Operazione Underground – La droga nascosta sulla Palanzana
Viterbo – (sil.co.) – Operazione Underground, giudicati con l’abbreviato davanti al giudice Francesca Ciranna del tribunale di Roma altri sei componenti della banda di Bledar Shtembari, tra cui lo stesso “Bledi” e gli altri vertici del presunto sodalizio criminale cui è stata riconosciuta l’aggravante dell’associazione per delinquere finalizzata allo spaccio internazionale di stupefacenti.
Sono i presunti narcotrafficanti arrestati tre anni fa e ritenuti dagli investigatori i rivali della banda del boss di mafia viterbese Ismail Rebeshi, in guerra tra loro per ottenere il controllo su Viterbo del mercato della cocaina.
Bledar Shtembari è stato condannato a 5 anni e 4 mesi di reclusione, Julian Tare a 4 anni e mesi 4 di reclusione e 4mila euro di multa, Renato Hasa a 6 anni di reclusione e 6mila euro di multa. Sono stati condannati a 10 mesi e mille euro ciascuno una donna d’origine romena e un italiano, mentre è stato assolto l’altro italiano.
E’ l’operazione sfociata in 12 misure di custodia cautelare – 7 in carcere e 5 ai domiciliari – il 13 giugno 2019, cinque mesi dopo l’operazione Erostrato. Dodici le misure, 23 in tutto gli indagati: 11 albanesi, 7 italiani, 3 macedoni, un bielorusso e un romeno. Tra gli arrestati è sotto processo a Viterbo col rito ordinario un albanese, Erjion Collaku, 42 anni, che avrebbe avuto il ruolo di “corriere”, trasportando la cocaina da un paese europeo all’altro e anche a Viterbo.
Il 14 ottobre 2020 in quattro sono stati condannati in primo grado a undici anni di reclusione con l’abbreviato: un anno a Ridenc Medolli, 4 anni a Fatjan Sopi e 3 anni ciascuno a Armand Cuni e Mario Kelmendi.
Il 7 aprile è stata la volta del presunto “boss” Bledar Shtembari (47 anni), Renato Hasa (41 anni) e Julian Tare (31 anni), assistiti dall’avvocato Franco Taurchini e da tre colleghi del foro di Roma, mentre gli altri tre sono una 42enne romena difesa dall’avvocato Remigio Sicilia e due dei sette italiani coinvolti nell’inchiesta, un 30enne difeso dall’avvocato Giuseppe Deiana e un 42enne, quest’ultimo difeso dall’avvocato Emanuele Barbacci, l’unico che è stato assolto.
La banda è stata sgominata dalle indagini dei carabinieri coordinati dalla Dda di Roma. Secondo l’accusa gli imputati avrebbero importato fiumi di cocaina dal Belgio via Albania.
Lo stupefacente, una volta giunto a Viterbo, sarebbe stato “lavorato” in un appartamento vicino alla stazione di Porta Fiorentina, quindi sotterrato sulla Palanzana e nelle campagne del circondario, dopo averlo nascosto in barattoli contenenti riso, per ridurre i danni dovuti all’umidità.
Decine di pusher sparsi in tutta la provincia avrebbero invece avuto l’incarico di cedere la sostanza agli assuntori, anche nei locali notturni della Tuscia, a partire da nightclub e discoteche.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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