Viterbo – Vento di maestrale, come il vento che fa salire la puzza di fogna in casa quando è maltempo.
Gli investigatori hanno chiamato così, non a caso, l’inchiesta da cui sono scaturiti due filoni d’indagine: uno relativo alla discarica e all’impianto di trattamento dei rifiuti di Casale Bussi, l’altro relativo a Viterbo Ambiente, la società che si occupa della raccolta e della gestione dei rifiuti del capoluogo.
Ebbene, per il filone Viterbo Ambiente, è ripreso ieri al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei il processo al dirigente comunale Ernesto Dello Vicario difeso da Giovanni Labate, al direttore tecnico della società Francesco Bonfiglio e al consigliere Maurizio Tonnetti. Finiti ai domiciliari su richiesta del pm Massimiliano Siddi nel blitz del 3 giugno 2015, devono rispondere di truffa, frode e falso.
In aula il consulente della procura Stefano Vignone, incaricato a suo tempo dal pm Siddi di passare al setaccio il contratto di Viterbo Ambiente e verificare la congruità degli emolumenti, mentre in città cresceva lo scontento per una serie di disservizi: dalla mancata pulizia delle caditoie, all’accumulo di sacchetti dell’immondizia in orari non previsti, al mancato o insufficiente servizio di spazzamento.
L’appalto da circa 50 milioni di euro in sei anni, prevedeva la rimozione e il trasporto in discarica dei rifiuti più lo spazzamento, nonché servizi extra in caso di fiere, mercati o manifestazioni e la pulizia delle fontane.
Vignone ha spiegato anzitutto come il comune non abbia applicato tutte le penali, né risolto il contratto con Viterbo Ambiente.
“Il comune avrebbe potuto effettuare controlli anche giornalieri, capillari, ma non era così. I controlli avvenivano settimanalmente o anche ogni dieci giorni. Inoltre non c’era un registro e alle contestazioni non seguivano penali che, come previsto, potevano arrivare fino alla revoca del contratto. Accadeva più spesso che il comune le recuperasse dalle somme che doveva pagare alla ditta”, ha detto il perito dell’accusa, spiegando come tra le clausole fosse prevista la rescissione del contratto nel caso di cinque penali in un anno.
Tra il 2012 e il 2014, il comune, tra penali trattenute e incassate, ha introitato 96.500 euro – meno del dovuto secondo l’accusa – circa 30mia euro l’anno, a fronte dei 9 milioni e 200mila euro l’anno di canone versato.
Tra la primavera e l’estate del 2014, Viterbo Ambiente ha chiesto un adeguamento del canone: 622mila euro in più a marzo, per l’incremento del numero delle utenze servite, diventati 800mila euro in più a aprile, per un totale di 10 milioni e 700mila euro. Cifra rivista al ribasso (10 milioni e 100mila euro) dal dirigente Dello Vicario, secondo il quale l’azienda non aveva tenuto conto, nel Pef in cui era previsto un rincaro del 13 per cento, del 10 per cento di rischio d’impresa a suo carico. L’accusa contesta però l’aggiunta al totale di ulteriori 300mila euro di “costi amministrativi”. Ci sono poi i 450mila euro in più per migliorie al servizio di spazzamento che, come detto, non funzionava aìcome doveva.
Per l’avvocato Giovanni Labate, che difende Dello Vicario, nel Pef 2014, che del suo non obbligava il comune a pagare se non trasfuso una determina, non venivano indicati costi abnormi per l’implementazione dello spazzamento e gli altri servizi preventivati. “Il contratto era sottodimensionato rispetto alle esigenze del comune, che richiedeva molti interventi aggiuntivi, pagati a parte”, ha detto il legale durante il controesame del consulente della procura. “Venivano indicate duemila caditoie, quando a Viterbo ce ne sono ottomila. Ci sono note in cui il dirigente contesta una serie di criticità. Per lo spazzamento non effettuato per colpa di problemi di Casale Bussi e non di Viterbo Ambiente, sono stati decurtati 92mila euro. Ma erano per ‘omesso servizio’, ripeto non per colpa di Viterbo Ambiente, non una penale”.
Sul Piano economico finanziario è intervenuto lo stesso Dello Vicario, rilasciando spontanee dichiarazioni, di natura molto tenica, relative al Pef.
Si torna in aula il 10 marzo, quando saranno sentiti i periti delle difese.
Silvana Cortignani
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