Il rettore dell’Unitus Stefano Ubertini
Viterbo – “Per il 2024 mi aspetto una città sempre più universitaria e di vedere sempre più studenti e studentesse in giro per Viterbo. Mi aspetto una città sempre più multietnica”. Intervista di fine anno al rettore dell’università degli studi della Tuscia Stefano Ubertini.
Sei dipartimenti, 50 corsi di laurea, di cui 25 magistrali, 23 triennali e due a ciclo unico. Otto mila studenti e circa 400 dottorandi. All’Unitus ci sono poi 400 tra docenti e ricercatori e 300 lavoratori nel settore amministrativo. Le sedi si distribuiscono invece tra Viterbo, Rieti e Civitavecchia. A Viterbo raggiungono 4 quartieri: San Carlo a Pianoscarano, Santa Maria del Paradiso, Santa Maria in Gradi e Riello. Infine i laureati dell’università della Tuscia ogni anno sono più di mille.
Viterbo – Unitus – Santa Maria in Gradi
Come è stato il 2023 dell’università della Tuscia?
“È stato un anno di crescita. Siamo cresciuti come studenti, in particolar m0do gli studenti internazionali. Ed è un risultato importante, considerando l’investimento fatto dall’ateneo in questa direzione. Abbiamo poi portato avanti tante iniziative di collaborazione con il territorio e di sensibilizzazione su tutta una serie di temi, a partire dalla parità di genere. Ci sono anche i progetti di ampliamento dell’università e sono cominciati i progetti del Pnrr e abbiamo vinto tanti progetti di ricerca di interesse nazionali. Un anno molto positivo”.
Quali sono i progetti Pnrr del università che sono stati finanziati?
“Sono principalmente tre. Due sono centri nazionali e uno è il cosiddetto ecosistema delle innovazioni. Per quanto riguarda i primi, il Pnrr finanziava 5 campioni nazionali ossia centri su alcune tematiche specifiche. Uno di questi è sull’agricoltura, cioè sull’innovazione del settore basata anche sulle nuove tecnologie. Noi siamo entrati diventando uno dei partner del centro e siamo anche uno dei cosiddetti spoke. Il centro ha infatti 7 centri principali e un hub, la sede centrale, che sta a Napoli. Uno degli spoke, sulla zootecnia, è proprio l’Unitus e questo rappresenta un grande riconoscimento per l’ateneo. Poi c’è il centro nazionale della biodiversità, e siamo entrati anche in questo centro dove il capofila è il Cnrr e la sede principale è a Palermo. Il Pnrr finanziava inoltre 11 ecosistemi dell’innovazione in Italia, vale a dire un’unione tra università e imprese su base territoriale. Uno degli ecosistemi finanziati è Tecnopol che ha ottenuto il sostegno della regione Lazio con la partecipazione di quasi tutte le università del Lazio”.
Baby room, parcheggi rosa e centro antiviolenza, l’università della Tuscia in questi ultimissimi anni è diventata un punto di riferimento contro la violenza sulle donne.
“Abbiamo fatto il nostro dovere. L’università deve essere un punto di riferimento culturale e la lotta contro la violenza sulle donne è una battaglia culturale. Il problema di genere esiste e molti uomini ancora non lo percepiscono perché abbiamo vissuto un’educazione secolare basata sul maschio. E in veste di punto di riferimento, sono importanti due tipi di azioni. Quelle simboliche, come il Gender Quality plan, un gruppo stabile su cui abbiamo investito organizzando diverse attività divulgative. Ci sono poi azioni concrete e il centro antiviolenza va in questa direzione. Un centro di cui, come persona e rettore, sono molto orgoglioso. Anche la Baby room è una scelta importante perché il problema della gestione dei figli, soprattutto per le donne, è un fatto. Un’iniziativa che è al tempo stesso concreta e simbolica perché dice alle studentesse e alle lavoratrici che l’università accoglie tutti a braccia aperte”.
A che punto sono i lavori alle casermette in via Palmanova?
“Stanno procedendo. Purtroppo la ditta che aveva vinto l’appalto ha rinunciato dopo aver fatto una parte dei lavori. Questo ha significato rifare l’appalto e qualche mese di stop che ne è conseguito. I lavori poi sono ripresi e in questi giorni stanno facendo la copertura e l’impresa dovrebbe chiudere l’involucro entro la fine dell’anno. I lavori verranno conclusi entro l’estate prossima”.
Perché la ditta che aveva vinto l’appalto ha rinunciato ai lavori?
