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Viterbo - Un impianto lasciato all'incuria più totale - Dentro anche alcuni dipinti di Franco Miele, dimenticati lì quando la struttura venne chiusa - Ci sono stanze che sembrerebbero ospitare diverse persone - FOTO E VIDEO
Viterbo – Al peggio non c’è mai fine. Le Terme ex Inps sono in una situazione drammatica. Proprietà della Regione Lazio. Con il comune di Viterbo chiamato a capire cosa farne. Ormai da qualche anno.
Abbandonate, devastate, abitate. Saccheggiate. Per come sono ridotte, le Terme ex Inps sono uno scandalo. Uno schiaffo alla storia dell’arte. In strada Bagni. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore. La selvaggia parata di un’incuria cui la città sembra essersi da tempo abituata.
Viterbo – Il saccheggio delle Terme ex Inps – La parte esterna
Tre le cose che colpiscono, una volta dentro. Anzi quattro. La prima. Si entra con facilità. Non c’è bisogno neanche di scavalcare. Un pezzo della recinzione non c’è più e il telo arancione messo a disincentivare gli ingressi è sdraiato a terra.
Viterbo – Il saccheggio delle Terme ex Inps – La recinzione abbattuta
La seconda. Al primo piano del corpo principale potrebbe esserci una piccola comunità di senza tetto. Gli oggetti presenti danno tutta l’impressione di essere stati lasciati lì di recente.
La terza. Nel salone principale, sempre nella struttura centrale, ci sono ancora i dipinti di Franco Miele. Datati 1956. L’autore, nato a Formia nel 1923 e morto a Roma nel 1983, è stato pittore e critico d’arte. Non tra i massimi, ma sicuramente importante. Basta farsi un giro in rete. Le sue opere vengono ancora vendute. Di lui, Giorgio De Chirico ha scritto: “La Russia di Franco Miele è così nella realtà e allo stesso tempo fuori dalla realtà; è luminosa tra silenzi e solitudini; è concreta ed insieme leggendaria; è quanto mai umana pur nelle trasposizioni della fantasia”. Alcune opere di Franco Miele stanno ancora dentro le Terme ex Inps. Almeno quattro. Altre, presumibilmente, sono state rubate.
Viterbo – Il saccheggio delle Terme ex Inps – Un quadro di Franco Miele
Infine, il quarto punto. La distruzione di un bene pubblico. La scenografia di un film zombie. Edifici che sembrano essere stati lasciati in tutta fretta. Con tanto di tracce che riportano agli anni ’90, quando le terme sono state abbandonate. Quasi trent’anni fa. Nel 1992, quando hanno smesso di funzionare. Inaugurate nel 1956, davano lavoro a 105 dipendenti a tempo indeterminato e a 80 stagionali. I posti letto disponibili erano 185. La gente ci andava per curarsi, in nome e per conto di un diritto. Il servizio sanitario nazionale. C’andava chi non poteva permettersi cure più costose.
Viterbo – Il saccheggio delle Terme ex Inps – Il salone con i dipinti di Franco Miele
Una volta entrati nell’edificio principale, dappertutto, attorno, ci sono macerie. Pezzi che mancano, altri staccati e lasciati a terra. Altri ancora venuti giù dal soffitto o strappate a forza dalle pareti. Umidità, muffe, condensa. In alcune stanze ci sono ancora fiale, medicinali e documenti. Sparpagliati. Se servono maioliche, mattonelle, rame, cavi elettrici, finestre o condizionatori dell’aria, quelli che non si trovano più. Qui c’è tutto. Ci sono anche metalli di varia natura, caldaie e cianfrusaglie. Servirsi non è difficile. Un po’ come alla mensa. Si allunga la mano e si prende. Senza neppure stare a pagare. E chi passa fuori con la macchina nemmeno se ne accorge.
Viterbo – Il saccheggio delle Terme ex Inps – I mobili vintage
Dentro ci sono anche diversi mobili. Vintage, anni ’50 e ’60. Tanti. Chi volesse potrebbe rubarli e venderli al miglior offerente, dai 100-200 euro in su a pezzo forse si ricavano. Andrebbero a ruba. E non serve neanche restaurarli. In molti casi servirebbe solo una passata di straccio. Senza neanche restaurarli. Anche in casa farebbero comunque la loro bella figura.
Viterbo – Il saccheggio delle Terme ex Inps – Una stanza che sembra abitata
Al primo piano, salendo per una scala in marmo, si arriva agli alloggi di una piccola comunità di senza tetto. Così sembra. E non sarebbe la prima volta. Quattro le stanze che paiono abitate. Gli oggetti presenti danno l’aria di essere stati lasciati lì di recente. Ci sta pure un filo per appendere i panni con mollette bianche nuove di zecca. Coperte, stoviglie, padelle, scarpe e un crocifisso appeso alla parete. Un cappello, una sciarpa, gli auguri di Natale e una pettorina per i cani. C’è addirittura un buco dove buttare la monnezza. Indifferenziata. In un edificio al pian terreno c’è pure una bicicletta. per gli spostamenti.
Fuori, il corollario. La vegetazione che divora le cose, lo sfascio, i tronchi a terra, il rischio di farsi male e piscine d’acqua alla portata di tutti.
Viterbo – Il saccheggio delle Terme ex Inps – La zona interna
Le Terme ex Inps non sono le uniche ad essere abbandonate a se stesse sul territorio del comune di Viterbo. C’è anche l’ospedale Grande degli Infermi in pieno centro storico. Sempre della Regione Lazio. Chiuso negli anni ’90, vanta 133mila metri quadrati di superficie e un valore di mercato che supera gli 8 milioni e mezzo di euro. A fargli compagnia, almeno un altro chilometro quadrato di beni pubblici inutilizzati. Una superficie pari a quella del comune di Conca dei Marini in Campania o di Daré in Trentino Alto-Adige. Tutti beni, a vario titolo, di proprietà statale, regionale, provinciale e comunale. Palazzi, edifici, caserme. Pezzi di storia. La città che ha rinunciato a se stessa.