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Tribunale - Tra gli imputati Giuseppe Parroncini, Massimo Sangiorgi e Massimo Mecarini - Processo al via a maggio, ma incombe la scure della prescrizione

Truffa all’Inps, rinviati a giudizio quindici indagati

di Silvana Cortignani
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Viterbo - La sede dell'Inps

Viterbo – La sede dell’Inps in via Metteotti

Il pubblico ministero Paola Conti

Il pubblico ministero Paola Conti

L'avvocato Roberto Massatani

L’avvocato Roberto Massatani

L'avvocato Luigi Sini

L’avvocato Luigi Sini

Viterbo – (sil.co.) – Truffa da mezzo milione all’Inps, tutti rinviati a giudizio i quindici indagati, ma incombe la scure della prescrizione. 

Il processo inizierà il prossimo 14 maggio davanti al giudice Giacomo Autizi per i quattro dipendenti Massimo Mecarini, che è anche presidente del Sodalizio dei facchini di santa Rosa, Rita Tinnirello, Mauro Patrignani e Giuseppina La Sala e per gli undici presunti beneficiari, ovvero Rossella Pari, Alfredo Brizi, Manlio Padovan, Tiziana Giorgi, Andrea Filoscia, Renato Geri, Sandro Moscetti, Cosimo Raona, Loretta Chiarapini oltre all’ex consigliere regionale Pd Giuseppe Parroncini e all’ex sindaco di Ronciglione Massimo Sangiorgi

Parte civile l’Inps.

Sono stati rinviati a giudizio questo mercoledì dal gup Savina poli, che ha accolto la richiesta del pubblico ministero Paola Conti. Alcuni dei capi d’imputazione, nel frattempo, sono già prescritti e altri si prescriveranno prima dell’inizio del processo. L’estinzione arriverà per gli altri a ottobre del 2020, per cui è altamente improbabile che si possa arrivare a una sentenza di primo grado. Il caso, in altre parole, almeno sulla carta, si chiuderà fra un anno senza colpevoli né innocenti. Alcuni dei fatti contestati risalgono al lontano 2011, le denunce al mese di ottobre del 2015. Nel frattempo sono trascorsi un altro anno per chiudere le indagini e poi altri tre anni per l’udienza preliminare. Sono state invece archiviate da tempo le posizioni di quattro dei 19 indagati iniziali, ovvero i medici Bruno Mongiardo e Stefano Ruspantini, Franco De Sanctis e Anna Lisa Sanna. 

Era il 2013 quando da Roma è partita la segnalazione che ha dato il via alle indagini della finanza, coordinate dalla pm Paola Conti, in seguito a due provvedimenti disciplinari sui dipendenti Mauro Patrignani e Giuseppina La Sala, il primo sospeso per sei mesi, la seconda punita con una sanzione pecuniaria.

Era solo la prima delle venti pratiche sospette rilevate dai finanzieri su un controllo complessivo di settanta pratiche. Lo scandalo è deflagrato nell’autunno 2015 quando furono rese note le denunce e poi un anno dopo, nel 2016, quando furono recapitati i 415 bis agli indagati.

Per la procura sarebbe emersa una gestione clientelare, il “sistema Inps”, tempi in cui un favore non si sarebbe negato a nessuno, soprattutto se a recarsi in ufficio per una pratica erano un politico, un medico o un professore. 

Nessuno di loro avrebbe ripagato in moneta i presunti maxisconti da migliaia di euro su riscatti di lauree e ricongiungimenti (infatti la corruzione non viene contestata), bensì ricambiando i favori alla bisogna. Da qui le “sole” accuse di truffa e falso. 

I favori sarebbero costati all’Inps 560mila euro, agevolando riscatti di lauree e ricongiungimenti contributivi “low cost”, con sconti in alcuni casi anche superiori ai 40mila euro.

Pochi, secondo le difese, una ventina di casi, rispetto a migliaia di pratiche lavorate ogni anno. Da sempre i legali degli indagati – tra i quali Luigi Sini, Giovanni Labate, Claudia Polacchi, Roberto Massatani, Luca Paoletti, Marco Valerio Mazzatsosta – sostengono che potrebbe essersi trattato di errori materiali, considerati gli arretrati datatissimi dell’Inps e il processo di informatizzazione all’epoca appena iniziato. I dipendenti si sarebbero lamentati più volte dell’eccessiva mole di pratiche che avrebbe rischiato di farli cadere in errore. E del diffuso malcontento ci sarebbe traccia in diverse mail inviate al dirigente. 

Silvana Cortignani


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31 ottobre, 2019

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