– “Chiavarino si lamentava di Mancini. Pensava che ce l’avesse con lui”.
Così l’ex assessore al Comune di Civitella d’Agliano Santino Porcari, ascoltato ieri al processo sulle presunte cave “spacciate” per bonifiche agrarie. Gli imputati sono due: l’imprenditore Domenico Chiavarino e il sindaco di Civitella d’Agliano Roberto Mancini, entrambi accusati di corruzione.
Porcari, oggi consigliere comunale, ha raccontato di aver scambiato qualche parola con l’imprenditore, un giorno. “Chiavarino credeva che Mancini gli portasse rancore” spiega, e aggiunge, sollecitato dal pm Fabrizio Tucci: “Il motivo, forse, è collegato all’ordine di sospensione, emesso dal sindaco, di alcuni lavori che Chiavarino stava eseguendo a Civitella”.
Porcari è il secondo testimone che ne parla. L’altro era anche lui un ex assessore. La difesa, probabilmente, li ha chiamati a deporre in aula per dimostrare che non c’era alcun “patto d’acciaio” tra sindaco e imprenditore, se il primo, addirittura, metteva i bastoni tra le ruote al secondo.
L’accusa ritiene, invece, che ci fosse una chiara convergenza di interessi. Con Chiavarino intenzionato a continuare a scavare in località Ontaneto per estrarre ghiaia da rivendere e il sindaco che avrebbe intascato una tangente da 20mila euro per far passare il tutto per bonifiche agrarie. Ma per gli avvocati quei soldi erano dovuti: il compenso che Mancini si aspettava per un lavoro che il suo studio di geometra aveva fatto per Chiavarino.
Alla prossima udienza del 18 giugno parleranno gli imputati.
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