Viterbo – Non basterà forse la corsa contro il tempo del giudice Giacomo Autizi per evitare la prescrizione – ovvero che finisca senza innocenti, né colpevoli – il processo ai tre viterbesi che il 7 maggio 2011, per un alcolico negato quando erano già visibilmente alticci, aggredirono la titolare e una dipendente del Due Righe Book Bar di San Pellegrino.
Da quel giorno sono trascorsi oltre sette anni e mezzo, per cui gli eventuali reati commessi quella sera sono già estinti. Ma siccome oltre che di lesioni personali e percosse, i tre giovani sono imputati anche di minacce e di stalking, reato contestato nel novembre successivo, quando sono stati anche arrestati, ci sarebbe ancora una manciata di giorni per arrivare a una sentenza di primo grado.
Sempre che si riescano a sentire tutti i testimoni della difesa. Ieri se ne è presentato solo uno. Per gli altri il giudice ha rinviato alla prossima settimana, giovedì 22 novembre, anche se ci sono pochi giorni per citarli nuovamente. Ma anche qualora non dovessero presentarsi, il 22 novembre gli avvocati penalisti scioperano (ironia dell sorte) contro la riforma della prescrizione, per cui il giudice potrà sospendere il decorso della prescrizione e sperare in una ulteriore udienza per chiudere il processo con una sentenza.
Gli imputati, che oggi hanno 32, 34 e 36 anni, vennero arrestati a distanza di sei mesi, il 4 novembre 2011, e rimessi in libertà dopo venti giorni dal tribunale del riesame.
Tutti noti alle forze dell’ordine, difesi dagli avvocati Remigio Sicilia, Riccardo Catini e Fabrizio Ballarini, la sera del 7 maggio si erano dati alla fuga, riuscendo a far perdere le proprie tracce.
Secondo la titolare del pubblico esercizio, che non si è costituita parte civile, sarebbero stati il terrore della movida. “Schioccavano la cintura a torso nudo, minacciando di bruciare il locale. Andava avanti da mesi – ha spiegato in aula durante il processo – non gli davo da bere perché si presentavano ubriachi, minacciando di bruciare il locale, a volte a torso nudo e schioccando la cintura, erano noti a tutti i gestori del centro storico per il loro atteggiamento aggressivo e violento”.
“Ho ricevuto ingiurie e minacce prima, durante e dopo l’aggressione. Mi offendevano in continuazione e minacciavano di bruciarmi il locale e casa”, ha proseguito la donna. Motivo per cui al momento dell’arresto gli sono stati contestati anche stalking e minacce.
Un caso che nel capoluogo all’epoca fece scalpore e che forse oggi i più hanno dimenticato. Restano pochi giorni di tempo per sapere come andrà a finire.
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