Acquapendente – (sil.co.) – Paura davanti al palazzo di giustizia del Riello, urla “ti ammazzo” e si scaglia contro il difensore del patrigno, che gli avrebbe sparato una fucilata per sfuggire a un’aggressione.
Minacce di morte al difensore e un cazzotto a una spalla di uno dei testimoni della difesa che aveva appena deposto al processo. Vittime l’avvocato Vincenzo Dionisi e lo psicoterapeuta, consulente della difesa, Fabio Tofi, che aveva appena terminato di testimoniare sulle difficoltà nella gestione delle crisi in pazienti psichiatrici.
Protagonista dell’aggressione il 28enne che il 6 luglio 2017 ad Acquapendente è stato raggiunto da una fucilata sparata dal patrigno, il quale ha sempre detto di avere agito per legittima difesa, in quanto il giovane aveva aggredito sia lui che la madre. Cinque anni fa il ragazzo è stato dichiarato incapace di intendere e di volere e socialmente pericoloso.
L’episodio è avvenuto ieri nel parcheggio esterno al tribunale al termine dell’udienza celebrata davanti al giudice Roberto Cappelli del processo in cui il patrigno è accusato di lesioni gravi per avere sparato una fucilata al figliastro 28enne, il 6 luglio 2017 in un casolare di Acquapendente. Parte offesa e anche lui imputato il figliastro, accusato di avere continuato a perseguitare la madre e il compagno fino al successivo mese di settembre, proferendo, per mezzo del telefono e dei social network, minacce di morte nei confronti di entrambi i componenti della coppia.
Il 28enne, dichiarato incapace di intendere e di volere e socialmente pericoloso nel 2017 dal perito della procura, il medico legale Antonio Maria Lanzetti, è comparso in aula accompagnato dal solo padre naturale.
“Si è trattato di un episodio gravissimo, sono intervenuti i carabinieri, dopo di che io e il testimone siamo saliti in procura a sporgere denuncia”, raccontava nel tardo pomeriggio di ieri l’avvocato Vincenzo Dionisi. “Il padre ha provato senza successo a fermarlo quando si è scagliato prima contro di me, urlando ‘ti ammazzo’ e poi contro il consulente della difesa Fabio Tofi, che aveva appena testimoniato assieme a una dottoressa, mentre io correvo a chiamare i carabinieri che fanno servizio al palazzo di giustizia”.
“Non capisco come sia possibile che un 28enne psichiatrico, socialmente pericoloso, alto 1,90 e robusto, venga in tribunale senza un’assistenza adeguata e qualificata. La cronaca ci insegna di casi analoghi sfociati in tragedie in altri palazzi di giustizia italiani. Qui, per fortuna, ce la siamo cavata con una denuncia per minacce gravi. Ma per il futuro ho chiesto che venga disposta la misura cautelare del divieto di avvicinamento. Basti dire che il patrigno, cardiopatico, non presenza alle udienze per paura di essere aggredito”, conclude il legale.
Il processo riprenderà in primavera.
Articoli: Patrigno gli spara una fucilata, il figliastro: “Ha messo le mani su mia madre e gli ho gridato di lasciarla stare” – Spara al figliastro armato di bastone, salta la testimonianza della vittima – “Ho sparato una fucilata al figlio della mia compagna per non farci ammazzare…” – Spara una fucilata al figliastro, fissato il processo al patrigno – Minacce al patrigno che gli spara una fucilata, figliastro incapace di intendere e volere – Patrigno spara al figliastro, la vittima a processo per minacce aggravate – Spara una fucilata al figliastro, revocati i domiciliari al patrigno – “Ho sparato per difendermi” – “Ha sparato una fucilata al figliastro per evitare una tragedia” – Spara al figliastro e lo ferisce alle gambe
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY