Viterbo – Nuova Macchina di santa Rosa, respinto il ricorso presentato da Gianluca Di Prospero.
Ieri alle 13.30 la commissione che ha valutato i 42 progetti ritenuti ammissibili, si è riunita per esprimere il proprio parere sul ricorso presentato da Di Prospero, arrivato secondo con soli cinque punti di distanza con la sua “Rosa nel cuore”, dalla prima classificata “Gloria” di Raffaele Ascenzi.
Secondo Di Prospero ci sarebbe stata un’anomalia nei documenti contenuti nella busta A.
Il nome del motto, che deve comparire insieme ai progetti, coincide con il nome della Macchina. Violando, sempre secondo Di Prospero, il principio dell’anonimato.
Non è così secondo i cinque componenti della commissione, che all’unanimità hanno respinto il ricorso, confermando il giusto operato durante le operazioni.
E’ stato stilato un verbale ed è consultabile con accesso agli atti.
Nelle motivazioni riportate si evince come in tutti gli elaborati, grafici, informatici, il modello siano stato identificati con il motto Gloria, non ci sono motivi per cui la commissione possa avere commesso errori nella procedura.
Il presidente Stefano Menghini, dirigente comunale, spiega meglio le ragioni del “verdetto”.
“La commissione – osserva Menghini – legge le carte e dalle carte esce solo il motto Gloria.
Che coincidesse con il nome della Macchina nessuno lo sapeva fino al momento successivo alla proclamazione, quando è stato proclamato. Nelle carte c’è sempre Gloria. Come motto”.
Attenendosi alle carte, quindi, la commissione ha preso atto che il motto della creatura di Raffaele Ascenzi è Gloria. Quello aveva e su quello i cinque componenti si sono basati.
Perché Gloria è stato riportato come motto e non figura come nome.
“Noi ci siamo limitati a leggere le carte – dice ancora Menghini – e la relazione tecnica che fa testo. Ovunque il motto è Gloria.
Il nome non è riportato, è stato detto a voce altrove e successivamente. Ma noi non sentiamo quello che accade dopo. Leggiamo le carte”.
Quindi, che motto e nome alla fine siano coincisi, per la commissione non rappresenta una violazione dell’anonimato, in quanto nel momento in cui è stata valutata la proposta, questa era correttamente identificata con un motto, Gloria.
Segretezza rispettata, visto che nessuno era a conoscenza del nome vero.
Coincidente con il motto o meno.
Resta da capire se le motivazioni espresse siano sufficienti al ricorrente o se dovesse decidere comunque di ricorrere, come aveva annunciato, al Tar.
Giuseppe Ferlicca
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