“Perché i costi erano diventati superiori ai guadagni. Questo a causa della crescita dei prezzi delle materie prime successiva al Covid”.
Viterbo – Unitus – L’aula magna del complesso San Carlo
A che punto è invece la presa in carico della vecchia caserma dei Vigili del fuoco?
“Abbiamo continuato l’interlocuzione con la provincia per capire le modalità. Tuttavia la caserma ancora non è stata lasciata libera dai Vigili. Quindi non so dare tempistiche, bisognerebbe sentire l’amministrazione provinciale”.
Come si colloca l’Unitus in termini di ricerca a livello nazionale e internazionale?
“Molto bene. Abbiamo una produttività pro capite in termini di pubblicazioni che è sicuramente tra le più alte a livello nazionale. Siamo terzi per rapporto fondi di ricerca attratti su fondo di funzionamento ordinario. Il fatto stesso di partecipare a progetti Pnrr così importanti è anch’esso un riconoscimento da parte del mondo della ricerca che considera l’Unitus ad alto livello in molte aree. Dopodiché vinciamo molti progetti sia nazionali che internazionali. Quindi siamo un’università che si colloca nella fascia alta degli atenei italiani”.
Quali sono i rapporti con il territorio e con le istituzioni e le imprese che lo caratterizzano?
“Il rapporto con le istituzioni e le imprese è ottimo. C’è una grande disponibilità di partecipazione e collaborazione. Cosa inusuale perché non si verifica in tutte le parti del paese. Poi alcune cose riescono e altre no. Dopodiché la cosa più importante è che sul territorio la considerazione e l’importanza dell’università è decisamente migliorata. Soprattutto per il fatto che l’ateneo viene sempre di più percepito come risorsa da parte del territorio. E sono contento che il territorio la senta come tale”.
E secondo lei la sente come tale fino in fondo?
“Sì, sempre di più. Sono cose che richiedono molto tempo. La nostra università il prossimo anno compirà 45 anni ed è molto giovane rispetto ad atenei che hanno secoli di storia. Quindi il processo di integrazione con la popolazione matura anno dopo anno. Ma, ripeto, la mia personale sensazione è che negli ultimi anni ci sia stata un’accelerazione in tale direzione e che il territorio senta l’università come un riferimento culturale e come un’istituzione cui ci si possa rivolgere”.
Viterbo – Il rettore dell’Unitus Stefano Ubertini
Lei prima ha detto che nel rapporto con istituzioni e imprese ci sono cose che riescono e altre che non riescono. Quali sono le prime e quali le seconde?
“Ad esempio, quando sono diventato rettore nel 2019 sembrava che l’assegnazione della caserma dei Vigili del fuoco fosse prossima mentre l’idea di rimettere a posto le casermette fosse lontana nel tempo. Invece alla fine, per motivi indipendenti dalla volontà degli enti, la caserma dei vigili è rimasta ai vigili e le casermette sistemate entro l’estate prossima”.
Viterbo è sempre più una realtà multietnica. Questa realtà si riscontra anche all’interno dell’università in termini di iscrizioni?
“Sì, decisamente. Innanzitutto il fatto che la città di Viterbo sia sempre più multietnica ne sono felicissimo perché il futuro del mondo si basa su questo. Nel mio programma avevo prospettato un’apertura verso una dimensione internazionale. Il Covid, certo, non ci ha agevolato ma ci ha permesso di progettare e ad oggi abbiamo quasi 500 studenti stranieri, il 7% di tutti gli studenti. Un numero impensabile fino a qualche anno fa. Nel 2019 erano meno di 50. Una scelta che fa crescere anche i nostri studenti che incontrano lingue e culture diverse e imparano a capire che il mondo non si chiude e non finisce a Viterbo e in Italia. Una svolta importante per tutta la comunità università. Dopodiché non ci sono alternative e dobbiamo lavorare per accogliere studentesse e studenti da tutto il mondo”.
Intelligenza artificiale, quali sono i progetti in campo da parte dell’Unitus?
