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Truffa e falso ai danni dello Stato - Chieste quattro archiviazioni - Si attende ora l'udienza preliminare

Inchiesta Inps, 15 richieste di rinvio a giudizio

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Viterbo - La sede dell'Inps

Viterbo – La sede dell’Inps

Il pm Paola Conti, titolare dell'inchiesta sull'Inps

La pm Paola Conti

Viterbo – Quindici richieste di rinvio a giudizio.

A processo per la presunta truffa ai danni dell’Inps, la procura vuole 15 dei 19 indagati nell’inchiesta sui riscatti di laurea e le pratiche pensionistiche a prezzi stracciati all’istituto di previdenza viterbese. Per gli altri quattro (i medici Bruno Mongiardo e Stefano Ruspantini e Franco De Sanctis e Anna Lisa Sanna) ci sono altrettante richieste di archiviazione, di cui due (De Sanctis e Sanna) per intervenuta prescrizione.

Le indagini della Guardia di finanza, iniziate nell’estate 2013 e coordinate dal sostituto procuratore Paola Conti, svelano un sistema clientelare. Il “sistema Inps”. Un favore non si nega a nessuno, soprattutto se a recarsi in ufficio per una pratica sono un politico, un medico o un professore. “Gente che conta”, come li definì un dipendente intercettato.

E da un lato ci sono proprio loro, i dipendenti. Dall’altro, invece, i richiedenti. I favori sarebbero costati all’Inps 560mila euro, secondo le verifiche congiunte dei finanzieri del nucleo di polizia tributaria di Viterbo e dell’ufficio ispettivo dell’Inps di Roma. Dalla Capitale, del resto, è partita la prima segnalazione motore dell’indagine, dopo il procedimento disciplinare aperto su due dipendenti Mauro Patrignani e Giuseppina La Sala: il primo sospeso per sei mesi, la seconda punita con una sanzione pecuniaria. Era solo la prima delle venti pratiche sospette rilevate dai finanzieri su un controllo complessivo di settanta pratiche.

Il meccanismo contestato dagli inquirenti è complesso solo apparentemente. Alcuni degli indagati, per esempio, avrebbero pagato 30mila euro anziché 70 per un riscatto della laurea (e qui starebbe la truffa), facendo figurare che la richiesta era di parecchi anni prima (qui starebbe invece il falso). Bastava semplicemente “giocare” sulla data di arrivo della richiesta, sul protocollo in entrata e sulle retribuzioni dell’utente. In sostanza, più era vecchia la pratica o più basso il reddito o entrambe le cose insieme, meno l’utente pagava. E tanto riuscivano a risparmiare, tanto toglievano all’istituto di previdenza e quindi allo Stato, secondo le indagini della Finanza.

Molte delle pratiche vagliate dalle fiamme gialle non avrebbero poi avuto il protocollo in entrata e il timbro di arrivo. Quindi non sarebbe stato difficile, secondo gli inquirenti, inserire nel sistema informatico una data di molto antecedente a quella reale. Ma, stando a quanto ricostruito dalla procura, in più di un caso sarebbero state alterate anche le retribuzioni dell’utente, sempre per alleggerirgli il conto.

Oltre a Patrignani e La Sala, la pm Conti ha chiesto il rinvio a giudizio per Massimo Mecarini e Rita Tinnirello (anche loro dipendenti ex Inpdap, oggi impiegati Inps) e per una lunga lista di utenti indagati per aver approfittato del “sistema”: Rossella Pari, Alfredo Brizi, Manlio Padovan, Tiziana Giorgi, Andrea Filoscia, Renato Geri, Sandro Moscetti, Cosimo Raona, Loretta Chiarapini. E poi l’ex consigliere regionale Pd Giuseppe Parroncini e l’ex sindaco di Ronciglione Massimo Sangiorgi.

I quindici aspettano ora l’udienza preliminare.


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26 aprile, 2017

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