Viterbo – Un fiume di denaro per servizi inesistenti o tutt’altro che a regola d’arte. Pagava il comune. Quindi, i cittadini.
Lo hanno scoperto gli inquirenti nell’inchiesta “Vento di maestrale” (I blitz: video – fotocronaca – slide – fotocronaca2 – slide): da una prima stima, ammonterebbe almeno a un milione e duecentomila euro la frode ai danni di Palazzo dei Priori su nettezza urbana, raccolta e trasporto dei rifiuti. La cifra è provvisoria; le indagini in corso, finalizzate proprio a quantificare l’importo dei presunti guadagni illeciti e sproporzionati, rispetto alla quantità e qualità delle prestazioni.
Nove arresti, nove perquisizioni e due diversi filoni d’indagine: uno sulla gestione dell’impianto di trattamento meccanico biologico di Casale Bussi; l’altro relativo alla truffa ai danni del comune sul contratto per il servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti, affidato alla società Viterbo Ambiente. Un bando datato marzo 2011, della durata di sei anni. Valore: cinquanta milioni di euro (la conferenza: video – fotocronaca – slide).
Per la gestione dell’impianto di Casale Bussi sono finiti ai domiciliari il responsabile dell’impianto di trattamento meccanico biologico (tmb) di Casale Bussi Francesco Zadotti, considerato braccio destro del patron di Malagrotta Manlio Cerroni e presidente della Ternana Calcio, non coinvolta in alcun modo nell’inchiesta, così come Cerroni; l’altro responsabile dell’impianto tmb Daniele Narcisi; il direttore tecnico della discarica Massimiliano Sacchetti e il responsabile della pesa Massimo Rizzo.
L’altro filone della truffa al comune riguarda, invece, altri cinque arrestati: il dirigente comunale Ernesto Dello Vicario e i responsabili di Viterbo Ambiente Francesco Bonfiglio, Fulvio Santini, Maurizio Tonnetti e Carlo Rosario Noto La Diega, governatore del Rotary di Lazio e Sardegna, tutti ai domiciliari.
Due capitoli diversi che hanno finito per intersecarsi nella stessa indagine. Con un unico denominatore comune: soldi pagati per servizi scadenti.
“Per quanto riguarda l’impianto, attività particolari di trattamento non venivano svolte, come la produzione di combustibile da rifiuti e frazione organica stabilizzata – spiega il pm Massimiliano Siddi, titolare dell’inchiesta -. Per quelle stesse attività, i gestori dell’impianto sarebbero stati comunque pagati. Allo stesso modo per lo spazzamento delle strade del comune di Viterbo: a fronte di lucrosi guadagni, il servizio risultava carente”. Strade sporche a prezzo pieno. E un impianto che si credeva funzionasse a pieno regime, lavorava invece al minimo delle sue possibilità. “Fino al 2012 non è stata svolta alcuna produzione di combustibile da rifiuto e negli anni successivi ne è stato prodotto in quantità minime”, spiega, ancora, il magistrato, mentre la società titolare avrebbe preso un tantum in via di quantificazione per ogni singola tonnellata. Anche se ne produceva poco, affatto o di scarsa qualità.
In qualche caso, i rifiuti sarebbero stati trattati aggiungendo calce, in barba ad autorizzazioni e prescrizioni.
L’indagine non riguarda il servizio di raccolta differenziata, ma la pulitura delle strade che, come da contratto tra comune e Viterbo Ambiente, doveva avvenire con spazzatrici meccaniche. In realtà si usavano mezzi tradizionali: ramazza e paletta, mentre le moderne spazzatrici restavano in garage. “I macchinari erano inattivi – spiega il colonnello Mauro Conte -. Il gps installato sulle spazzatrici era stato appositamente disattivato, per nascondere le inadempienze”.
Emergerebbe un ruolo di spicco del dirigente comunale Dello Vicario, accusato dagli inquirenti di essere praticamente al servizio di Viterbo Ambiente, cercando di favorire l’azienda in ogni modo. Compreso chiudere gli occhi sulle penali da applicare in caso di disservizi. Da quanto risulta agli investigatori, l’avvocato consultato da Dello Vicario per riconoscere adeguamenti economici non dovuti a Viterbo Ambiente sarebbe stato lo stesso dell’azienda. Un’anomalia non di poco conto.
Gli inquirenti hanno in mano una corposa mole di documenti e intercettazioni.
Per entrambi i filoni, la procura ha contestato l’associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla frode in pubblica fornitura. Un’accusa grave, confermata dal gip Franca Marinelli solo per il filone Casale Bussi. Contestati a vario titolo anche falso materiale, falso ideologico, abuso d’ufficio e una serie di reati ambientali.
Un lavoro di squadra che ha visto impegnati i carabinieri del colonnello Mauro Conte e la polizia stradale del vicequestore aggiunto Gianluca Porroni, insieme agli uomini del Nucleo operativo ecologico del colonnello “Ultimo” Sergio De Caprio e con il contributo dei carabinieri di Tuscania, tra il nucleo operativo radiomobile e la compagnia, coordinata dal maggiore Pietro Rajola Pescarini, già capitano del Noe.
Un maxi blitz scattato a Viterbo, Roma, Terni e Latina, che, da stamattina all’alba, ha visto impegnati oltre cento uomini, tra le perquisizioni in comune, alle sedi di Viterbo Ambiente ed Ecologia Viterbo, gestore di Casale Bussi, e in alcuni laboratori analisi. All’impianto tmb sono stati messi i sigilli, ma gli inquirenti rassicurano: “Il sequestro preventivo non comprometterà le funzionalità della discarica”.
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