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Viterbo - Aspettando Caffeina 2017 - Filippo Rossi spiega lo slogan del festival al via dal 23 giugno e fino al 2 luglio

“A che servono le stelle danzanti? A dare un senso al mondo”

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Gran gala di Caffeina - Filippo Rossi

Gran gala di Caffeina – Filippo Rossi

Caffeina dal 23 giugno al 2 luglio

Caffeina dal 23 giugno al 2 luglio

Viterbo – (p.p.) – “A che servono le stelle danzanti? A dare un senso al mondo”. Filippo Rossi, direttore artistico di Caffeina, spiega così lo slogan del festival 2017. #acacciadistelle danzanti, un eterno movimento per contrastare la staticità del presente.

Il festival parte il 23 giugno e continuerà fino al 2 luglio. E proprio il cielo stellato d’estate farà da sfondo agli oltre 400 eventi in programma che daranno una nuova veste alla città: un posto vivo, pulsante. Affascinante.

“E’ un evidente citazione nicciana – dice Rossi – e, per noi, è la metafora di un’umanità che non si arrende all’immanente. Mi viene in mente la strofa del Cirano di Guccini: “e voi materialisti – continua Rossi citando la canzone -, col vostro chiodo fisso, che Dio è morto e l’ uomo è solo in questo abisso, le verità cercate per terra, da maiali, tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali”.

La nostra visione della cultura è l’eterna ricerca dell’uomo di dare un senso al mondo o comunque di creare un viaggio in questo mondo, contro ogni idea di staticità.

Questo vuol dire cercare le stelle danzanti. Uno slogan che è una metafora positiva e ottimistica. Caffeina come luogo dell’uomo in cerca di un senso. Varrà per il festival, ma anche per quello che sarà Caffeina da settembre e cioè uno spazio culturale col teatro, una caffetteria, la libreria e una sala espositiva. La nostra idea di cultura sempre in movimento e avanguardia e uno sguardo oltre l’orizzonte”.

Un concetto espresso anche da Giorgio Nisini che proprio a proposito di stelle danzanti ha scritto: “A cosa servono le stelle? Sono così distanti da noi, così disperse nell’orizzonte buio della notte. Ogni volta che le osservo penso che la loro luce sia troppo debole per illuminare qualcosa.

Basta la luna a far risplendere il cielo. Basta un faro artificiale o un lampione appeso a un muro di periferia per rischiarare meglio di Sirio o della Stella di Barnard.

Nella solitudine di certe sere d’estate mi sembra che abbiano un significato diverso: mi sembra che stiano lì per me, come se volessero raccontarmi una storia, con le loro composizioni zodiacali che mi mandano messaggi in codice che non capisco. Ma è solo un’illusione astrologica: è solo un bagliore puntiforme che arriva da un passato lontanissimo.

Eppure se mi lascio trasportare da questa illusione finisco per vedere un cielo capovolto che non avevo mai visto prima. Quel cielo è dentro di me, profondo e smisurato, pieno di stelle misteriose che ballano senza sosta”.


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10 giugno, 2017

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