground – La droga sequestrata

Viterbo – Traffico internazionale di cocaina, inchiodato dalle intercettazioni il “corriere” della banda di Bledar Shtembari, la banda rivale di “mafia viterbese” nel settore dello spaccio. Per lui è venuto apposta a Viterbo da Roma il pm Corrado Fasanelli. 

E’ il seguito giudiziario dell’operazione Undergorund: fiumi di cocaina che dal Belgio sarebbero transitati per l’Albania quindi importati nella Tuscia per essere spacciati da una rete di piccoli pusher locali agli assuntori di tutta la provincia. In sette finirono in carcere, nel blitz del 13 giugno 2019, mentre per altri cinque scattarono i domiciliari. Dodici le misure cautelari, 23 in tutto gli indagati: 11 albanesi, 7 italiani, 3 macedoni, un bielorusso e un romeno.

Tra i sette albanesi finiti in manette c’è Erjion Collaku, 40 anni, rimasto per qualche giorno latitante e poi arrestato in Spagna su indicazione dei carabinieri, mentre tentava di far perdere le sue tracce nel paese iberico. Secondo la Dda di Roma aveva il ruolo di “corriere” internazionale, nell’ambito dell’associazione per delinquere.  E’ l’unico a processo a Viterbo. Ieri è stata la giornata dell’ammissione prove. Tutte ammesse tranne le intercettazioni che lo inchioderebbero, almeno per ora. Intanto, dopo un anno, ha ottenuto i domiciliari presso una comunità. 

Non a caso l’inchiesta ha preso il nome di “underground”, in italiano “sottosuolo”. Lo stupefacente, una volta giunto nel capoluogo, veniva “tagliato”, suddiviso in dosi e posto in barattoli di vetro, con all’interno riso per preservarlo dall’umidità. I contenitori, quindi, venivano occultati in zone di campagna in prossimità del capoluogo (strada Palanzanella al Respoglio, strada Caselle dalle parti dell’Acquabianca, in strada Montagna sulla Cassia Cimina, strada Mammagialla, via Alcide De Gasperi).


A Viterbo dalla capitale il pm Corrado Fasanelli

Fiumi di cocaina. Si capisce perché ieri sia venuto apposta dalla capitale il pubblico ministero Corrado Fasanelli per rappresentare la pubblica accusa, anche se si tratta soltanto di uno dei sette albanesi arrestati per traffico internazionale di stupefacenti nel blitz antidroga scattato all’alba del 13 giugno dell’anno scorso su input della direzione distrettuale antimafia di Roma.

Accusato come gli altri di associazione per delinquere,  Erjion Collaku è l’unico che dopo l’accoglimento della richiesta di giudizio immediato (e una prima richiesta di abbreviato condizionato poi ritirata dai difensori) abbia optato per il rito ordinario, davanti al collegio del tribunale di Viterbo presieduto dal giudice Silvia Mattei.

Per un vizio di forma insanabile fu invece clamorosamente annullata dal riesame la misura per un altro degli arrestati, il presunto boss del sodalizio, Bledar Shtembari detto Bledi, 45 anni, irregolare sul territorio nazionale, pregiudicato e gravitante a Viterbo da anni, già detenuto nel carcere di Frosinone, difeso dall’avvocato Franco Taurchini. Sarebbero stati i concorrenti del sodalizio criminale del boss di mafia viterbese Ismail Rebeshi sul fronte dello spaccio di cocaina. Un mercato florido nel capoluogo, del quale Rebeshi puntava ad avere il controllo. 


Da pochi giorni in Italia, sarebbe stato uno dei corrieri della banda

Giunto in Italia da pochi giorni (soltanto quattro secondo la difesa) nel giugno 2016, Collaku sarebbe stato uno dei corrieri della banda du narcotrafficanti. A incastrarlo sarebbero state alcune conversazioni, intercettate dagli investigatori mentre si trovava in macchina con il presunto boss Bledar Shtembari. Il pm Fasanelli ne ha chiesto la trascrizione, così come quelle di altre intercettazioni tra altri indagati, utili secondo il magistrato a dimostrare il vincolo associativo.

I difensori Angela Porcelli e Franco Marco hanno chiesto e ottenuto dal collegio che prima della trascrizione delle intercettazioni,  che secondo loro potrebbero essere nulle come prova, vengano depositati l’iscrizione della notizia di reato e i decreti autorizzativi, anche per il confronto delle date.

I giudici nel frattempo si sono riservati, ma il processo entrerà lo stesso nel vivo, il prossimo 2 ottobre, con i primi sei testimoni dell’accusa. Per l’imputato, ristretto in una comunità di Roma e che non era presente in aula (sembra a causa di un qui pro quo sul trasferimento con o senza scorta al tribunale di Viterbo), sarà necessaria la presenza di un interprete, in quanto non parlerebbe l’italiano. Intanto, a un anno dall’arresto, gli sono stati concessi gli arresti domiciliari. 


Riprende oggi il processo “romano” ai quattro che hanno scelto l’abbreviato 

Una presunta organizzazione criminale dedita al narcotraffico al centro dell’inchiesta dei carabinieri, coordinata per competenza dalla pm Maria Cristina Palaia della Dda di Roma. Gli arrestati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, in primis cocaina, sequestro di persona a scopo di estorsione, lesioni personali aggravate, porto d’arma da fuoco ed estorsione. 

In quattro, dopo l’accoglimento della richiesta di immediato, hanno scelto di essere processati col rito alternativo dell’abbreviato, che in caso di condanna consente lo sconto di un terzo della pena. Sono il 45enne Armand Cuni, residente a Viterbo; Fatjan Sopi detto Fation, anche lui albanese, di 29 anni, residente a Canepina; il connazionale Mario Kelmendi, 24enne, anche lui residente a Canepina;  infine un altro albanese, Rudenc Medolli, 38enne, residente a Terni. 

Il procedimento, in corso davanti al gip Passamonti del tribunale di Roma, riprenderà oggi, giorno fissato per la discussione e la sentenza.  Sono difesi dagli avvocati Franco Taurchini, Remigio Sicilia e Domenico Gorziglia.

Le indagini sono scattate in seguito a una serie di violenti episodi a danno della stessa vittima, un macedone, sequestrato e minacciato con una pistola nel settembre 2015 e vittima di un brutale pestaggio dal quale è uscito con una prognosi di 25 giorni, la sera del 13 maggio 2016. Costretto a ricorrere alle cure del pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle, dopo essere stato scaricato di fronte al night club, ha confessato tutto agli inquirenti. 

Silvana Cortignani


Le sette misure cautelari in carcere:
1. Bledar Shtembari detto Bledi, nato in Albania il 10.08.1975, di fatto domiciliato a Viterbo
2. Armand Cuni, nato in Albania il 29.09.1975, residente a Viterbo
3. Erjon Collaku, nato a Pogradec (Albania) il 24.01.1980
4. Mario Kelmendi, nato in Albania il 03.04.1996, residente a Canepina 
5. Renato Hasa, detto Meti, nato in Albania il 11.02.1981, di fatto domiciliato a Viterbo
6. Julian Tare, detto Giuliano, nato a Elbasan (Albania) il 29.05.1991, residente a Viterbo
7. Fatjan Sopi, detto Fation, nato in Albania il 26.05.1991, residente a Canepina 


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9 settembre, 2020

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