– “Dopo undici giorni in cella di isolamento, potevo dire di tutto. I pm mi facevano pressione. Avrei fatto qualsiasi cosa per uscire da quell’inferno”.
A parlare è il sindaco di Civitella d’Agliano Roberto Mancini. Il racconto dei suoi giorni in carcere entra nel processo Miniera d’oro. La Procura di Viterbo lo accusa di corruzione per aver aiutato l’imprenditore Domenico Chiavarino a far passare per bonifiche agrarie delle cave abusive. In ballo, c’è una presunta tangente da 22mila euro intascata dal sindaco, che ieri si è difeso in un’ora di interrogatorio.
“Non era una tangente – ha spiegato – ma il mio compenso per dei lavori che avevo fatto per Chiavarino. Compresi i permessi per gli scavi in località Ontaneto”. E’ questo l’oggetto del processo: i lavori in alcuni terreni di Civitella d’Agliano. Lavori che, per l’accusa, servivano a Chiavarino per estrarre ghiaia per coprire il piazzale di un’area di servizio sull’A1, mentre ai proprietari sarebbero stati offerti soldi e prospettato il vantaggio di una bonifica agraria. E Mancini? “Io scrivevo la dia (dichiarazione di inizio attività) – ha riferito l’imputato, che di mestiere fa il geometra -. Le facevo firmare da un mio collaboratore perché, anche se erano lavori per dei privati, come sindaco preferivo che non comparisse il mio nome”.
Chiavarino comincia a scavare. La forestale si accorge subito che quei fori nel terreno arrivano troppo in profondità. “Lambivano le falde acquifere”, racconta Paolo Cerasi del Nipaf (Nuclei investigativi provinciali di polizia ambientale e forestale) alla prima udienza del processo. E proprio il Nipaf, che conduce le indagini, eleva due verbali. La sanzione va dai 35mila ai 350mila euro. “Chiavarino stava esagerando”, diceva Mancini ai primi interrogatori, dopo il suo arresto del 2009. Parlava di “dissesto” e di buche che, quando pioveva, erano come “piscine di sette o otto metri”. Ieri non ha usato le stesse parole rispondendo alle domande serrate del pm Fabrizio Tucci: “Mi preoccupava il problema sociale – ha dichiarato -. Se Chiavarino non avesse pagato, la multa poteva ricadere in solido sui proprietari dei terreni. Mi premeva che Chiavarino sanasse eventuali anomalie”.
Tra queste, anche le lesioni che il continuo passaggio dei camion della ditta aveva provocato alle strade di Civitella. “C’è un’ordinanza di divieto di transito dei furgoni di Chiavarino – ha affermato il sindaco -, come ci sono ordinanze di ripristino dei luoghi per gli scavi”.
Grande assente al processo, eccezionalmente, il coimputato Domenico Chiavarino, che parlerà alla prossima udienza del 24 settembre. L’imprenditore è imputato anche in un altro processo celebrato ieri al tribunale di Viterbo: quello dell’appalto dei lavori alla scuola elementare Lo Gatto di Graffignano. Ieri pomeriggio è stato ascoltato uno dei tre imputati, Federico Mecali. Gli altri due saranno sentiti a ottobre. Sempre ammesso che non si avvalgano della facoltà di non rispondere.
Stefania Moretti
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY