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Tribunale - Quindici gli indagati - Rinviata al 30 ottobre, davanti al giudice Savina Poli, l'udienza preliminare - Incompatibile il precedente gup

Truffa all’Inps, se ne riparla fra nove mesi

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Viterbo - La sede dell'Inps

Viterbo – La sede dell’Inps

Viterbo – (sil.co.) – Truffa da mezzo milione all’Inps, rinviata al prossimo 30 ottobre l’udienza preliminare. Si terrà tra ben nove mesi davanti al gup Savina Poli, dopo che il collega Francesco Rigato si è dichiarato incompatibile, lo scoro dicembre, avendo scoperto che tra i quindici indagati c’è un’insegnante della figlia. 

Rinviati gli atti al tribunale, ieri la nuova data è stata comunicata ai difensori, mentre in aula non c’era nessuno dei diretti interessati. 

Archiviate da tempo, invece, le posizioni di quattro dei 19 indagati iniziali, ovvero i medici Bruno Mongiardo e Stefano Ruspantini, Franco De Sanctis e Anna Lisa Sanna. rischiano il processo in quindici. 

Era il 2013 quando da Roma è partita la segnalazione che ha dato il via alle indagini della finanza, coordinate dalla pm Paola Conti, in seguito a due provvedimenti disciplinari sui dipendenti Mauro Patrignani e Giuseppina La Sala, il primo sospeso per sei mesi, la seconda punita con una sanzione pecuniaria.

Era solo la prima delle venti pratiche sospette rilevate dai finanzieri su un controllo complessivo di settanta pratiche. Lo scandalo è deflagrato nell’autunno 2015 quando furono rese note le denunce e poi un anno dopo, nel 2016, quando furono recapitati i 415 bis agli indagati. Per la procura sarebbe emersa una gestione clientelare, il “sistema Inps”, tempi in cui un favore non si sarebbe negato a nessuno, soprattutto se a recarsi in ufficio per una pratica erano un politico, un medico o un professore. 

Oltre a Patrignani e La Sala, la pm Conti ha chiesto il rinvio a giudizio per i dipendenti Massimo Mecarini e Rita Tinnirello, e per gli utenti che ne avrebbero tratto giovamento: Rossella Pari, Alfredo Brizi, Manlio Padovan, Tiziana Giorgi, Andrea Filoscia, Renato Geri, Sandro Moscetti, Cosimo Raona, Loretta Chiarapini. E poi l’ex consigliere regionale Pd Giuseppe Parroncini e l’ex sindaco di Ronciglione Massimo Sangiorgi.

Nessuno di loro avrebbe ripagato in moneta i maxisconti da migliaia di euro su riscatti di lauree e ricongiungimenti (infatti la corruzione non viene contestata), bensì ricambiando i favori alla bisogna. Da qui le “sole” accuse di truffa e falso.

I favori sarebbero costati all’Inps 560mila euro, agevolando riscatti di lauree e ricongiungimenti contributivi “low cost”, con sconti in alcuni casi anche superiori ai 40mila euro.

Pochi, secondo le difese, una ventina di casi, rispetto a migliaia di pratiche lavorate ogni anno. Da sempre i legali degli indagati sostengono che potrebbe essersi trattato di errori materiali, considerati gli arretrati datatissimi dell’Inps e il processo di informatizzazione all’epoca appena iniziato. I dipendenti si sarebbero lamentati più volte dell’eccessiva mole di pratiche che avrebbe rischiato di farli cadere in errore. E del diffuso malcontento ci sarebbe traccia in diverse mail inviate al dirigente. 


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1 febbraio, 2019

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