Sono finiti in manette per furto aggravato e detenzione abusiva di arma tre cittadini romeni di 22, 28 e 41 anni, residenti a Gradoli.
Slitta a lunedì l'udienza preliminare per la rapina ad Ausonio Zappa. I quattro accusati di aver derubato e pestato a sangue l'82enne, torneranno davanti al gup il 21 gennaio.
La famiglia dell'82enne pestato e derubato nella sua villa a Bagnaia sarà parte in causa al processo contro i rapinatori. Questa mattina i quattro giovani accusati dell'omicidio e della rapina all'82enne compariranno davanti al gup di Viterbo Salvatore Fanti.
Il processo a G. C., pensionato di Gallese arrestato a maggio dell'anno scorso, inizierà il primo febbraio. L'accusa è passata da tentato omicidio a lesioni.
Secondo rinvio per il troncone romano dell'inchiesta Asl. Il motivo è lo stesso dell'altra volta: l'udienza di ieri coincideva con il processo Cev. Impossibile svolgere entrambi: la Asl è slittata a marzo.
Il dissesto della società partecipata del Comune è messo nero su bianco in tribunale. I primi testimoni dell'accusa lo hanno ripercorso ieri, in sette ore di udienza e davanti a una platea di avvocati. Solo uno dei 26 imputati era in aula: l'ex direttore generale di palazzo dei Priori Armando Balducci (fotocronaca).
(f. b.) - Presta soldi alla convivente e viene accusato di estorsione, assolto. La donna aveva accumulato debiti di gioco con i videopoker del circolo in cui lui lavorava mettendolo in difficoltà con il titolare.
Urla e liti non fanno una condanna per maltrattamenti in famiglia. Il tribunale di Viterbo ha assolto un trentenne di Soriano nel Cimino, accusato di aver insultato e, talvolta, malmenato moglie e figli.
(s.m.) - Furono arrestati a settembre con l'accusa di aver coltivato un ettaro di marijuana a Tuscania. A breve, inizierà il processo per O. F. e L. G., pastori sardi di 42 e 49 anni, ritenuti i proprietari della selva di droga.
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(s.m.) - L'immobiliarista di Capodimonte, condannato per l'omicidio della sua ex, tornerà sotto processo ad aprile. Stavolta per una torbida vicenda di estorsione e calunnia a danno di un'altra sua ex compagna.
La procura di Viterbo ha chiesto di mandare direttamente a giudizio gli arrestati di Genio e sregolatezza, la maxi inchiesta su una ventina di presunti appalti truccati nel Viterbese.
Si comincia. Il processo Cev entra nel vivo oggi con l'ascolto dei primi testimoni. La strada è lunga e dura: sono 350 le persone chiamate a testimoniare dalle difese. Molti testi coinciderebbero e gli avvocati si sono impegnati a dare una bella sfoltita alle liste. Gli unici realmente sfoltiti, almeno finora, sono gli imputati.
Parla in aula il bracciante vetrallese accusato di sequestro di persona, maltrattamenti in famiglia, lesioni e minacce all'ex compagna.
Il giudice di pace di Viterbo ha sollevato il conflitto di attribuzioni davanti alla Corte costituzionale. Ciò significa che sarà la Consulta a decidere se il Cavaliere debba rispondere di diffamazione contro Di Pietro.
Scagionati dall'accusa di lesioni per due certificati medici mancanti. E' finito così il processo a due tuscanesi finiti a giudizio per una violenta lite avvenuta il 19 dicembre 2009.
(s.m.) - Una condanna, sei rinvii a giudizio e tre patteggiamenti, tra cui quello del ristoratore Ivo Gobbino. E' il bilancio dell'indagine "Sfinge", su un traffico di immigrati egiziani scoperto a Viterbo nel 2008 da Digos e Squadra mobile.
(f.b.) - Spinto in macchina, portato al parco e buttato dentro una fontana. Ma, cadendo si è ferito, e per i presunti autori di quello scherzo sono iniziati i guai. Cinque ragazzi sono sotto processo per lesioni e sequestro di persona nei confronti di un 17enne.
Nuova udienza per i cinque lavoratori indiani presunte vittime di riduzione in schiavitù. Il processo in Corte d'Assise a Roma è continuato lunedì con l'ascolto di alcuni dei poliziotti che condussero l'indagine.
Lo ha minacciato con una pistola giocattolo per non pagargli un furgone. L'uomo, originario di Gallese, imputato per rapina ed estorsione, è stato condannato ieri a un anno dal tribunale di Viterbo.
E' stato condannato a sei mesi l'uomo evaso dai domiciliari per soccorrere la moglie. La sentenza è arrivata ieri mattina. Il giudice del tribunale di Viterbo Rita Cialoni non ha creduto al 40enne di etnia sinti arrestato a dicembre per evasione.
Un anno e quattro mesi di reclusione. A tanto è stato condannato il macchinista di un treno, per aver dato un morso sul braccio a una ragazza. Era la primavera del 2011. L'uomo fu denunciato da una 18enne conosciuta sul treno.
Colpito in pieno viso da due carabinieri, li denuncia. Viene fermato tre volte in quattro mesi. All'ultima, sferra un calcio a un militare e finisce a giudizio per lesioni e resistenza. Se l'è cavata con una multa di 200 euro.
Era riuscita a "soffiargli" l'anello della madre, gioielli, due televisori e un tavolo. Merito del suo forte ascendente sul capo che, però, alla fine, l'ha denunciata per appropriazione indebita.
Si ricomincia. Paolo Esposito, i genitori Enrico Esposito e Maria Lorenzini e l'avvocato Mario Rosati tornano in aula. Stavolta tutti e quattro come imputati in un nuovo processo nato dal giallo di Gradoli.
Continua il processo all'imprenditore di Canino e a un indiano per riduzione in schiavitù cinque lavoratori. La vicenda giudiziaria, all'esame della Corte d'Assise di Roma, nasce dall'operazione Kunta Sing.
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