Farnese – Una quantità enorme di intercettazioni, in tutto 450, con decine di conversazioni della durata di mezzora-un’ora, in cui gli interlocutori parlano tra loro passando frequentemente dalla lingua italiana al dialetto sardo stretto. Sarà un compito arduo la trascrizione per le due perite nominate dal tribunale che dovranno metterle nero su bianco ai fini del processo. Per farlo ci vorranno mesi.
Alla sbarra i tre allevatori sardi Antonio, Marco e Paolo Pira. Il primo è il capofamiglia 77enne, gli altri due sono i figli di 40 e 48 anni. Cinque le parti offese, tra le quali l’ex sindaco di Farnese Dario Pomarè, parte civile con l’avvocato Elisabetta Centogambe. Gli imputati sono invece difesi dagli avvocati Giuseppe Picchiarelli e Angelo Di Silvio.
Una vicenda che ha fatto epoca. I tre Pira sono accusati di atti persecutori, furti aggravati, abigeato, detenzione e porto abusivo di armi clandestine, nonché uccisione di animali. All’ex sindaco Pomarè, in particolare, nel febbraio 2015, avrebbero abbattuto 160 olivi e massacrato a bastonate i cani. Arrestati il successivo 28 luglio dai carabinieri nell’ambito dell’operazione Terra Madre, avrebbero agito per vendetta.
Tra le parti offese amministratori e cittadini, “colpevoli” di aver firmato la riforma, poi approvata, per la regolamentazione dei terreni a uso civico. Un provvedimento che li avrebbe costretti a perdere circa 60 ettari di fondi agricoli a uso pascolo, di cui si erano appropriati nel tempo.
Il nodo delle decine e decine di intercettazioni in italiano e sardo
Ieri ancora un’udienza interlocutoria, nel corso della quale è stata nominata interprete per le parti delle conversazioni in lingua sarda la perita Vilma Usai, che affiancherà nel lavoro la collega Laura Piergiovanni, che invece si occuperà di riportare “su carta” le parti in italiano. Oltre alla lingua, sono emerse nel frattempo altre problematiche, relative alla gran quantità di intercettazioni, centinaia per l’appunto, e anche al numero di conversazioni in un sol giorno, fino a 22, tra le quali individuare quelle di interesse.
Il giudice Silvia Mattei ha invitato quindi le parti, il pm Massimiliano Siddi titolare dell’inchiesta, le difese e la parte civile, a “individuare con esattezza nell’ambito di ciascun progressivo quali siano le conversazioni ritenute di interesse, fornendone l’elenco ai periti nominati entro 15 giorni”. ha chiesto inoltre che la perizia venga salvata anche all’interno di una pen-drive per facilitarne la consultazione al tribunale.
A gennaio la testimonianza dell’ex sindaco Dario Pomarè
A distanza di quasi cinque anni dai fatti che lo hanno suo malgrado coinvolto in prima persona, l’ex sindaco Dario Pomarè sarà sentito in aula il prossimo 15 gennaio. Per quel giorno il giudice Mattei ha fissato un’apposita udienza straordinaria. Salvo sorprese, il sindaco sarò sentito per primo all’inizio dell’udienza, fissata per le ore 9. In quella data saranno ascoltate tutte e cinque le parti offese e altri tre testi del pm.
Strage di animali da cortile e due cani da caccia massacrati a bastonate
Il primo avvertimento è arrivato il 19 febbraio 2015, quando all’ex sindaco è stato raso al suolo un intero uliveto, 160 piante abbattute e non solo. Gli è stato incendiato un casale agricolo, un trattore e un rimessaggio. Poi sono stati uccisi animali da cortile e due cani da caccia.
Dopo Pomarè, avrebbero potuto esserci altre vittime, ma l’intervento dei carabinieri lo ha impedito. I tre, sempre secondo l’accusa, avrebbero voluto compiere altri atti intimidatori nei confronti del resto dei firmatari della lista, una quarantina di persone in tutto da punire una per una.
Un atto intimidatorio che non ha avuto precedenti in tutta la provincia. Le indagini sono state portate avanti grazie a intercettazioni ambientali che hanno permesso di orientare le indagini verso i tre pastori. Durante le perquisizioni sono stato trovati scanner, circa 500 cartucce a palla singola, quattro passamontagna, tre cartuccere, diversi pugnali del genere proibito, un puntatore laser notturno.
Al termine dell’inchiesta furono denunciate a piede libero altre tre persone, due per detenzione abusiva di armi e un’altra perché, secondo le investigazioni, avrebbe fiancheggiato i tre componenti in diverse occasioni legate agli atti intimidatori.
Silvana Cortignani
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