Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Viterbo - Caffeina 2017 - Enrico Ruggeri ospite al festival lunedì, 26 giugno alle 21,30 a piazza San Lorenzo, per presentare il suo memoir letterario "Sono stato più cattivo"

“Non faccio sconti a nessuno, nemmeno a me”

di Paola Pierdomenico
Condividi la notizia:

Enrico Ruggeri

Enrico Ruggeri

Viterbo – “Nel libro non faccio sconti a nessuno, nemmeno a me. La musica è un rito collettivo. Nello scrivere, invece, puoi scavare dentro con un po’ più di profondità ed è un’attività molto più libera”. Enrico Ruggeri mette in moto la “Giostra della memoria” e svela il “Mistero” della sua vita. Con “Sono stato più cattivo” parla di sé. Aneddoti ed esperienze che il cantautore condividerà con il pubblico di Caffeina il 26 giugno alle 21,30 a piazza San Lorenzo.

In occasione del suo sessantesimo compleanno, Ruggeri compone il suo memoir letterario ripercorrendo alcune tappe della sua esistenza di artista punk, fuori dal coro e sicuramente anticonvenzionale. 

A 60 anni decide di raccontarsi. Come mai proprio ora?
“Siamo nel novero dell’anno dei festeggiamenti – dice Ruggieri -, ho fatto un po’ di cose. 60 anni sono una data particolare e quindi ho deciso di raccontare alcune parti della mia vita. Mi piace la descrizione che ha dato la Mondadori, parlando del mio libro, come di un memoir letterario e non di un’autobiografia”.

Che intende?
“Ho raccontato un’Italia e un periodo storico, visto dagli occhi di un bambino, di un adolescente, di un ragazzo e infine di un uomo. Ovviamente, con molti episodi che mi riguardano. A un certo punto, mi sono fermato perché, per le cose più recenti, non c’era il distacco sufficiente per poterne parlare”.

Non teme le conseguenze di questo mettersi a nudo, visto che ha descritto temi particolari, personali, come il rapporto con le droghe.
“Ci sta, nel senso che è evidente che scrivi 250 pagine e poi ti chiedono soprattutto delle venti righe, giornalisticamente più interessanti. E’ il gioco della parti, perché, in realtà, non credo di aver detto nulla di trascendentale, nel senso che sono esperienze comuni, credo, al 90 per cento dei cantanti e al 70 per cento delle persone”. 

Cosa rappresenta per lei la musica e se non ci fosse stata chi sarebbe ora Enrico Ruggeri?
“Credo che, nella vita, ce la facciano quelli che non hanno un piano B. Io non lo avevo e il piano A era la musica che è il mio modo di comunicare. Strada facendo, poi, se ne sono aggiunti degli altri. Ho iniziato a suonare, senza pensare, come si fa oggi, a successo e soldi. L’ho fatto perché era la cosa che sapevo e che volevo fare. Rappresenta il mio ponte verso gli altri”.

Negli anni, sono cambiate le fonti musicali?
“La principale fonte musicale sono io e le mie potenzialità. Da ragazzo, ascoltavo una musica che continuo ad ascoltare oggi. Diciamo che, dopo l’85, sono impreparato su questo tema e non perché non mi piaccia quello che è stato fatto, ma perché ho avuto talmente tanto dai due decenni precedenti che non credo ci siano molte cose per cui valga la pena di essere ascoltate”.

E’ l’anno dei grandi anniversari: il suo compleanno, i 30 anni dal successo di Si può dare di più a Sanremo e i 40 anni dei Decibel che si sono riuniti. Quanta rabbia punk hanno ancora i Decibel?
“Probabilmente più di allora, perché, a 20 anni, hai un certo numero di cose che non ti piacciono, a 60 ci sono 40 anni in più: il fastidio per le convenzioni, le mode e i luoghi comuni è, se possibile, superiore ad allora”.

Si discute in questi giorni sulla legge elettorale. Ha detto di non aver mai votato…
“Non sono d’accordo sul fatto che tutti votino. Dal mio punto di vista, quello del rapporto col genere umano, conosco migliaia di persone che secondo me non avrebbero il diritto di votare, quindi sto a guardare”.

Più difficile scrivere una canzone o un libro?
“Sono due cose completamente diverse. Coi Decibel, i dischi sono 34 e nove i libri, per cui comincio a conoscere entrambi gli aspetti di queste attività. Scrivere un libro è sicuramente qualcosa di più intimo, mentre fare musica, ti sottopone inevitabilmente a un rito collettivo. La canzone poi dura tre minuti e devi fare i conti con la sintesi, la rima, la musicalità della parola, la strofa e l’inciso. Nello scrivere, invece, puoi scavare dentro con un po’ più di profondità ed è un’attività molto più libera”.

Quanto dell’artista Ruggieri coincide con l’uomo?
“Tutto sommato, l’artista attinge all’uomo e quindi in qualche modo cerca di ricapitalizzare quello che succede all’uomo, ma anche quello che osserva. Ho parlato anche di argomenti sui quali non sono coinvolto in prima persona, ho scritto Lettere dal carcere e non sono mai stato in carcere, oppure Trans e non sono trans, ancora Lettere dal fronte e non ci sono mai andato e L’altra madre che parla di eroina e io non l’ho mai usata. L’artista attinge a piene mani da quello che è l’uomo”.

Quali sogni musicali coltiva?
“Mi piace di più parlare di progetti, perché la parola ‘sogno’ è molto di moda oggi, ma contiene un pochino il germe della sconfitta, perché poi uno le cose oltre a sognarle le deve anche fare. Navigo a vista, però, adesso stiamo facendo un sacco di concerti, scrivo pezzi e ho sempre le antenne sollevate”.

Sono stato più cattivo, di chi o di che cosa?
“In realtà è un gioco perché, in una mia canzone “Punk prima di te”, c’è questa frase in cui dico ‘sono stato punk prima di te sono stato più cattivo’. Nella fattispecie, sta a significare che è un libro in cui non faccio sconti, neanche a me stesso, come si è notato, quindi sono cattivo anche con me”.

Paola Pierdomenico


Condividi la notizia:
16 giugno, 2017

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/tag/renzo-trappolini/