Viterbo – Moderati e Riformisti sono stati un errore cui Filippo Rossi ha fatto bene a porre rimedio abbandonandoli, Fioroni non è regista occulto in comune ma regista palese. Giacomo Barelli, da ex assessore, con l’uscita di Viva Viterbo dalla maggioranza, guarda a distanza la sua ormai ex coalizione, parla di future possibili intese politiche, dei suoi impegni prossimi e spiega cosa intende per opposizione durissima, quella promessa da Rossi. Non ne faranno passare una a Michelini.
Dopo l’uscita di Viva Viterbo, il sindaco Michelini ha detto d’avere i numeri, quindi va avanti e non si dimette. Fa bene?
“I numeri li ha – sostiene Barelli – finché ha la maggioranza fa bene. È legittimato, ma una riflessione forte la dovrebbe fare, sul fatto che non sta perdendo solo uomini e numeri, ma pezzi di società. Oggi quel raggruppamento che lo sostiene non rappresenta più la maggioranza cittadina”.
Tra Michelini e Viva Viterbo doveva finire così, era già tutto scritto?
“A nostro avviso, no. La riprova è l’avere proposto temi, con gli emendamenti, che se accolti, avrebbero fatto continuare la nostra presenza in maggioranza, sempre con spirito critico, dando il nostro apporto su aspetti che reputiamo importanti. Forse qualcuno ha voluto giocare su questo. In politica come doveva andare non conta niente”.
Nella lunga notte di consiglio che ha portato alla rottura, nel suo gruppo c’era molta tensione. Chi fra Rossi, lei e De Alexandris ha spinto di più per uscire?
“Abbiamo discusso lungamente. Fra di noi c’era chi vedeva come risposta negativa, il non approvare neanche uno dei nostri emendamenti, mentre chi come me, immaginava di dover attendere il discorso del sindaco Michelini. La discussione c’è stata non tanto sulla linea da seguire, piuttosto su quanto spazio dare ancora a una possibile apertura. Non è arrivata e il discorso del sindaco era, non dico imbarazzante, ma totalmente insoddisfacente. A quel punto sono stato io stesso a far presente che non c’erano più margini”.
È vero che con i bilanci non si cambia la città, come spiegato dal sindaco?
“Non si può dire una cosa simile. In questi anni mi sono dato da fare, stando in comune pure venti ore al giorno. La politica deve provare a cambiare le cose. E lo strumento è il bilancio, dove si postano somme su un progetto, piuttosto che un altro”.
Filippo Rossi dice di Michelini che è un sindaco imbarazzante. Non sono troppi quattro anni per arrivare a capirlo?
“L’imbarazzante di Rossi e il mio insoddisfacente sono riferiti alle dichiarazioni del primo cittadino. In quattro anni ci sono stati momenti positivi, accanto a difficoltà, dovute anche dall’avere come compagni, conservatori”.
Le sue deleghe per ora restano in capo al sindaco. Sono in buone mani?
“Penso di sì (Bareli sorride). Non so continuerà a gestirle Michelini fino al termine della consigliatura”.
Magari le passerà al suo ormai ex collega Delli Iaconi…
“Fra turismo e cultura c’è molta affinità. Poi ci sono deleghe delicate, come il contenzioso o il personale p i grandi eventi, con la prossima santa Rosa, difficile da organizzare”.
Davvero Fioroni è il Grande Fratello di palazzo dei Priori, regista occulto?
“Secondo me sì, ma perché occulto?”
È palese?
“Io occulto lo leverei, è palese. È il leader di una corrente di un partito e per quanto mi riguarda è tutt’altro che occulto nelle decisioni, anche attraverso coloro i quali fanno riferimento a lui. Nessuno di noi è stato mai fioroniano. Abbiamo collaborato in coalizione anche con loro. A fronte di un unico monocolore e le decisioni che passano tutte da lì, il sindaco doveva essere in grado di coordinare, altrimenti ecco come vanno le cose”.
Quindi le foto con Fioroni e Rossi insieme alla nascita di Moderati e Riformisti le strappiamo?
“I Mo.Ri. sono stati un errore cui Rossi ha fatto bene a porre rimedio. Potevano avere un ruolo di coordinamento di liste civiche, ma in questo coordinamento non non può esserci il leader di un altro partito. Quando i Mo.Ri. ci siamo resi conto d’essere diventati la stampella di una corrente di partito, non aveva più senso”.
