Tuscania – (sil.co.) – Nella primavera del 2014 fece razzia di gioielli per migliaia di euro a casa di amici. Scoperta ha patteggiato una condanna a otto mesi in sede penale e adesso dovrà versare alle vittime oltre 23mila euro a titolo di risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale come stabilito lo scorso 31 luglio dal giudice in sede civile.
Si è chiusa così, dopo sei anni, una vicenda che a Tuscania fece scalpore in quanto esplosa in piena campagna elettorale e la presunta ladra era la moglie di un noto politico, candidato consigliere nella lista del futuro sindaco Fabio Bartolacci, che poi vinse le elezioni, e coinvolse l’ex comandante della locale compagnia dei carabinieri Massimo Cuneo, poi arrestato per rivelazione di segreti d’ufficio e peculato l’11 febbraio 2015.
Massimo Cuneo è tuttora sotto processo davanti al collegio del tribunale di Viterbo presieduto dal giudice Silvia Mattei. Secondo l’accusa, tra le altre cose, avrebbe rivelato ad alcune ditte viterbesi – aziende agricole, caseifici e similari – che ci sarebbero stati degli accertamenti, invitando i titolari a mettersi in regola.
E, sempre secondo l’accusa, avrebbe anche avvisato il marito della presunta ladra dell’arrivo di una perquisizione domiciliare.
Tra i vari capi d’imputazione contestati all’ufficiale dalla pm Paola Conti c’è una telefonata di 46 secondi, priva di contenuto in quanto non è stata intercettata ma risulta solo dai tabulati, fatta alle 12,27 del 14 maggio 2014 dall’allora comandante, trasferito a Roma nell’estate successiva e arrestato pochi mesi dopo, per avvisare, sempre secondo l’accusa tramite una terza persona, il marito della donna della perquisizione che sarebbe stata effettuata di lì a breve in casa, scattata poi alle ore 13,40, relativa per l’appunto alle indagini sul furto di gioielli.
Le vittime, marito e moglie, assistite dall’avvocato Leonardo Ricci, sono ricorse in sede civile per ottenere un risarcimento. Il 31 luglio è arrivata la sentenza.
“Si dichiara la responsabilità di R.M. in ordine alle accertate ed illecite sottrazioni di oggetti preziosi dall’abitazione degli attori – scrive il giudice – si condanna R. M. al pagamento in favore degli attori, in solido, della complessiva somma di 23mila 365 euro a titolo di risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale, somma da rivalutarsi all’attualità e alla quale andranno aggiunti gli interessi compensativi, da determinarsi come in motivazione, nonché gli interessi legali dalla data di pubblicazione della sentenza sino al soddisfo; si condanna la convenuta alla rifusione delle spese di lite in favore degli attori, in solido, che liquida in 3mila euro per compensi professionali, oltre a 545 euro per spese esenti, oltre al rimborso forfettario delle spese genarali, oltre accessori come per legge”.
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