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Tribunale - Quindici gli imputati, tra cui quattro dipendenti - Parte civile l'Istituto nazionale della previdenza sociale

Truffa da mezzo milione all’Inps, stop al processo per valutare le prescrizioni

di Silvana Cortignani
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Viterbo - La sede dell'Inps

Viterbo – La sede dell’Inps

Il pubblico ministero Paola Conti

Il pubblico ministero Paola Conti

L'avvocato Roberto Massatani

L’avvocato Roberto Massatani

L'avvocato Luca Paoletti

L’avvocato Luca Paoletti

Gli avvocati di parte civile Claudia Polacchi e Luigi Sini

Gli avvocati Claudia Polacchi e Luigi Sini

Giovanni Labate

L’avvocato Giovanni Labate

Massimo Pistilli

L’avvocato Massimo Pistilli

Marco Valerio Mazzatosta

L’avvocato Marco Valerio Mazzatosta

Viterbo – Truffa da mezzo milione all’Inps, stop al processo per valutare le prescrizioni. Quindici gli imputati, uno dei quali nel frattempo deceduto, tra cui quattro dipendenti. Parte civile l’Istituto nazionale della previdenza sociale.

Dopo il fermo forzato a causa del Covid lo scorso 14 maggio, quando era prevista l’ammissione prove, il processo è ripreso ieri davanti al giudice Giacomo Autizi.

Gli imputati, nel frattempo, sono scesi a quattordici dopo il decesso di uno di loro. Intanto incombe la scure della prescrizione, motivo per cui le parti hanno concordato nel fissare un’udienza intermedia, il prossimo 17 dicembre, per vedere chi va e chi resta.

Era il 2013 quando da Roma è partita la segnalazione che ha dato il via alle indagini della finanza, coordinate dalla pm Paola Conti, in seguito a due provvedimenti disciplinari sui dipendenti Mauro Patrignani e Giuseppina La Sala, il primo sospeso per sei mesi, la seconda punita con una sanzione pecuniaria. 

Era solo la prima delle venti pratiche sospette rilevate dai finanzieri su un controllo complessivo di settanta pratiche. Lo scandalo è deflagrato nell’autunno 2015 quando furono rese note le denunce e poi un anno dopo, nel 2016, quando furono recapitati i 415 bis agli indagati.

Alcuni dei fatti contestati risalgono al lontano 2011, le denunce al mese di ottobre del 2015. Nel frattempo sono trascorsi un altro anno per chiudere le indagini e poi altri tre anni per l’udienza preliminare.

Sono state invece archiviate da tempo le posizioni di quattro dei 19 indagati iniziali, ovvero i medici Bruno Mongiardo e Stefano Ruspantini, Franco De Sanctis e Anna Lisa Sanna.

Ieri la pm Conti ha chiesto l’ammissione tra le prove delle sentenze fino alla cassazione relative a Patrignani, anticipando la richiesta di trascrizione di un decina di conversazioni telefoniche intercettate durante le indagini preliminari. L’avvocato Andrea Botta, per l’Inps, ha invece depositato una lista testi per l’ente, che si è costituito parte civile contro gli imputati.

Secondo la procura, sarebbe emersa una gestione clientelare, il cosiddetto “sistema Inps”, tempi in cui un favore non si sarebbe negato a nessuno, soprattutto se a recarsi in ufficio per una pratica erano un politico, un medico o un professore. 

Nessuno di loro avrebbe ripagato in moneta i presunti maxisconti da migliaia di euro su riscatti di lauree e ricongiungimenti (infatti la corruzione non viene contestata), bensì ricambiando i favori alla bisogna. Da qui le “sole” accuse di truffa e falso. 

I favori sarebbero costati all’Inps 560mila euro, agevolando riscatti di lauree e ricongiungimenti contributivi “low cost”, con sconti in alcuni casi anche superiori ai 40mila euro.

Sul banco degli imputati quattro dipendenti dell’Inps: Massimo Mecarini, Rita Tinnirello, Mauro Patrignani e Giuseppina La Sala.

I dieci presunti “beneficiari” sono invece Rossella Pari, Alfredo Brizi, Manlio Padovan, Tiziana Giorgi, Renato Geri, Sandro Moscetti, Cosimo Raona, Loretta Chiarapini oltre all’ex consigliere regionale Pd Giuseppe Parroncini e all’ex sindaco di Ronciglione Massimo Sangiorgi.

Sono difesi dagli avvocati: Elena Gallo, Massimo Pistilli, Giovanni Labate, Claudia Polacchi, Luigi Sini, Roberto Massatani, Luca Paoletti, Marco Valerio Mazzatosta e Marco Sabatini. 

I legali sostengono da sempre che potrebbe essersi trattato di errori materiali, considerati gli arretrati datatissimi dell’Inps e il processo di informatizzazione all’epoca appena iniziato.

I dipendenti si sarebbero lamentati più volte dell’eccessiva mole di pratiche che avrebbe rischiato di farli cadere in errore. E del diffuso malcontento ci sarebbe traccia in diverse mail inviate al dirigente. 

Silvana Cortignani


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23 ottobre, 2020

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