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Viterbo - Spuntano fuori altre foto che svelano la grave condizione in cui versa la zona militare in cui un tempo si producevano armi per la distruzione di massa - A pochi passi dal lago di Vico e nel bel mezzo di una riserva naturale - FOTO

Chemical city, tubature da cui esce liquido nero e carotaggi lasciati sul terreno

di Daniele Camilli

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Ronciglione – Chemical city. Non finisce qui. Spuntano fuori altre foto che vanno ancor più in profondità rispetto a quelle scattate da Federico Manfredi che hanno avuto come conseguenza immediata un’interrogazione parlamentare da parte del senatore Francesco Battistoni.

Le foto che pubblicate in allegato a quest’articolo evidenziano una situazione decisamente grave rispetto allo stato in cui versa la zona militare a pochi passi dal lago di Vico. Comune di Ronciglione. Il magazzino materiali di difesa nucleare, batteriologica e chimica finito di bonificare nell’estate del 2015.


Le tubature della Chemical city che perdono liquido nero


Cosa raccontano queste nuove fotografie che di fatto danno una panoramica complessiva di quasi tutta la zona? 

Innanzitutto. Le tubature di uno degli edifici continuano a perdere del fluido. Un liquido nero. Affatto rassicurante. Tubature arrugginite che, probabilmente, si trovano in questo stato da diversi anni. E il dubbio che sorge è che la perdita sia andata avanti per diverso tempo. Nel bel mezzo di una riserva naturale, quella del lago di Vico, istituita con legge regionale nel 1982. La Chemical city sta infatti lì. Trentasei ettari di terreno. Attorno il bosco. Una delle riserve più belle d’Italia. Davanti il lago, con i suoi stabilimenti e la gente che d’estate va a fare il bagno.


Ronciglione - La Chemical city del lago di Vico

Ronciglione – La Chemical city del lago di Vico


Dopodiché. Sul terreno ci sono ancora i carotaggi. Prelievi realizzati forse durante la bonifica iniziata nel 1996 e terminata nel 2015. Il punto è che si tratta di materiali che con probabilità contengono materiali chimici pericolosi. Buttati lì, come se nulla fosse. Abbandonati a se stessi. E considerando che la gente entra ed esce come gli pare, il rischio che qualcuno ci entri a contatto è rilevante, evidente. Un pericolo costante. Per l’ambiente e la salute. Non solo, ma i carotaggi sembrerebbero essere in più punti. Almeno tre. E chissà da quanto tempo. Magari 5 anni, da quando, nel 2015, la bonifica è stata data per conclusa.


I carotaggi abbandonati della Chemical city


La Chemical city è un bunker realizzato negli anni trenta per la produzione di armi chimiche. Scoperto dall’intelligence inglese nel 1940. Dentro c’erano iprite, arsenico, fosgene, admsite. Il magazzino materiali di difesa Nbc smise di produrre veleni con la fine della seconda guerra mondiale, ma rimase nell’ombra per decenni. Ci fu anche un’interrogazione parlamentare. Nel 1985. Del Partito comunista. A firma del deputato Famiano Crucianelli, rivolta all’allora ministro della difesa Giovanni Spadolini, in cui si chiedeva cosa stesse succedendo all’interno dell’area. Il ministro rispose che “in detto magazzino non vengono prodotti, né detenuti, né sperimentati aggressivi di qualsiasi natura”.


Ronciglione - La Chemical city del lago di Vico

Ronciglione – La Chemical city del lago di Vico


Un altro aspetto che emerge dalle fotografie è il via vai di gente all’interno della Chemical. A testimoniarlo sono le scritte murali all’interno di uno degli edifici. In una zona piena di pericoli. Infatti, qua è là, si notano dei buchi nel terreno dove qualcuno potrebbe anche cadere finendo non si sa bene dove e a contatto con quale sostanza chimica ancora presente. In uno di questi è stata pianta anche una sedia. Per evitare appunto l’irrimediabile. All’interno dell’area c’è anche un albero di mele. Una raccomandazione. Non le cogliete. Non le mangiate.


I graffiti all’interno della Chemical city


Dalle fotografie emerge anche lo stato fatiscente di diversi fabbricati. Alcuni dei quali distrutti. Diversi sono invece in pessime condizioni. Pericolosi, soprattutto, per chi ci dovesse entrare dentro. C’è poi diversa monnezza sparpagliata in giro. E sembra proprio che diversi materiali siano in qualche modo riconducibili alla bonifica. Ci sono infatti guanti, maschere, oggetti di metallo e plastica, bottiglie, vetri e altro ancora.


Ronciglione - La Chemical city del lago di Vico

Ronciglione – La Chemical city del lago di Vico


La Chemical city venne a galla nel 1996, durante la prima operazione di bonifica condotta nel più assoluto segreto. Quell’anno un ciclista venne investito da una nube tossica fuoriuscita dal centro chimico, svelando a tutta la popolazione, fino ad allora ignara, la dimensione del problema. Il ciclista colpito dalla nube tossica s’è salvato. E’ stato tuttavia l’ultima vittima delle armi chimiche in Europa. La bonifica è terminata pochi anni fa, nel luglio del 2015.


Ronciglione - La Chemical city del lago di Vico

Ronciglione – La Chemical city del lago di Vico


Nella seconda metà degli anni ’90, nel corso della prima bonifica della zona militare del lago di Vico, “vennero trovate – scrive Gianluca Di Feo nel libro Veleni di Stato – almeno 150 tonnellate di iprite del tipo più micidiale, mescolata con arsenico. In più c’erano oltre mille tonnellate di admsite, un gas potentissimo ma non letale usato contro le dimostrazioni di piazza. E oltre 40 mila proiettili di tutti i calibri”. Dal terreno sono poi sbucate 60 cisterne di fosgene assassino, ciascuna lunga quattro metri; tutte in pessime condizioni, con evidenti lesioni e tracce di ruggine”.


Ronciglione - La Chemical city del lago di Vico

Ronciglione – La Chemical city del lago di Vico


Un’altra cosa, che salta agli occhi guardando le foto pubblicate. Accanto a uno degli edifici c’è tutta una zona sterrata e priva di vegetazione. Come se si trattasse di una buca successivamente ricoperta di terra.


La zona sterrata della Chemical city


Infine, qualche domanda. La Chemical city contiene ancora al suo interno materiali chimici nocivi per la salute e il territorio? Perché c’è un barile che buttafuori materiale nero? Perché dalle tubature esce ancora del liquido? Perché è stato lasciato in giro del materiale come se nulla fosse? Perché non ci sono controlli sulla sicurezza della zona con gente che, alla fine, ci finisce dentro senza neanche rendersene conto andando incontro a pericoli gravissimi per la propria incolumità? Perché la recinzione dell’area è andata in parte distrutta e nessuno l’ha più riparata? Perché sono stati lasciati a terra i carotaggi effettuati probabilmente nel corso della bonifica? Che cos’è la zona sterrata e priva di vegetazione che si vede dalle fotografie? Cosa c’è in fondo ai buchi nel terreno dove le persone che entrano possono anche cadere? La bonifica è stata fatta a dovere oppure no? Chi è il responsabile di tutto questo?

Daniele Camilli


Fotogallery: La condizione degli edifici della Chemical cityLe tubature che perdono liquido neroI carotaggi abbandonatiLe scritte sui muriLa zona sterrata

Articoli: “Chemical city, la bonifica è stata completa ed efficace?” – Chemical city: edifici fatiscenti, immondizia, recinzione colabrodo e… un barile da cui esce roba nera


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10 febbraio, 2020

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