Carabinieri e 118
Acquapendente – (sil.co.) – Spara al figliastro e lo colpisce, la vittima testimonia in aula.
“L’ho visto che prendeva la mira alle mie spalle. Non è vero che si stava difendendo, io non ho aggredito mia madre e il suo compagno”, ha detto nel corso di un lungo e sofferto interrogatorio.
“Aveva messo lui le mani addosso a mia madre che era appena uscita dall’ospedale, gli ho gridato di lasciarla stare e sono uscito, mentre mi avviavo al cancello l’ho visto dallo specchietto dell’Ape che mi puntava il fucile dalla finestra e mi sparava alle gambe”, ha detto il giovane, oggi 28enne, davanti al giudice Roberto Cappelli, ultimo teste dell’accusa al processo in cui sia lui che il patrigno sono contemporaneamente imputati e parte civile.
Una testimonianza sofferta, anche a considerazione del fatto che il 28enne è stato dichiarato incapace di intendere e di volere e socialmente pericoloso dal perito della procura, il medico legale Antonio Maria Lanzetti, nominato a suo tempo dalla pm Paola Conti per chiarire un episodio che, secondo il patrigno, sarebbe stato frutto di legittima difesa.
Sarebbe stato il ragazzo, con problemi psichiatrici, secondo la tesi sostenuta dal difensore Vincenzo Dionisi, ad aggredire la madre e il patrigno, puntando un coltello alla gola del patrigno e poi mandando in frantumi a bastonate il lunotto posteriore della Punto dell’uomo parcheggiata nel piazzale del casolare isolato, a 6-7 chilometri dal centro abitato di Acquapendente, all’ora di pranzo del 6 luglio 2017.
Il difensore del patrigno, Vincenzo Dionisi
Il patrigno, inizialmente arrestato per tentato omicidio, è accusato di lesioni gravi. Il figliastro invece, assistito dall’avvocato Laura Filippucci, è a processo in quanto avrebbe continuato a perseguitare la madre e il compagno fino al successivo mese di settembre, proferendo, per mezzo del telefono e dei social network, minacce di morte nei confronti di entrambi i componenti della coppia.
Il patrigno avrebbe mirato alle gambe per bloccarlo, mentre faceva per rientrare in casa armato di un bastone, raggiungendolo alle gambe con una fucilata da una finestra al primo piano del casale. Il 28enne, portato a Belcolle in ambulanza è rimasto ricoverato due settimane in ospedale e un mese presso una clinica, costretto in carrozzina e poi con le stampelle. Avrebbe ancora un pallino vicino alla femorale.
Il giovane ha negato di avere mai picchiato la madre: “Lei non mi ha mai denunciato per questo”. Ha anche negato di avere sferrato un coltello contro il patrigno il 6 luglio di cinque anni fa e di avere messo a soqquadro la cucina: “Non ho scagliato due sedie addosso al tavolo perché volevo essere accompagnato ad Acquapendente”. Ha anche negato di avere spaccato il vetro posteriore dell’utilitaria parcheggiata nell’aia con un bastone e di essersi diretto verso l’ingresso brandendo la stessa arma.
Ha negato, infine, di avere mai chiesto su Facebook l’amicizia al patrigno e allo stesso difensore Dionisi, pronto a produrre le prove alla prossima udienza. “Non ho un profilo su Facebook”, ha detto.
“Il compagno di mia madre, dopo avermi sparato, ha chiamato i soccorsi solo dopo mezzora. Mentre ero steso a terra, mi si è avvicinato e mi ha detto ‘e non è finita qui'”, ha proseguito il 28enne. Ma alcuni carabinieri del Norm della compagnia di Montefiascone , citati dalla difesa del patrigno, hanno parlato di allarme e soccorsi immediati, compatibilmente con la località isolata da raggiungere.
Il processo riprenderà il prossimo 10 ottobre.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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