Tuscania – (sil.co.) – Nuovi guai giudiziari per l’ex comandante della compagnia dei carabinieri di Tuscania Massimo Cuneo.
Clamoroso fu il suo arresto, l’11 febbraio 2015, in seguito al quale il militare è già imputato in un primo processo. E ieri, nell’ambito delle stesse indagini, se ne è aperto un altro: il “Cuneo bis” visto che nasce dagli ulteriori accertamenti della procura militare successivi all’inchiesta della procura della repubblica di Viterbo a carico dell’alto ufficiale dell’arma. Secondo le nuove accuse, in particolare, avrebbe fatto un uso “disinvolto” dell’auto di servizio.
Rinviato a giudizio dal gup Savina Poli il 31 ottobre 2017, Cuneo è tuttora a processo per peculato d’uso, abuso d’ufficio, rivelazione di segreto d’ufficio davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei. E ieri si è scoperto che Cuneo è stato rinviato nuovamente a giudizio anche dal gup Francesco Rigato.
Il secondo processo a suo carico si è aperto stavolta davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone, dopo che il tribunale militare di Roma ha rinviato per competenza alla magistratura ordinaria la decisione relativa a ulteriori accuse di peculato per il presunto utilizzo, 12 gli episodi contestati, dell’auto di servizio per scopi personali e di uso improrpio di personale interno per lavori di ristrutturazione della caserma di proprietà del Comune di Tuscania.
Il difensore Fabrizio Ballarini, al riguardo, sollevando l’eccezione del “ne bis in idem”, ha sottolineato come per i lavori di ristrutturazione della caserma Cuneo sia già a giudizio davanti al collegio Mattei, accusato di truffa e falso in concorso con un’imprenditrice (parte civile il Comune che si sente parte offesa).
Per quanto riguarda invece le ulteriori contestazioni di peculato d’uso dell’auto di servizio, che si aggiungono ai 5-6 casi precedentemente accertati, il pubblico ministero Paola Conti, titolare del fascicolo, ha chiesto l’unificazione con il processo in corso davanti al collegio Mattei. La difesa, intanto, ha depositato una lista di ben venti testimoni che per ognuno dei 12 singoli episodi emersi nell’ambito delle indagini della procura militare sarebbero pronti a dare tutti i chiarimenti necessari per dimostrare che l’imputato non ha fatto uso improprio dell’auto di servizio.
Il collegio si è riservato sia sul “ne bis in idem”, sia sulla richiesta di unificare i due procedimenti, rinviando all’udienza del 4 novembre per la decisione.
L’inchiesta è nata per caso. Cuneo, che ha lasciato la Tuscia nell’estate 2014 per un incarico al ministero delle politiche agricole, intercettato per altri motivi, si sarebbe tradito rivelando ad alcune ditte viterbesi – aziende agricole, caseifici e similari – che ci sarebbero stati degli accertamenti, invitando i titolari a mettersi in regola. Motivo per cui è finito indagato per rivelazione di segreto d’ufficio. Le indagini si sono poi ampliate, fino a sfociare addirittura in due processi: il Cuneo bis che, sempre che si farà, è appena iniziato, mentre procede a rilento l’altro.
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