Filippo Rossi annuncia opposizione durissima. Che significa?
“Vuol dire che voteremo no in maniera concreta su provvedimenti. Voteremo no quando si andrà all’attuazione dei provvedimenti contenuti in un bilancio che secondo noi è vuoto. Mancano soldi per rilanciare la città, mentre in altri casi vanno in direzioni che a noi non piacciono. Voteremo no in concreto e saremo molto attenti a quello che accade, vigili. Controllori del buon andamento dell’amministrazione”.
Filippo Rossi si è chiesto se Michelini non si sia candidato con l’obiettivo di massacrare la città. C’è riuscito o ha ancora un po’ di lavoro da fare?
“Manca un anno e si può fare ben poco. Quindi rispondo al contrario. Il gioco retorico di Rossi, l’essersi candidato per massacrare la città, voleva significare che se non credi che la politica serva a cambiare, ma ti candidi, è ovvio che il tuo presupposto fa cadere tutto. Ma io sono certo che Michelini abbia detto una cosa in cui non crede nemmeno lui. Me lo auguro, almeno”.
Quindi sarà un anno ininfluente?
“Ecco perché abbiamo provato a portare idee al bilancio, non per rimediare a cose non fatte, ma per tentare in extremis di fare qualcosa. Se poi la politica a palazzo dei Priori continua come ha fatto finora…”.
Che intende?
“Faccio un esempio. Due anni fa, come gruppo facemmo una grande battaglia. Noi di Viva Viterbo da una parte e Pd dall’altra. Discutevamo dell’uso di un milione e 200mila euro di proventi dalla Bucalossi. Noi sostenevamo che dovevano andare alla riqualificazione dei portici a palazzo dei Priori, il Pd li voleva destinare alla copertura dell’Urcionio fuori porta Faul. Finì con una mediazione. Metà per il primo stralcio dei portici e l’altra metà per l’Urcionio. Due mezzi progetti. Non sono cominciati nessuno dei due e sono due mezze cose. Non si è scelto di coprire tutto l’Urcionio e nemmeno di fare tutti i portici. Tra l’altro, parliamo di soldi che derivavano dall’amministrazione Marini e non spesi. Ma i cittadini se ne accorgono. Non vedono i progetti e se li vedono, sono a metà”.
Si parla di possibili intese di Viva Viterbo con formazioni più a destra, FdI, Fondazione. Vi state già organizzando?
“Questo è il momento in cui si parla di tutto. Non c’è l’accordo con nessuno. Non ci sarebbe manco stato il tempo per farlo. Noi guardiamo in tutte le direzioni, a chi come noi e con noi ha voglia di discutere di temi concreti sulla città”:
Potreste partire dalla ruota panoramica a Pratogiardino…
“Tutti la considerano una provocazione, ma non lo è, se altrove l’hanno messa. Vuol dire, valorizzare un luogo. La vera provocazione sarebbe stata se dall’altra parte qualcuno avesse risposto con un’altra idea. Invece è arrivato un no secco e Pratogiardino resta lì, abbandonato come sempre”.
L’attività da assessore la occupava molto, adesso, oltre alla sua professione. come impiegherà quel tempo, magari con un nuovo impegno a Caffeina?
“Intanto torno a fare l’avvocato a tempo pieno. A differenza d’altri, so dove andare al termine dell’esperienza politica. Caffeina è sempre stata una mia grande passione, ma non ho mai lavorato per Caffeina, non ho un ruolo. Mi auguro che il festival 2017 sia altrettanto bello come in passato. Quest’anno so’ che ci saranno personaggi importanti, se serve darò una mano gratuitamente come ho sempre fatto. Ha appreso da qualche parte che mi sarebbe stata offerta la presidenza della Fondazione Caffeina. Sarebbe di certo molto allettante per l’emolumento… andrei a prendere da 1700 euro, quanto percepivo da assessore, a zero euro. Non solo non lo farò, ma nessuno me lo ha mai offerto. Li ho sempre sostenuti perché ritengo che facciano cose interessanti per la città e poi l’indennità da presidente, come le dicevo, non è esattamente allettante…”.
Giuseppe Ferlicca
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