Civitella d’Agliano – (s.m.) – Quel verbale archiviato gli costerà caro.
Il sindaco di Civitella d’Agliano Roberto Mancini è stato condannato a risarcire il comune per 50mila euro.
La sentenza della Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione Lazio, è stata pubblicata pochi giorni fa.
Al primo cittadino si contesta di aver causato un danno erariale alle casse del comune. Motivo: aiutare l’imprenditore Domenico Chiavarino a far passare per bonifiche agrarie quelle che, per i magistrati viterbesi, erano cave abusive. Il processo per corruzione a Mancini e Chiavarino è ancora in corso, ma la Corte dei conti accoglie in pieno le tesi della procura viterbese, arrivando persino a parlare di “accertate tangenti” dall’imprenditore al sindaco. Cuore dell’ipotesi accusatoria.
Nel luglio 2006, il sindaco di Civitella archiviava un verbale della forestale, che segnalava scavi sospetti e troppo profondi nei terreni in località Ontaneto, con successiva estrazione di ghiaia da rivendere. Proprio come in una cava. “Le buche arrivavano fino alle falde acquifere”, testimonia al processo a Viterbo il forestale Paolo Cerasi. La sanzione della forestale andava da un minimo di 35mila euro a un massimo di 350mila. Ma il comune può valutarla. E Mancini che fa?
Ordina al responsabile dell’ufficio tecnico Giorgio Bianchi di stilare una relazione, sulla quale si legge che “non è possibile accertare con sicurezza l’effettivo trasferimento e trasporto del materiale presso i cantieri per il successivo impiego a fini commerciali”. Fatto smentito, per la Corte dei conti, dalle indagini della forestale. “Quattro camion al giorno – si legge nella sentenza – facevano la spola tra le due località caricando il materiale da vagliare in località Ontaneto e scaricandolo nei pressi della Inerti Viterbo”.
Per la magistratura contabile “Mancini era perfettamente consapevole dell’attività abusiva svolta da Chiavarino”. Non solo: “Si era fatto promotore di incontri presso il proprio studio privato e presso gli uffici comunali con Chiavarino e con personale del corpo forestale (il comandante della forestale di Bagnoregio indagato per “consigli” al sindaco, ndr) per evitare di dare seguito al verbale di contestazione e per venire incontro agli interessi del Chiavarino”. In tal modo consentiva all’imprenditore “di continuare indisturbato nell’attività abusiva”, evitandogli “di dover corrispondere al comune di Civitella d’Agliano una somma a titolo di sanzione non inferiore a 35mila euro (pari al minimo previsto per legge)”.
La sentenza ripercorre i punti salienti dell’indagine “Miniera d’oro”, tuttora oggetto di processo: dalle centinaia di intercettazioni, dichiarate inutilizzabili, alle fattura da 22mila euro “riferibili a prestazioni inesistenti e pertanto – secondo la corte – costituiscono tangenti per aver assicurato a Chiavarino la possibilità di effettuare attività estrattiva mascherata da lavori di bonifica agraria”.
“L’atto di archiviazione cela uno sconveniente favore nei confronti dell’impresa”, concludono i giudici che, però, hanno ridotto di molto la cifra stimata dai pm contabili: il danno erariale ipotizzato ammontava a oltre 196mila euro.
Quantificazione non attendibile, secondo la sezione presieduta da Ivan De Musso (consiglieri Pina Maria Adriana La Cava e Giuseppina Maio), che è scesa a 50mila euro, determinando il danno in via equitativa. A Mancini resta l’appello.
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