Cronaca - L'interdittiva del prefetto Piermatti sulla società aggiudicataria dell'appalto per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti urbani
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 Il prefetto di Viterbo Rita Piermatti |
 Una spazzatrice elettrica di Viterbo Ambiente |
Viterbo – “Concreto pericolo di infiltrazioni mafiose in Viterbo Ambiente”.
E’ il motivo scatenante l’interdittiva antimafia per la società. Interdittiva della prefettura di Viterbo, sospesa dal Tar a dicembre e dichiarata di nuovo valida pochi giorni fa.
In 15 pagine, il prefetto Rita Piermatti argomenta “il pericolo di condizionamento mafioso” intorno a Viterbo Ambiente Scarl , aggiudicataria dell’appalto indetto dal comune per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti urbani.
Un documento che è un riepilogo degli intrecci imprenditoriali dietro la società, nei quali spunta a più riprese il nome di Salvatore Buzzi, il “re delle coop” imputato al maxiprocesso “Mafia Capitale”.
Secondo la prefettura viterbese, “Viterbo Ambiente è detenuta in qualità di socia di maggioranza al 51 per cento dalla società Gesenu Spa”, destinataria anch’essa di un’interdittiva antimafia della prefettura di Perugia, emessa nell’ottobre 2015, “nonché per il restante 49 dalla Cosp Tecno Service”, società ternana. L’interdittiva evidenzia collegamenti tra la Cosp e il Cns (Consorzio nazionale servizi società cooperativa), dove Buzzi avrebbe ricoperto il ruolo di consigliere di sorveglianza per tutto il 2016 se non fosse finito in manette prima in “Mafia capitale”.
La Cosp, secondo il prefetto Piermatti, ha partecipato anche ai Consorzi raccolta differenziata Roma Scarl, Roma Due e Roma Tre, società a loro volta partecipate alla Cooperativa 29 giugno riconducibile a Salvatore Buzzi.
Non basta. Il Cns, nell’atto di cessione del Cev Spa da parte del comune a Viterbo Ambiente, “è rappresentato da Salvatore Forlenza”, uno degli imputati di “Mafia capitale”, accusato di turbativa d’asta al maxiprocesso.
Il prefetto specifica. Tenendo l’interdittiva su un piano fortemente distinto da quello penale: “la cautela antimafia non mira all’accertamento di responsabilità, ma si colloca come la forma di massima anticipazione dell’azione di prevenzione, inerente alla funzione di polizia di sicurezza, rispetto a cui assumono rilievo, per legge, fatti e vicende anche solo sintomatici e indiziari, al di là dell’individuazione di responsabilità penale”. Quindi, una misura preventiva, indiziaria e a discrezione del prefetto.
Dopo l’operazione “Vento di maestrale”, che aveva visto finire in arresto, tra gli altri, il presidente del cda di Viterbo Ambiente Carlo Rosario Noto La Diega e il consigliere Maurizio Tonnetti, l’assetto societario era stato rivisto, sostituendo sia Noto La Diega che Tonnetti, anche se il tribunale del Riesame, dopo pochi giorni, ha rimesso entrambi in libertà insieme a tutti gli altri arrestati nell’operazione.
Al prefetto Piermatti non basta e, “nonostante la variazione intervenuta nell’assetto di Viterbo Ambiente Scarl”, l’interdittiva parla di “concreto pericolo di infiltrazioni mafiose in grado di condizionare le scelte e gli indirizzi dell’impresa”, anche visti i “soggetti attori non legati a episodiche e saltuarie attività delittuose bensì rappresentanti di interessi illeciti ben consolidati”. In poche parole: “le risultanze investigative e giudiziarie giustificano la ragionevole sussistenza che le scelte economiche della società siano condizionate o condizionabili dalla criminalità organizzata”.
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