“L’intelligenza artificiale è diventata di moda con l’arrivo di ChatGpt che ha mostrato al mondo le sue potenzialità nella vita di tutti i giorni. Nel mondo della ricerca l’intelligenza artificiale è presente già da diversi anni. Non abbiamo un dipartimento di informatica, quindi l’intelligenza artificiale è presente in numerosi progetti, nel campo dell’agraria, delle scienze umane, linguistico, dell’energia. È una realtà trasversale ed è un argomento sul quale stiamo meditando anche dal punto di vista della didattica perché mette a disposizione degli strumenti che richiedono un adattamento del metodo di insegnamento. L’intelligenza artificiale è un’onda che non si riesce a fermare e tutti si devono rendere conto che si tratta di una realtà da cui non dobbiamo essere travolti. Questo, a livello didattico, significa insegnare ai nostri ragazzi che devono essere loro a controllare l’intelligenza artificiale e non a farsi controllare dalla stessa. Per questo lo studio è fondamentale. E bisogna investire di più sulla formazione dando alle persone più competenze in un mondo dove l’intelligenza artificiale sarà sicuramente presente ovunque”.
Viterbo – Unitus – La consegna dei diplomi di laurea a piazza San Lorenzo
Università in cifre. Quante sedi, quanti studenti, laureati, dipartimenti e docenti?
“Abbiamo 6 dipartimenti, 50 corsi di laurea, di cui 25 magistrali, 23 triennali e due a ciclo unico, cioè quinquennali. Abbiamo 8 mila studenti e circa 400 dottorandi. Abbiamo poi 400 tra docenti e ricercatori e più di 300 lavoratori per quanto riguarda il personale amministrativo. Le sedi sono sempre le stesse: San Carlo, Santa Maria del Paradiso, Santa Maria in Gradi e due sedi al quartiere Riello. Poi abbiamo altre due sedi, una a Civitavecchia e una a Rieti. Infine i laureati ogni anno sono superiori ai mille”.
L’università ha intenzione di aprire altre sedi all’interno del centro storico di Viterbo?
“Al momento no, gli spazi per il momento sono sufficienti”.
Anche le case dello studente sono sufficienti?
“No, queste non sono sufficienti e la città di Viterbo, così come Civitavecchia, ne avrebbero decisamente bisogno. Noi ci stiamo lavorando, ma dipende da LazioDisco, cioè dalla regione. Ed è importante che la città sia accogliente con i fuori sede”.
A che punto è la borsa di studio dedicata all’artista Alessio Paternesi?
“Per noi è un gioia e un privilegio ricordare un grande artista come Paternesi attraverso una borsa di studio. Assieme al gruppo di professoresse che se ne sta occupando abbiamo parlato con la figlia Monica e vagliato alcune ipotesi. Un percorso su cui si è mossa anche Tusciaweb per ricordarne la figura sollecitando anche le istituzioni. Un’iniziativa, quella del giornale, cui abbiamo aderito con grande piacere. La presentazione ufficiale è prevista per il 21 di marzo, l’inizio della primavera, tenuto anche conto della passione di Paternesi per i giardini. Sarà inoltre uno degli eventi di punta per i 45 anni dell’università della Tuscia”.
Quali sono le iniziative previste per i 45 anni dell’Unitus?
“Saranno tante, il catalogo è in costruzione. Catalogo che verrà presentato a gennaio. Ci sarà comunque l’evento finale di Credi in Gradi per costruire sistemi di realtà aumentata capaci di raccontare l’ateneo. Ci sarà poi l’evento finale Donazione sangue che ha coinvolto il ministero della salute e tutte le università del Lazio e di cui Unitus è capofila. Previsto inoltre un incontro in cui inviteremo diversi autori nazionali di libri gialli per parlare con i nostri studenti, risolto a tutta la comunità. Dopodiché tutti i dipartimenti hanno fatto una selezione di decine e decine di eventi lungo tutto l’arco dell’anno e che vanno dal biodiversità al festival della scienza”.
Viterbo – Unitus – Il complesso del Riello
Cosa si aspetta dal 2024?
“Mi aspetto una città sempre più universitaria. Mi aspetto di vedere sempre più studenti e studentesse in giro per Viterbo. Mi aspetto di vedere una città sempre più multietnica”.
Qual è stato il valore aggiunto del rettore Stefano Ubertini per l’Unitus?
“Il rettore deve innanzitutto avere una visione d’insieme e trasmetterla a tutta la comunità. Sono contento delle attività messe in campo, di cui abbiamo parlato, e dell’identità visiva che abbiamo realizzato a partire dall’uniformità del logo e della comunicazione dell’ateneo. C’è poi la collaborazione con le altre università per portare nuovi corsi di laurea come scienze motorie con il Foro italico e scienze della formazione con Roma Tre. Il contributo che deve dare il rettore è la linea politica che condivide con gli organi di governo cercando di interpretare il sentimento della comunità. Il merito però è delle persone. Un rettore da solo non fa niente”.
Daniele Camilli
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