Viterbo – “La riccia”. La Saraconi. La politica intransigente.
Sono tanti i ‘nemici’ del contratto per la nettezza urbana tra comune e Viterbo Ambiente. Talmente tanti da far dire a un funzionario di Palazzo dei Priori che “il problema è che semo circondati”.
Il problema reale, semmai, era che il servizio di pulizia delle strade, che Viterbo Ambiente doveva garantire in forza di un contratto con l’amministrazione, non funzionava. Tutti lo sapevano, ma nessuno interveniva. Perché?
Aleggia, nelle intercettazioni dell’inchiesta “Vento di maestrale”, una sempiterna paura delle conseguenze civili, penali, amministrative. Il dirigente comunale arrestato Ernesto Dello Vicario, intercettato, teme di finire davanti al giudice civile per le penali applicate (“duecentomila euro di penale sicuro al 99 per cento si va davanti al giudice civile”, dice al telefono), davanti alla Corte dei conti per quelle non applicate (“perché sennò rimane il danno erariale… cioè se tu potevi farti pagare mille euro e poi non hai portato in fondo il procedimento, quello è un danno erariale”, dichiara ancora, intercettato). L’inerzia non gli porterà maggior fortuna, anzi: proprio con l’accusa di non aver mosso un dito, di fronte a un’evidente valanga di disservizi, Dello Vicario si fa due giorni di domiciliari, per poi tornare libero e sospeso dal settore ambiente.
La stessa paura delle conseguenze ce l’hanno i funzionari del suo ufficio. E hanno anche la consapevolezza che Viterbo Ambiente non sta lavorando bene. Neppure un servizio apparentemente semplice, come quello di pulitura delle strade con le spazzatrici automatiche, funziona a dovere. I gps dovrebbero monitorare il percorso delle macchine. Non lo fanno.
Dalle intercettazioni, spunta una metafora sessuale calzante, per definire l’attività delle spazzatrici e il monitoraggio coi gps: “Alcune volte dà che questo è mandrillo: scopa… oppure certe volte non ce la fa manco con l’aiutino…”.
E’ il caos. E lavorare diventa impossibile anche per gli addetti ai lavori.
“Io non la vedo… per me non ce state spazzando, cazzo – dice un funzionario del comune, preoccupato, al telefono -. Dopo a me c’è quello de Cinque stelle che hai visto che ha detto a me se io dico vabbè mi ha detto… ma poi ce vo de mezzo io, ma io che cazzo me frega, hai capito che te voglio dì… Te pigli il cazziatone, a me me denunciano alla Corte dei conti…”. E ancora, parlando del caos dei gps sulle spazzatrici: “Quella vecchia da sei metri prima non me evidenziava dove spazzava, adesso me spazza dappertutto, so due volte… l’una e l’altra cosa sono frodi, se a me mi appare che tu spazzi dove non spazzi, te rendi conto… Poi c’è testa de… la riccia… c’è la riccia che magari me fa e hai capito a chi me… me fa ‘na foto… ce semo capiti… e il problema è che semo circondati…”.
Ci sono buone probabilità che “la riccia” sia Chiara Frontini. La leader di Viterbo 2020, sempre ferma nel sottolineare i disservizi, aveva fotografato gli operai della ditta al lavoro con lo svuotamento delle caditoie. Un altro capolavoro firmato Viterbo Ambiente, per il quale la Frontini invitava ad applicare le penali previste dal contratto: 100 euro di sanzione per ogni caditoia ostruita.
Per il dirigente Dello Vicario, quello delle caditoie, in certi casi, è un vero e proprio “macello”. Come quando chiese l’intervento di Viterbo Ambiente per il cortile di Palazzo dei Priori perché c’erano venti centimetri d’acqua. Ma al tempo stesso, quello delle penali per le caditoie “è un problema serio, perché a cento euro a caditoia gli posso fa 6mila, 10mila, 11mila (euro di sanzioni, ndr)… che senso c’ha?”.
E non sanzionare, invece, che senso c’ha?
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