Viterbo – “Schioccavano la cintura a torso nudo, minacciando di bruciare il locale”. E’ la testimonianza della titolare del Due Righe Book Bar di Viterbo al processo ai tre giovani di 32, 34 e 36 anni accusati di lesioni personali, minacce, percosse e stalking per avere aggredito due bariste e un avventore la sera del 7 maggio 2011 a San Pellegrino.
Lunedì davanti al giudice Giacomo Autizi la prima udienza, a distanza di sette anni.
Al locale sarebbero tornati coi rinforzi dopo l’ora di chiusura, per vendicarsi della donna che aveva negato loro per l’ennesima volta alcolici.
“Si sono presentati con alcuni minorenni, tra i quali un ragazza, tentando di aprire la porta socchiusa – ha raccontato la barista – uno degli imputati mi ha sputato in faccia, poi tutti insieme hanno atterrato un cliente che cercava di difendermi e cominciato a tirare le sedie, una delle quali mi ha colpito, ferendomi a un braccio, per cui sono finita al pronto soccorso”.
“Perché aveva negato loro da bere?”, le ha chiesto il giudice Giacomo Autizi. Secondo la parte offesa, che non si è costituita parte civile, erano il terrore della movida. “Andava avanti da mesi – ha spiegato – non gli davo da bere perché si presentavano ubriachi, minacciando di bruciare il locale, a volte a torso nudo e schioccando la cintura, erano noti a tutti i gestori del centro storico per il loro atteggiamento aggressivo e violento”.
Non a caso devono rispondere anche di stalking: “Ho ricevuto ingiurie e minacce prima, durante e dopo l’aggressione. Mi offendevano in continuazione e minacciavano di bruciarmi il locale e casa”.
Dopo il ricovero a Belcolle e la denuncia del 7 maggio, ne ha dovute sporgere altre due, l’11 e il 27 maggio di sette anni fa. “Si sono ripresentati e uno di loro mi ha detto ‘ti do fuoco, come ti premetti di farmi la querela’. Ogni volta che li vedevo ero in stato di grandissima agitazione”, ha raccontato la parte offesa.
Uno dei difensori, l’avvocato Remigio Sicilia, ha contestato il fatto che si presentassero al bar a torso nudo e schioccando la cintura. “Un particolare che finora lei non aveva mai riferito”, ha detto alla teste. “L’ho fatto ora”, ha risposto la donna, ribadendo più volte con forza come il terzetto fosse noto a tutti nell’ambiente della movida di San Pellegrino.
Il caso fece scalpore. Dopo essersi dati alla fuga all’arrivo delle volanti, i tre giovani, tutti già noti alle forze dell’ordine per le loro intemperanze, vennero arrestati a distanza di sei mesi, il 4 novembre 2011, e rimessi in libertà dopo venti giorni dal tribunale del riesame.
Silvana Cortignani
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