Viterbo – Operazione “Vento di maestrale”, è ripreso ieri davanti al collegio il processo per il filone “Ecologia Viterbo” della maxinchiesta sui rifiuti che una decina di anni fa ha scosso il capoluogo. Un terremoto scattato con i 9 arresti messi a segno all’alba del 3 giugno 2015, tra i quali quello del più noto degli imputati, ovvero “patron” Francesco Zadotti.
Operazione “Vento di maestrale” – Nel riquadro Francesco Zadotti
Zadotti si è difeso in aula lo scorso 29 novembre. Ieri è stata la volta del dipendente Daniele Narcisi, difeso dagli avvocati Francesco e Roberto Massatani, e del direttore tecnico della discarica Massimiliano Sacchetti. Per il filone “Casale Bussi” sono inoltre imputati Massimo Rizzo e Bruno Landi, mentre sono nel frattempo deceduti Gaetano Aita di Ria&Partners e il direttore tecnico di Ecologia Viterbo Paolo Stella. Vale la pena infine ricordare che per l’altro filone, ovvero il filone “Viterbo Ambiente”, sono stati tutti assolti nel merito con formula piena gli imputati Ernesto Dello Vicario, Francesco Bonfiglio e Maurizio Tonnetti.
Dopo l’esame degli imputati e in attesa dell’udienza destinata all’ascolto dei primi testimoni della difesa, fissata a aprile dell’anno prossimo, potrebbe nel frattempo arrivare un colpo di scena sul fronte “prescrizione”, da tempo sollecitata dalle difese, qualora il pm Massimiliano Siddi, che al riguardo si è per ora riservato, dovesse rimuovere “l’ostacolo” dell’associazione per delinquere finalizzata al traffico di rifiuti.
“Se cadesse l’associazione per delinquere, travolgerebbe tutto il processo”, ha ammesso lo stesso pubblico ministero, chiedendo tempo per valutare, alla luce di quanto emerso durante l’istruttoria fin qui svolta, se sia il caso o meno di andare avanti. A tal fine il collegio ha fissato un’udienza interlocutoria prima di Natale, il prossimo 17 dicembre.
La difesa del “gestore” Zadotti, lo scorso novembre, ha tirato in ballo il processo romano a Manlio Cerroni, definito “processo madre”di quello in corso a Viterbo, concluso il 5 novembre 2018 all’insegna del tutti assolti, compreso il patron di Malagrotta, perché secondo i giudici romani non ci fu alcuna associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti.
Al centro della vicenda il presunto traffico illecito di rifiuti derivante dal mancato rispetto dei quantitativi di Cdr da inviare alla termovalorizzazione e invece stoccati in balle posizionate nel piazzale come accadeva a Casale Bussi essendo l’impianto non idoneo alla produzione, in violazione delle prescrizioni, allo scopo di mantenere i guadagni.
Le difese, anche durante l’udienza di ieri, hanno ribadito l’esistenza di una valanga di note inviate da Ecologia Viterbo a Comune e Regione a causa dei continui stop del termovalorizzatore di Colleferro. Tutta colpa dell’emergenza rifiuti a Roma del 2012-2013 che, dopo la chiusura della discarica di Malagrotta, avrebbe costretto l’impianto gestito sulla Teverina da Ecologia Viterbo a farsi carico di un surplus di tonnellate di monnezza al giorno, in soccorso obbligato a Roma Capitale per decreto commissariale.
Fatto sta che alla discarica di Casale Bussi, dal 2005 al 2013, non è stato prodotto alcun Cdr, contro il 25% previsto. Le indagini sono scattate in seguito all’emergenza rifiuti di Roma, con 600 tonnellate al giorno di conferimenti non previsti che hanno generato degli esuberi.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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