Viterbo – (dan.ca.) – La sigla di Portobello apre il Carnevale più bello, tra migliori, i primi 10 d’Italia, e i più antichi del Lazio. Ronciglione atto primo primo. Ieri pomeriggio. Centinaia di maschere in festa e migliaia di persone ai lati che si sono poi, alla fine, riversate per le strade. Un fiume in piena. Una giornata splendida, e con tanto sole.
I prossimi appuntamenti, 24 e 28 febbraio. Dopodiché il 2, 3, 4 e il 5 marzo. Sette incontri per il Carnevale rinascimentale, barocco, aperto dal suono del campanile, sopra i tetti, quelli del municipio.
Ha organizzato il tutto la Pro Loco, con gli Ussari partiti per primi, alle tre, non alle tre mezza come previsto. L’obiettivo era però la puntualità. Quella del Corso di gala, la sfilata dei carri. Per la 324ma volta. Un Carnevale che ha alle spalle tre secoli di storia.
Trae le sue origini dalle “Pubbliche allegrezze”. Periodo farnesiano, XVI e il XVII secolo, con la città rinascimentale ormai al completo. Ma il primo documento che lo attesta è di un secolo dopo, 1748. Il 12 gennaio.
Davanti a tutti la banda cittadina, “Alceo Cantiani”, e le Majorettes. Bravissimi tutti, perché anche la fatica è tanta. Carri e gruppi mascherati, con i colori che esplodono in ogni dove. Senza lasciare nulla al caso. Un capolavoro di sartoria locale, si fa per dire, che tiene in vita un’economia anch’essa antica. I lavori di una volta, che tendono a scomparire, e che invece feste come questa richiamano esaltandoli.
Carri e gruppi mascherati, undici in tutto. I loro nomi, Illusion, ‘O ‘Cchiappa Sogni, Squadrone Avvoltoi. Poi i Pon Pon, Colibriando, Incantesimo del drago, Maleficent, le Marionette, Pop Art e Il Ticchettio della notte. Infine, Falle du’ gocce, come si diceva una volta, quando la siccità nei campi, e Ronciglione di essi lo sa bene, avvolgeva tutto ed allora la disperazione.
Un giro di valzer, a guardar bene. Che viene giù e volteggia lungo il discesone di Ronciglione, fin sotto l’arco, la porta cittadina, e la piazza che gli sta appresso, dove le maschere acquistano di nuovo fattezze umane. Per poi tornare indietro. I carri, alcuni, ripassano da dove sono venuti. Fanno il giro a ritroso. Altri sfilano via per una strada laterale. Impressionante vederli da lontano. I coriandoli tirati ancora a mano.
Il Carnevale di Ronciglione
La gente è veramente tanta. Tutto ha funzionato. Servizio d’ordine incluso, che ha impedito che qualcuno finisse in mezzo al percorso e invece delle maschere incontrasse i trattori che i carri si tirano appresso.
La sigla di Portobello ha aperto la sfilata. Il pappagallo chiamato a dire il suo nome. Fa pensare agli anni ’80, al suo storico conduttore. Enzo Tortora. Anni ottanta nelle musiche sparate dalle casse, con le maschere lì a ballare. Tribù, donne e uomini primitivi. Pop art. “Famme ‘na foto”, si sente dire. In mezzo alla via c’è pure il diavolo, la bocca dei Rolling Stones, e volti bellissimi, truccati. Bambini in maschera e ai lati, tenuti per mano dai loro genitori. Qualcuno si stringe al cordone di delimitazione. Si divertono, strillano, chiamano. Ma non possono entrare. Padri e madri stanno attenti. Rosso, verde e bianco la fanno da padrone.
Il Carnevale di Ronciglione
I negozi lungo le vie sono tutti aperti. E’ festa anche per loro. Ci sono le tribune, chi fa il video e chi le foto. Anche lo speaker è stato bravo. Tutto il tempo a raccontare. Un carro dopo l’altro.
E nessuno di questi è stato il migliore. Tutto è stato bello. Da non volersene più andare. Questo è il Carnevale di Ronciglione.